Correva l’anno 2003 quando Chris Moneymaker, nomen omen, qualificandosi con pochi spiccioli riuscì a vincere le World Series di poker innescando quello che da quel momento in poi venne definito “l’effetto Moneymaker”. Tutti, ma proprio tutti, si sono riversati nelle poker room a giocare, a studiare, a seguire le orme del campione statunitense.

Non si faceva altro che giocare a poker, vennero creati canali televisivi ad hoc che trasmettevano le gesta dei campioni all’opera nei tornei più ricchi e importanti del pianeta tutto il giorno 24 ore su 24.

Come tutte le bolle, anche quella del poker, piano piano è andata sgonfiandosi. Meno tornei, meno informazioni, meno tv, meno tutto. Anche meno giocatori, un field sempre più alto di competitor, i polli o fish in gergo tecnico che regalavano soldi con le loro giocate illogiche non ce ne sono quasi più e anche la legislazione italiana ha aiutato questa remissione del fenomeno.

Chi è forte è emigrato in lidi più floridi, chi giocava per diletto, forse passata la moda ha smesso, gli scarsi i soldi li buttano in altri divertimenti.

Tre anni prima dell’effetto Moneymaker, precisamente anno 2000, a Londra nasceva l’altra metà di questa storia fatta di numeri, statistiche e lavoro online.

Andrew Black, imprenditore e trader di JP Morgan, ed Edward Wray, programmatore e scommettitore professionista fondarono Betfair unendo il mondo del trading finanziario a quello delle scommesse sportive.

Nacque il betting exchange, borsa delle scommesse, conosciuta anche come Trading Sportivo. E allora cosa succede quando i mercati invece di essere mossi da grandi fondi di investimento, banche, governi ecc siano mossi solo da un’unica variabile, il goal?

Cosa succede se invece di grafici, indicatori, medie mobili ecc. il sottostante sia un evento sportivo che si può guardare in tempo reale in tv o su internet?

Ma soprattutto, cosa succede se i grafici invece di essere multi direzionali, qui abbiano una sola direzione?

Tre domande che contengono tutte la stessa risposta: opportunità

Un’opportunità che nel 2007, mentre tutto il mondo giocava a poker, qualcuno ha colto diventandone il riferimento in Italia e soprattutto cambiando drasticamente il modo di vedere il mondo delle scommesse .
Gianluca Landi è un ingegnere laureato a Pisa che, proveniente proprio dal mondo finanziario, una volta scoperto il trading sportivo e i suoi vantaggi di cui sopra, ha deciso di sperimentare e studiare, studiare e sperimentare.

Ora è considerato il massimo esperto italiano del settore e i suoi corsi hanno fatto comprendere come la fortuna e il “caso” sono concetti che non si addicono a questo “Mondo”. “I numeri non sono tutto ma tanto. L’importante è saperli leggere”.

Nel Betting Exchange, proprio come nel poker, si è uno contro l’altro. Il bookmaker non fa da banco ma da intermediario, cioè non paga lui le vincite ma mette in contatto i giocatori tra loro e si prende a rischio zero il 5% su chi vince.

Eh già perchè con la fruizione di tante statistiche si sta evolvendo anche lo scommettitore che ora studia di più quando piazza le giocate. I bookmakers sono tantissimi e soprattutto stanno iniziando ad avere meno margini di guadagno perchè chi gioca lo fa meglio e poi c’è anche la piaga del match fixing.

Ergo meglio pensare al piano B, ovvero offrire un software che mette in contatto i giocatori, proprio come una poker room, e prendersi una percentuale su chi vince senza rischiare nulla di tasca propria.

Betfair l’ha capito per primo e piano piano sempre più giganti del settore stanno aprendo al Betting Exchange. Senza banco le quote sono più alte di circa il 10% rispetto ai bookmakers normali e qui si può giocare solo in singola ma prendersi il profitto parziale o perdita parziale in ogni istante dell’evento in corso con un semplice pulsante.

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