Il 9 giugno 1865 è una data che non risuonerà a molti, ma per gli estimatori di Charles Dickens è di enorme importanza. Quel giorno, infatti, un incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Staplehurst, nella regione inglese del Kent, costò la vita a dieci persone, mentre quaranta restarono ferite. A bordo del treno c’era anche il celeberrimo autore, che viaggiava in un vagone di prima classe, di ritorno da un viaggio in Francia insieme alla sua compagna, Ellen Ternan e alla madre di lei. Fortunatamente, tutti e tre scamparono al disastro.

Tutto avvenne in un punto della ferrovia in cui i binari correvano su un lungo ponte in ferro, al di sopra del fiume Beult. Questo cedette al momento del passaggio del mezzo, un Folkestone Express che trasportava passeggeri in arrivo dalle navi nel porto, facendo precipitare in acqua buona parte delle carrozze. Purtroppo, non vi erano paratie o balaustre a proteggere il viadotto. Il tratto ferroviario, all’epoca, era in fase di ristrutturazione presso Staplehurst. Il capocantiere aveva erroneamente pensato che il convoglio sarebbe arrivato più tardi, e non aveva ancora fatto sostituire le ultime due rotaie. Gli operai, in realtà, tentarono di inviare un segnale di pericolo, ma ormai era troppo tardi.

Le parole di Charles Dickens sull’incidente

In merito al disastro ferroviario, Dickens scrisse, nella Postfazione a Il nostro comune amico: «Venerdì nove giugno corrente anno, il signore e la signora Boffin (in procinto di ricevere il signor e la signora Lammle a colazione) si trovavano su di un treno delle Ferrovie Sud-Orientali in mia compagnia, e insieme fummo coinvolti in un tremendo incidente ferroviario. Appena potei fare quanto mi era possibile per aiutare i feriti, mi riarrampicai nel mio vagone, fermatosi poco prima del viadotto, e mi affrettai a soccorrere la sventurata coppia. Erano molto spaventati e sporchi, ma altresì illesi. La stessa buona sorte toccò a Miss Bella Wilfer nel giorno del suo matrimonio, e al signor Riderhood che si era addormentato durante il viaggio. Ricordo con immensa gratitudine che non fui mai più così vicino dall’abbandonare i miei lettori che allora, allorquando si sarebbero potute porre in calce alla mia vita, le due parole con le quali ho quest’oggi terminato questo libro:—THE END».

Il disastro ferroviario che traumatizzò l’autore, e quella data profetica

Nonostante ne fosse uscito perfettamente indenne, l’esperienza traumatizzò profondamente lo scrittore. Qualche tempo dopo l’incidente, lavorò a un breve racconto dedicato all’accaduto. Si trattava di una storia di fantasmi intitolata Il segnalatore, nella quale il soggetto principale è proprio un incidente ferroviario in un tunnel. Da quel momento, divenne estremamente nervoso quando doveva viaggiare, specialmente su rotaie e, quando possibile, scelse sempre mezzi alternativi.

Qualche anno dopo, tuttavia, il 9 giugno tornò a segnare la sua vita, questa volta per sempre. La salute di Dickens era sempre più traballante e, dopo una parziale paralisi, i medici lo avevano costretto a un riposo forzato. Inizialmente sembrava che le sue condizioni fossero migliorate ma, l’8 giugno 1870, fu colto da uno svenimento causato da un’emorragia cerebrale, dopo aver accusato crescente fastidio a un piede. Il giorno seguente, morì alle ore 18:10. Il 14, dopo le esequie, il suo corpo venne sepolto nell’abbazia di Westminster, nel Poets’ Corner, al fianco di Henry Fielding, “padre” del romanzo sociale. Ironia della sorte, a portare la salma dell’autore inglese nella capitale fu proprio un treno.

Federica Checchia