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Amatrice, 25 agosto 2016: cinque imputati per il crollo delle due palazzine popolari

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I procuratori di Rieti, Rocco Gustavo Maruotti e Lorenzo Francia hanno concluso le lunghe indagini durate molti mesi, individuando in Ottaviano Boni, Luigi Serafini, Franco Aleandri, Maurizio Scacchi e Corrado Tilesi i responsabili della morte delle 19 persone rimaste sotto le macerie dei due edifici crollati a piazza Sagnotti a seguito del sisma

La strage provocata dal crollo delle due palazzine popolari di piazza Sagnotti, ad Amatrice, dove morirono ben 19 persone, il 25 agosto scorso, ha finalmente i suoi indagati.
I procuratori di Rieti Rocco Gustavo Maruotti e Lorenzo Francia hanno infatti notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a 5 persone, ai quali vengono imputati i reati di disastro e omicidio colposi e lesioni.

Si tratta di esponenti dell’Ater di Amatrice e della ditta che nel 1971 costruì abusivamente le abitazioni, la So. Ge. Ap. srl. I cinque indagati sono Ottaviano Boni, direttore tecnico della Sogeap srl che costruì le palazzine; Luigi Serafini, amministratore unico della stessa società; Franco Aleandri, presidente pro-tempore dell’Istituto Autonomo per le Case Popolari della Provincia di Rieti; Maurizio Scacchi, geometra dipendente del Genio Civile di Rieti e Corrado Tilesi, ex assessore del Comune di Amatrice.

Altre quattro persone sono state oggetto delle indagini, due dirigenti del Genio civile al tempo della costruzione delle palazzine (1971), di un ingegnere e di un architetto che si occuparono pure del collaudo delle opere, ma contro di loro non si potrà procedere dato che non sono più in vita.

Per come erano state realizzate sarebbero crollate con qualsiasi sisma, sostiene il pm di Rieti Rocco Gustavo Maruotti: le palazzine popolari sarebbero state costruite senza rispettare il progetto iniziale, utilizzando materiali scadenti e poi sanando il tutto a distanza di anni, anche quando non ce ne sarebbero stati i presupposti.

Le palazzine sono state costruite molto male, e questo non si è verificato per altre palazzine costruite nella stessa piazza dalla stessa impresa. Sono andati a risparmio, un problema di costi e di profitti. Il fatto che si tratti di un edificio costruito dallo Stato ci addolora, bisognerebbe fare di più, laddove c’è una responsabilità pubblica le cose appaiono sicuramente di una gravità maggiore”, ha sottolineato il Procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva.

In particolare “Tutti i pilastri risultavano molto sottili, con spessore prevalente pari a 20 cm, e la loro armatura era esigua […], il calcestruzzo utilizzato per la realizzazione delle strutture con classe di resistenza bassa, […] le armature longitudinali delle travi, in particolare quelle inferiori, senza piega di estremità prevista in progetto per quelle poche armature di diametro 14 che presentavano la piega di ancoraggio, omissione che comportava il mancato ancoraggio strutturale fra travi e pilastri, e di conseguenza, sotto l’azione sismica, lo sfilamento delle travi stesse dai nodi travi pilastro, con conseguente labilizzazione delle strutture e collasso globale dell’edificio”.

Per arrivare a tali conclusioni gli inquirenti si sono avvalsi di impegnative perizie che hanno riguardato il progetto iniziale, il confronto con quanto realizzato e con gli altri edifici costruiti dalla medesima impresa nella zona dove si trovavano i due edifici crollati a seguito del terremoto: le altre costruzioni, invece, sono rimaste in piedi.

Incriminati non sono solo i costruttori che, sicuramente, se avessero fatto a regola d’arte il proprio lavoro non avrebbero procurato la morte di 19 persone ma, anche, chi all’epoca concesse di regolarizzare la situazione, insabbiando per sempre le criticità legate alle costruzioni… sino a quel tragico 25 agosto 2016.

Quelle palazzine “non dovevano essere neppure presentate per le troppe irregolarità […] Finite nel 1977 – ha fatto sapere il Tg1 – le palazzine ricevono l’approvazione del progetto, peraltro non conforme alla normativa antisismica, ben sette anni dopo, quando non solo le case erano già state edificate e collaudate ma ci vivevano anche le persone dentro. Per la Procura dunque le palazzine erano abusive, non potevano e non dovevano essere costruite in quel modo”.

Per i cinque imputati, ai quali viene contestata a diverso titolo la morte di 19 persone nel crollo delle due palazzine di Amatrice, si apre ora il vero e proprio processo: un passo in avanti per dare giustizia ad alcune delle centinaia di vittime del terremoto che l’anno scorso ha sconvolto il centro Italia e che in molti casi avrebbe potuto aver un impatto meno grave se solo chi di dovere avesse rispettato e fatto rispettare le norme sulla sicurezza e sull’edilizia antisismica.

Lorenzo Maria Lucarelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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