Sembra che il passo successivo per OpenAI, una delle principali Big Tech del settore, stia per giungere. La società guidata da Sam Altman ha presentato tutta la documentazione preliminare necessaria per quotarsi in Borsa. Per gli sviluppatori di ChatGPT la corsa a Wall Steet, guidata da SpaceX di Elon Musk e seguita da Anthropic, è un traguardo importante e altresì fondamentale per gli obiettivi futuri.

OpenAI verso la quotazione in Borsa, potrebbe essere la strada migliore

OpenAI, nata come un’organizzazione no profit volta allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ad oggi è un’azienda valutata 852 miliardi di dollari (730 miliardi di euro). Tuttavia, risulta evidente che l’opera di Altman debba fronteggiare dei competitor nel settore di alto livello e mantenere la concorrenza elevata non è semplice. L’analista eMarketer, Nate Elliott, ha affermato che OpenAI «non ha molte altre strade per procurarsi l’enorme capitale necessario a sostenere i propri costi».

L’ipotesi di una quotazione in Borsa, quindi, sembra la strada più consequenziale da percorrere. È stato lo stesso CEO a ribadire il medesimo concetto. In merito a ciò, l’azienda ha deciso di annunciare la notizia prima che potesse essere rilasciata da terzi. Nella nota ha anche sottolineato che le tempistiche necessarie potrebbero dilatarsi ulteriormente, poiché vorrebbero lavorare ad alcuni aspetti definiti «più semplici da proprietà privata».

Perché la strada verso la quotazione in Borsa è fondamentale?

Come accade anche per Anthropic e SpaceX, anche OpenAI è “costretta” a spendere più di quanto riesca effettivamente a incassare. Questa modalità volta a investire in infrastrutture e continui sviluppi del proprio prodotto in un mercato altamente competitivo e sempre più affollato. Eppure, malgrado le tempistiche potrebbero essere più lunghe del previsto, OpenAI sta già effettuando i primi accorgimenti necessari per quotarsi in Borsa. Il primo, ad esempio, è arrivato l’anno scorso quando l’azienda ha deciso di riorganizzare il proprio assetto trasformandosi in una public benefit corporation, pur rimanendo sotto la gestione dell’organizzazione no profit da cui dipende.

Il secondo, spiega Sarah Friar — direttrice finanziaria di OpenAI —, è la scelta di operare secondo gli standard richiesti. Inoltre, Friar spiega ancora che «diventare una società quotata è anche un momento che conferisce credibilità». In ragione a ciò, il CEO ha anche scelto di presentare quelli che sono i piani a lungo tempo dell’azienda, dal ricercatore automatizzato basato sull’IA all’accelerazione della crescita economia. Il progetto è ambizioso, ma OpenAI sembra quasi pronta a compiere un’importante slancio.

Stefania Cirillo