Alla scoperta del libro “Il futuro di un passato imperfetto”, romanzo d’esordio di Paolo Rendina ambientato nel XXIII secolo

Un futuro dove le singole nazioni non esistono più a favore di superstati, un potere concentrato nelle mani di gruppi d’élite e nel quale la tecnologia fa parte della vita di tutti i giorni. Un futuro dove un manipolo di donne e di uomini, legati dallo stesso sangue e dall’amicizia, sfidano i potentati globali: poche persone che hanno accentrato tutto il potere nelle loro mani, pronti in nome dell’ideologia del progresso a sfidare anche le profondi leggi della natura.

È questo il mondo descritto brillantemente da Paolo Rendina nel suo romanzo d’esordio, “Il futuro di un passato imperfetto”, uscito nelle librerie lo scorso 11 Maggio e pubblicato dalla casa editrice “Le Frecce”. Trattasi di un romanzo distopico ambientato nel XXIII secolo (nel 2234 per l’esattezza) in cui l’autore descrive i tratti di un nuovo mondo e di una nuova società fittizia dove vengono estremizzate in maniera negativa le tendenze sociali, politiche e tecnologiche che caratterizzano l’epoca contemporanea. Una società e un mondo futuristico in cui il protagonista del racconto, Leonardo, vive una vita ordinaria ma ben presto si troverà a fare i conti con la propria eredità familiare e con una serie di eventi che lo porteranno a sfidare coloro che, reggendo i fili del potere politico, tramano per portare l’umanità sull’orlo dell’autodistruzione.

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Il futuro di un passato imperfetto” rappresenta dunque il debutto assoluto sulla scena letteraria italiana di Paolo Rendina, ragioniere, imprenditore e politico romano nato a Roma il 22 novembre 1972. Cresciuto alla Magliana, quartiere periferico di Roma, dalla metà degli anni novanta Rendina ha iniziato a fare attività politica tra la gente della sua zona per contrastare l’indifferenza della politica e degli enti locali, incentrando le sue battaglie verso la lotta al degrado e la difesa delle persone socialmente più deboli. Tali battaglie lo porteranno alla ribalta nelle cronache romane, non ultima l’occupazione del tetto di Palazzo Senatorio al Campidoglio.

A scommettere sul lavoro di Rendina è stata per prima la casa editrice “Le Frecce”,  fondata dall’omonima associazione culturale nel Novembre 2016. Una casa editrice giovane che nasce con l’idea di riscoprire testi del passato caduti volutamente nel dimenticatoio, con l’intento di ritrovare quelle opere che hanno segnato il panorama italiano tra l’800 e il ‘900.  Ma non solo: con la pubblicazione del libro di Rendina, l’associazione culturale “Le Frecce” dimostra di voler estendere ulteriormente il proprio progetto editoriale affrontando anche temi originali e nascosti, il tutto ovviamente in una chiave di lettura diversa.

In attesa della presentazione de “Il futuro di un passato imperfetto” che avverrà venerdì 19 maggio a Roma presso il Centro Congressi Flexxi a Via Trequanda 2/16, Metropolitan Magazine Italia ha avuto la possibilità di intervistare l’autore, che si è reso molto disponibile nel descriverci questa sua prima esperienza letteraria fornendoci inoltre qualche dettaglio in più sul suo romanzo d’esordio.

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Quali sono i motivi personali che ti hanno spinto a scrivere il tuo primo romanzo? Ci sono stati degli episodi particolari nella tua vita che ti hanno portato a realizzare questo libro?

I motivi che mi hanno spinto a scrivere “Il futuro di un passato Imperfetto” sono da ricercare nel decadimento moderno della nostra società civile. L’ho cominciato a scrivere in un periodo molto buio della mia vita, cercando dentro il mio “Io” un modo per far riflettere la gente su quello che stiamo vivendo e dove ci porterà questo lassismo sociale, dove le decisioni di un’élite cadono a discapito degli ultimi.

Scrivere un romanzo distopico ambientato in un lontano futuro non è certamente una cosa facile. Nella tua opera i protagonisti sono circondati da una tecnologia a noi sconosciuta, passando da palmari super intelligenti fino a mezzi di trasporto innovativi descritti in maniera particolarmente dettagliata. Hai dovuto affrontare studi matematici e fisici ben specifici o sei semplicemente un appassionato di tecnologia?

Di quanto sia complicato scrivere un romanzo ambientato nel lontanissimo XXIII secolo me ne sono accorto in corso d’opera, seppur qualche difficoltà l’avessi comunque già preventivata. Per  quanto riguarda tutta la tecnologia che descrivo nel romanzo, devo dire di aver cercato di rendere l’ambientazione più vicina possibile a quelle che sono le previsioni della scienza da qui ai prossimi duecento anni. A tal proposito, ho effettuato studi e ricerche specifiche che mi hanno dato le informazioni e le risposte che cercavo.

Nel romanzo, a mio avviso, è chiara la critica alla nostra contemporaneità e agli avvenimenti di questi primi anni del XXI secolo, un periodo che nel racconto viene definito spesso dai tuoi personaggi come “nuovo Medioevo”. Possiamo quindi considerare la tua opera come una sorta di avvertimento?

Ovviamente la critica alla società moderna è al centro del libro. Spero, con tantissima umiltà, che questa piccolissima opera riesca a scuotere qualche coscienza in più e a tal proposito la critica e l’avvertimento non sono altro che un modo per dire che siamo ancora in tempo a riprenderci il nostro futuro. Ma questo credo rimarrà il mio sogno, ossia una società che rimetta al centro l’uomo, la cultura e di conseguenza i popoli che combattono per le proprie idee. Ritengo che questa sia l’essenza e l’anima del libro.

Quanto c’è di Paolo Rendina nei personaggi del tuo romanzo o quanto c’è della vita, degli affetti e degli amici di Paolo Rendina nei personaggi de “Il futuro di un passato imperfetto”?

Ai personaggi ho cercato di non dare una connotazione personale, credo però che la cosa con Raffaello Vespri mi sia un poco sfuggita, forse è disegnato a mia immagine o a quello che vorrei che trasparisse di me, un sognatore, sempre attivo, che non cede mai, neanche davanti all’evidenza. Per quanto riguarda gli altri, Andrea ha doti di due miei grandissimi amici e le donne presenti nella storia somigliano alle donne della mia vita, mia moglie, mia figlia e mia madre, mentre per il Cattivissimo Jeremy bhè, lo lascio immaginare al lettore visto che presenta dei tratti tipici di un personaggio attuale molto potente.

Il finale del tuo romanzo lascia presagire un secondo episodio. Hai lasciato volutamente aperta una porta o hai già in mente il sequel dell’avventura?      

Vediamo… Intanto ora sappiamo in che mondo vive Leonardo, toccherà a lui sovvertire lo status quo? Sarà all’ altezza del padre? Ne avrà voglia? Domani glielo chiedo, anzi ti faccio una confidenza: quello che ho scritto nel romanzo è tutto vero, Leonardo mi ha dettato tutto attraverso un aggeggio che non so definire, tipo un iPad, con cui si collega con il passato e quindi anche con il sottoscritto! (ride, ndr)

Mauro Colini