Cronaca

Amal Clooney, la sua battaglia contro l’Isis

Amal Clooney, la bellissima moglie della star di Hollywood, George Clooney, avvocatessa di fama internazionale ed esperta dei diritti umani, si è battuta all’Onu per le donne yazide, ridotte in schiavitù dai miliziani dell’Isis.

Negli Stati Uniti accade spesso che persone famose diventino testimonial di casi umanitari internazionali e che il loro impegno riverberi agli occhi del mondo l’efficacia della loro fama nell’accendere un riflettore su situazioni dimenticate o, addirittura, non divulgate.

Decisa a non abbandonare il suo impegno umanitario nonostante l’avanzato stato di gravidanza, Amal ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite in cui ha chiesto giustizia per le vittime delle atrocità commesse dall’Isis.

Impegnata nella difesa delle donne yazide, è intervenuta per chiedere all’Iraq di accettare una commissione d’inchiesta sui crimini commessi dall’Isis. L’avvocatessa libanese, ha chiesto alla platea: ”Come mai non è stato fatto ancora niente? Ci sono fosse comuni non protette, testimoni che fuggono e nessun combattente del Califfato che abbia subito un processo per crimini internazionali”.

Non è la prima volta che l’avvocatessa, celebre per aver difeso personaggi come Julian Assange e ora impegnata nella strenua difesa delle donne yazide, si rivolge con toni accusatori e punta il dito contro l’inattività dei delegati che occupano un posto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Inoltre, difende la 19enne Nadia Murad, yazida vittima dei tagliagole, anche lei presente al Palazzo di Vetro. La giovane irachena rapita, riuscita a liberarsi dopo tre mesi di abusi, oggi rifugiata in Germania, si batte insieme alla Clooney per far sì che la comunità internazionale riconosca la strage degli yazidi come «genocidio» e si adoperi per condannare i responsabili.

Vorrei dire che sono orgogliosa di stare qui alle Nazioni Unite”, è stato il discorso dell’avvocato Clooney nel corso dell’incontro, “ma ho vergogna, come difensore dell’Onu, perché gli Stati stanno fallendo nel prevenire ma anche nel punire il genocidio. E questo solo perché potrebbero veder pregiudicati i propri interessi”.

L’avvocatessa ha proseguito raccontando la storia di Nadia e di quando venne rapita, dopo che il suo villaggio era stato circondato dai miliziani dell’Isis e molti membri della sua famiglia furono arrestati o uccisi.

L’Isis è una minaccia globale che richiede una risposta globale e non può essere limitata al campo di battaglia. Nessun militante dell’Isis ha affrontato un processo per atti terroristici. Non lasciate che l’Isis riesca a farla franca con il genocidio”. “Parlo al governo iracheno e alle Nazioni Unite per chiedere, perché non è stato fatto niente?”, ha continuato, “Uccidere i militanti non è abbastanza, bisogna uccidere l’idea dell’Isis”.

In una successiva intervista alla rete televisiva Nbc, la signora Clooney ha spiegato più approfonditamente la sua visione dell’Isis: “Non basta bombardare, lo Stato islamico potrebbe tornare sotto un diverso nome. Bisogna cambiare la mente delle persone. Io credo che un modo di agire contro di loro sia rendere pubblica la brutalità delle azioni”.

Nessuno ignora cosa stia succedendo alle donne yazide, ma i governi internazionali continuano a non fare nulla, come se quelle vite fossero un prezzo piccolo in una guerra troppo più grande.

Incinta di due gemelli ed elegantissima, Amal Clooney alla conferenza ha incarnato un modo di essere famosi che richiede responsabilità quanto il governare: perché chi è potente dia risposte e chi è visibile ha il diritto di fare domande.

 

Patrizia Cicconi

https://metropolitandotblog.wordpress.com/2017/03/30/amal-clooney-la-sua-battaglia-contro-lisis/

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