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Un buco nero negli incassi minaccia il mercato delle scommesse

L’emergenza Coronavirus ha colpito tutti i settori dell’economia senza fare molta distinzione tra i vari mercati. Tra questi, il mondo del gambling ha continuato a esercitare le proprie attività grazie alla presenza di giochi su internet ma tuttavia, dovendo rinunciare alle scommesse sportive. Nei primi giorni della pandemia in Italia, sono stati chiusi i principali campionati di calcio e con il passar del tempo, non sono scampate alla sospensione neanche le città e i paesi dove l’emergenza rallentava ad arrivare. Parliamo di Bielorussia, Nicaragua, Tajikistan e Taipei, tutti luoghi dove ancora qualche partita veniva giocata consentendo di tenere le ultime scommesse.

Un buco nero nelle scommesse

Successivamente, l’impossibilità di muoversi per evitare i rischi di contagio, ha portato i governi del mondo a interrompere molti campionati nazionali e coppe europee, causando così una forte perdita nel mondo delle scommesse sportive e vanificando le promozioni offerte come i bonus scommesse della pagina di sitiscommesse.com. Il 6 aprile è stato ufficialmente dichiarato un “black hole”, un buco nero negli incassi dovuto all’interruzione degli incontri; tutto questo si traduce in un perdita che supera i 100 milioni di euro in un solo giorno per quanto riguarda le scommesse calcistiche, mentre continuavano a essere disponibili altre discipline come tennis, pallavolo, basket, baseball e golf.

In poco meno di 2 mesi, il mercato delle scommesse ha registrato un calo dell’80%; solo a marzo, è stato segnalato una discesa repentina (sia nelle ricevitorie che online) del -33,6%, ovvero circa 70 milioni di euro. Cosa preoccupante se pensiamo che prima della crisi, il settore non aveva mai visto un momento così problematico.

Da quanto appreso da Agimeg, infatti, i principali provider non hanno nessun programma, se non spunterà qualche partita, per eventi sul calcio da proporre ai concessionari. Al di là della discussione etica sul settore, le scommesse rappresentano una delle casse principali da cui il calcio e altri sport, attingono per la propria sostenibilità economica.

Con la fase 2, qualcosa dovrebbe andare a smuoversi dato che gli allenamenti individuali saranno nuovamente resi possibili. Rimane da capire in che modalità questo settore potrebbe riattivarsi; le ipotesi più ottimistiche, dato che ora sono aperte anche alcune fabbriche, bar e ristoranti con soli metodi di delivery, prevedono che bisognerà attendere altri 15 giorni in modo da valutare l’impatto sull’epidemia. Per fare shopping e sedersi nei locali, bisognerà attendere oltre la metà del mese corrente e se i numeri di contagi saranno tali da non imporre un’inversione di rotta, questo potrebbe significare la graduale possibilità di tornare alle attività normali.

Così anche i punti scommesse e giochi, possono adeguarsi e proporre soluzioni che consentano la loro inclusione nei modelli di ritorno generale alla normalità. Nei primi tempi, è facile intuire che potrebbero essere imposte delle netiquette per la tutela della salute come finora suggerite dalle norme del decreto. Parliamo dell’ormai usuali ingressi contigentati e misure di distanziamento.

Non ci resta che attendere e osservare come si evolverà la situazione e capire se questa interruzione delle scommesse abbia portato solo danni o magari, anche dei benefici. Come qualche famiglia lontana dai debiti o magari, persone più felici grazie alle inaspettate opportunità di business su cui l’emergenza covid ha puntata i riflettori.

Mr. Red

Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e questo è quanto basta.
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