Motorzone: Aston Martin Valkyrie – la formula 1 con targa

Ed anche questa settimana, per la quarta settimana ormai, il giovedì sera di Metropolitan ritorna a parlare di automobili. Questa volta, andremo ad analizzare un modello abbastanza particolare, unico nel suo genere. Questa, signori miei è un’automobile che fa venire la pelle d’oca solamente a sfogliare qualche foto qua e là su internet. Se ve lo state chiedendo, sto parlando della nuova Aston Martin Valkyrie.

Non si sa cosa sia passato per la testa agli ingegneri dell’Aston, vista la produzione dell’altra hypercar appena uscita Vulcan, di cui parleremo prossimamente. La Valkyrie, il cui nome non preannuncia nulla di “gentile” è un hypercar sviluppata dalla collaborazione tra Aston Martin e Red Bull Racing, e con la partecipazione speciale di Adrian Newey, sarà capace di prestazioni semplicemente mostruose: dopotutto per stessa ammissione del team che ha dato vita alla Valkyrie, l’originaria hypercar conosciuta con la sigla AM RB 001 “aspira ad essere un’auto stradale con prestazioni da pista.”
Verrà prodotta in solo 175 esemplari, dei quali 25 destinati esclusivamente alla pista, e costerà quasi 3,5 milioni di euro.

Cme già detto, realizzata da Adrian Newey, progettista del team Red Bull da oltre trent’anni attivo nella massima serie dell’automobilismo sportivo, non è una hypercar ispirata alla F1. La differenza maggiore è che le odierne Formula 1 sono soggette a particolari restrizioni volute dalla FIA, mentre gli ingegneri che hanno ideato la Valkyrie, soprattutto nella versione da pista, sono stati “liberi” di immaginarla e realizzarla così come avevano voluto sin dall’inizio e senza vincoli apparenti.Quindi, Valkyrie è, piuttosto, una monoposto adattata all’utilizzo stradale. L’obiettivo dichiarato, del resto, è poter contare su di un rapporto peso/potenza di 1:1. Il che, considerando i rumors che parlano di una massa a vuoto di 1.000 kg, significa poter disporre di 1.000 Cv erogati dall’inedito V12 6.5 aspirato collocato centralmente. La vicinanza alle vetture Formula è confermata dal particolare effetto suolo portato in dote dalla monoscocca in carbonio: non è previsto un comune estrattore, bensì l’intera struttura dell’auto funge da diffusore a effetto Venturi, essendo caratterizzata da un’inusuale concavità inferiore che crea un tutt’uno con le appendici aerodinamiche all’avantreno. Una soluzione che promette valori di deportanza eccezionali, pur in assenza di qualsivoglia spoiler o alettone.

Sempre nella ricerca della massima leggerezza anche il logo Aston Martin sul cofano è stato oggetto di lunghi studi: escluso un badge di tipo tradizionale o un solo adesivo, si è realizzato un nuovo componente denominato “lacewing”: con una speciale formula di alluminio, infatti, è stato creato un componente spesso appena 70 micron, il 30% in meno di un capello umano, più leggero del 99,4% rispetto al pezzo originale. Per tenerlo in posizione il logo Aston Martin viene apposto sul muso dell’auto e poi coperto con uno strato di trasparente. Una simile estremizzazione si trova anche in coda, dove lo stop centrale è stato realizzato con un Led da 5,5 x 9,5 mm, un record per questo tipo di componenti. Infine gli interni prevedono due soli sedili ricavati nella monoscocca di carbonio e dotati di cinture a quattro o sei punti, mentre la posizione di guida con piedi sollevati riprende quella delle monoposto.

Tornando a parlare delle specifiche tecniche, le uniche informazioni certe in merito al powertrain ibrido da oltre 1.000 Cv riguardano la cubatura del V12 aspirato, pari a 6,5 litri, e chi lo ha creato, vale a dire l’inglese Cosworth. Il modulo per il recupero dell’energia è invece realizzato dalla specialista Rimac ed è simile tecnicamente al Kers impiegato In Formula 1. Estremo l’abitacolo, dato che i sedili sono ricavati direttamente nella monoscocca – una caratteristica tecnica analoga alla Ford GT – Anche il volante multifunzionale è removibile e ha un display integrato che è di derivazione F.1, mentre l’unica altra interfaccia è quella del display Oled centrale. Infine gli specchi retrovisori sono sostituiti da due display laterali, con quello centrale assente, dal momento che la zona posteriore è priva di cristallo. Attesa al debutto nel 2019, la Valkyrie è omologata per ospitare due persone e vede l’abitacolo costituito da una “vasca” in carbonio. Non sarà un semplice esercizio tecnico o di stile, dato che verrà sfruttata come laboratorio per lo sviluppo di una nuova serie di sportive Aston Martin a motore centrale.

Di certo, con tutte queste caratteristiche, Valkyrie si prospetta un’auto di tutto rispetto, con un potenziale mai visto fino ad ora, in grado di far invidia alla regina della velocità Bugatti Chiron. Con queste caratteristiche potremmo magari vederla – essendo una Aston Martin – in qualche prossimo film dell’agente segreto 007?!

Aston Martin Valkyrie

Motore: V12 aspirato da 6.5 litri
Potenza: 1130 CV
Velocità:  da 0 a 320 km/h in soli 10 secondi.
Pneumatici:  Michelin Sport Cup 2 ad alte prestazioni
Freni: Alcon carboceramici
Cambio: Sette rapporti con paddle al volante
Peso: 1000 Kg
Prezzo: 3.5 milioni di euro
Motorzone rating: M M M M M +

 


CHIACCHIERE DA STRADA

Rimanendo in casa Aston Martin, andiamo a parlare dell’agente in incognito più famoso al mondo: l’intrigante e carismatico James Bond.

Da sempre il connubio Aston Martin – 007 è familiare ed oramai di routine. Fin dalle prime pellicole Aston cede le sue vetture al brand cinematografico.
Andiamo a parlare di un aneddoto abbastanza interessante.
Ricordate la DB5 utilizzata in Missione Goldfinger? Beh, in realtà quella non era propriamente una Aston DB5.. Sorpresi vero?! Infatti, era

in realtà una DB4 Vantage modificata. Questo perchè, durante le riprese del film la Aston Martin DB5 non era ancora in produzione.
In “Casinò Royale” le vetture usate sono almeno due e hanno il posto di guida in posizione diversa.
Dei due esemplari creati per Goldfinger e Thunderball ne rimane uno solo con targa reale “FMP 7B“, venduto all’asta nel 2010 per circa 3 milioni di euro.

 

 

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