La procura di Roma ha messo sotto indagine il ministro della Sicurezza interna israeliano Itamar Ben Gvir per il trattamento riservato ai circa 430 attivisti della Global Sumud Flotilla, fra cui almeno 27 italiani, che erano stati intercettati in acque internazionali fra il 28 e il 30 aprile e fra il 18 e il 19 maggio.
Ben Gvir è accusato di tortura e sequestro di persona per le violenze e i gravi abusi fisici e psicologici che molti attivisti hanno raccontato di aver subito sia durante l’intercettazione delle barche sia durante la loro successiva detenzione in Israele, terminata il 21 maggio con la loro espulsione.
Negli esposti dei volontari che cercavano di portare aiuti a Gaza sono ipotizzati i reati di sequestro di persona (l’arresto senza titolo in acque internazionali), tortura (le condizioni di detenzione e le umiliazioni inflitte dal ministro israeliano Ben Gvir ai detenuti), la violazione del codice di navigazione (per i tempi e i modi con cui le 43 imbarcazioni sono state fermate dalla Marina israeliana) e il tentato omicidio (per i rischi causati con il lancio di razzi luminosi sulle barche da parte di droni che si suppone appartenessero all’esercito di Tel Aviv). Non è chiaro al momento quali contestazioni vengano mosse al ministro, che dal canto suo risponde alla notizia con una dichiarazione di fuoco che alza ai massimi livelli lo scontro con lo Stato italiano
Il ministro israeliano Ben Gvir, infatti, ha attaccato l’Italia in un post su X dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati da parte della procura di Roma per la vicenda Flotilla, ironizzando: “Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte”. “Israele – aggiunge citato dai media israeliani – non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti”.





