Quel sogno chiamato derby: gioie e dolori cercasi

Esistono partite molto particolari in giro per il mondo, gare in grado di condizionare una stagione intera. Vi pongo un quesito: quale partita porta con se ripercussioni, prese in giro, gagliardetti, targhe commemorative, l’assenza d’appetito ed incubi prematuri a sette giorni di distanza dal calcio d’inizio? Certamente, il derby! Generalmente il derby, a livello calcistico italiano, è la gara che vede affrontarsi due compagini provenienti dalla stessa città (Milan-Inter, Roma-Lazio, Genoa-Sampdoria e Torino-Juventus per citarne alcune) ma con il tempo il concetto di ‘stracittadina’ ha valicato i confini urbani conquistando rivalità regionali (Palermo-Catania, Reggina-Messina, Milan-Atalanta, Bologna-Parma, Parma-Cesena, Bari-Lecce, Roma-Napoli e Cagliari-Palermo fra le altre) in grado di accendere ancor di più la leggendaria miccia collegata al detonatore della passione di una gara (in genere due a stagione) incandescente ed imprevedibile.

Come vive un tifoso il derby? Quali emozioni accompagnano il sostenitore della squadra impegnata in questa battaglia sportiva? L’eco della ‘stracittadina’ comincia a martellare la testa del tifoso al fischio finale della gara antecedente: vittoria o sconfitta, tre punti oppure zero. La fine dell’ultima partita prima del derby viene archiviata velocemente dal tifoso passionale, dopo un rapido controllo della lista infortunati e squalificati (di entrambe le società coinvolte nella partita più emozionante della stagione), il ‘loop-derby’ passa in modalità ‘On’ e pensieri, paure, speranze e preghiere calcistiche vengono indirizzate sulla strada che porterà, faticosamente, il tifoso a vivere l’ennesima guerra calciofila della sua vita.

Durante il percorso d’avvicinamento, il tifoso viene ghermito da ricordi nostalgici di derby passati, da eroi fieri e senza tempo che nella storia calcistica di una società hanno contribuito (con reti, assist, dichiarazioni roboanti o con gesti plateali) alla sconfitta degli odiati rivali. Addio musica, addio telefilm, addio film e qualsiasi altra distrazione tangibile: il web viene utilizzato per amplificare emozione, passione e senso d’appartenenza veicolate da video, foto, scritte , messaggi riguardanti gloriosi derby passati. I derby della vittoria, la conquista del potere cittadino. Vogliamo parlare del dissotterramento del tesoro? Starete, magari, pensando: ”Tesoro? Cosa accomuna la parola tesoro all’attesa del derby?”

Vi spiego subito: il ciclone d’emozione che cattura il supporter si tinge, molto spesso, della variabile chiamata superstizione. Non è raro, infatti, che il tifoso rispolveri dai meandri degli armadietti sciarpe, maglie o talismani portafortuna in vista dell’importante avvenimento sportivo; gli indumenti che arrecano logo e colori societari diventano armi e corazze variopinte per affrontare al meglio la battaglia, fisica e di nervi, imminente. La fede, poi, nella squadra ed in quei colori tanto amati generano nel tifoso orgoglio, passione, fomento, fanatismo e spavalderia: un guerriero innamorato cinge il suo tesoro ed elevando lo scudo a protezione dei valori che accompagnano la squadra di suo padre, i colori che furono di suo nonno.

Nonno e nipote soffrono insieme per la loro fede calcistica

Nessuno può sfuggire alla tensione post-derby: molti tifosi tentano, infatti, la via dello svago lavorativo, del cinema, della musica senza tener conto dell’ambiente circostante. Radio, televisione, web ed amici  incalzano pressanti e le discussioni sulla ‘stracittadina’ alimentano il braciere mai spento del tifoso calmo e compassato. La calma apparente, a volte, risulta la peggiore delle alleate: lo sforzo di non pensare, la forza di volontà profusa nel dimenticare il calcio ed i pensieri positivi vengono spazzati via alla prima frase di un amico: ”Sei pronto per il derby? Secondo te quanto finisce?”

Da quel momento in poi ogni inibizione, qualsiasi tentativo celato di nascondere ansie e speranze lascia il campo all’esaltazione mista al terrore. Esattamente come una sbronza, l’ubriacatura da derby cala la sua scure improvvisa e tagliente nelle difese approssimative del tifoso “posato ed estraniato” provocando danni irreparabili; dalla bocca del tranquillo tifoso, infatti, fuoriuscirà un fiume in piena di paure: ”Non voglio parlare, aspettiamo il fischio finale! Non avrete da me pronostici o probabili marcatori. Ho paura…”

La paura, però, è pronta a tramutarsi in fiera rabbia e passione in un sol momento: al primo insulto rivolto alla propria squadra oppure al primo coro inneggiante gli eroi amati, il tifoso “pacato” si tramuta in ultras gettando la maschera contorta creata da paura e superstizione. Il volto, trasfigurato e generalmente di color rosso acceso, diviene la cornice che ospita una bocca mai doma ed una lingua guizzante: ”Vinceremo noi! Siete veramente scarsi! Ci vediamo allo stadio!” Frasi, ho citato le più educate, capaci di spingere nel lato ultras del tifo qualsiasi tifoso, oramai la trasformazione è compiuta: il ‘loop-derby’ ha mietuto una nuova (vecchia) vittima.

Ultras in azione

Esiste, però, un momento tanto terribile, quanto esaltante che contraddistingue la lunga marcia verso il derby: il giorno della partita. Il tifoso si sveglia, se mai sia riuscito a chiuder occhio, in preda a spasmi ansiosi ed incubi crudeli. Nessuna azione quotidiana è la stessa: la mattina, dinnanzi allo specchio, il pigiama magicamente si tinge dei colori societari, sui capelli arruffati dal cuscino torreggia un cappello da jolly, il dentifricio assume colorazioni familiari e lo spazzolino elettrico, nel suo incessante ronzare, sembra intonare inni e cori inneggianti alla propria squadra del cuore. Gli occhi del tifoso vengono momentaneamente colpiti da una forma di cataratta particolare, una ‘malattia’ tinta dai colori del suo cuore.

Il tifoso, durante questo stato d’animo incontrollato ed incontrollabile, viene assalito da improvvise palpitazioni, vampate di calore frequenti vengono accompagnate immancabilmente dall’eccessiva sudorazione. L’incubo di mamme e mogli chiamate ad improvvise doppie lavatrici.

Tifosi del Cagliari pronti alla trasferta

A fine derby, qualsiasi risultato esso porti con se, il tifoso accusa dolori intercostali che diramano crampi articolari; dal seggiolino dello stadio oppure stravaccato sulla poltrona di casa il supporter accuserà i classici dolori di un post-partita di calcetto con amici o parenti. In realtà nessuno è sceso in campo, nessuno ha calcato il prato verde rettangolare ma ansia, gesticolazioni continue, urla, imprecazioni, palpitazioni ed emozioni varie hanno minato (in novanta minuti più recupero) il fisico già emaciato dalla settimana d’attesa del tifoso di calcio. Il vincitore sarà pervaso dalla gloria festante del risultato: il cellulare invierà e riceverà sms colmi di sfottò, la felicità dilagherà in cori e sventolii di bandiere (dallo stadio o nel balcone di casa), le macchine attiveranno il famoso ‘clacson da derby‘ imperversando per le vie della città conquistata come un esercito in parata, i social network verranno impregnati da post, video e messaggi della vittoriosa campagna appena terminata e, non esagero, l’abbigliamento dei prossimi giorni si tingerà rigorosamente dei colori della società del cuore. Non importa il ceto sociale oppure il lavoro svolto: chi in tono minore, chi in tono maggiore i tifosi sfoggeranno spille, tute, sciarpe, guanti o giubbotti del club cittadino vincitore. La luce del sole splenderà unicamente nella parte di città in festa!

L’ombra della sconfitta, la devastazione calcistica e lo tsunami di sfottò, murales, social network, televisioni, radio ed amici (i soggetti più pericolosi) colpiranno inesorabilmente la parte battuta della città: il tifoso sconfitto nel derby, infatti, vive un periodo di ibernazione costellato dall’assenza di televisione, radio, internet e, a volte, di amici. Si esce di casa solo per svolgere le funzioni essenziali della quotidianità (lavoro, spesa e famiglia) strisciando e nascondendosi in vicoli appartati con la speranza di sfuggire alle prese in giro della fazione opposta. Cellulare spento, internet disattivato e sparizione da cene, partite di calcetto con gli amici di sempre.Il senso d’appartenenza si radica nelle fazioni opposte crescendo come alberi secolari, nulla al mondo potrebbe spezzare il robusto ramo della fede calcistica per i colori della propria squadra del cuore!

Il nostro Paese, siamo fortunati, è costellato da moltissime ‘stracittadine’ che acquisiscono simboli, costumi ed usi diversi in ogni città; le rivalità, più o meno accese, si scontrano all’interno dei complessi urbani sfoggiando colori, cori e simboli contrastanti: Genova, ad esempio, ospita il ‘derby della Lanterna‘ (denominato in tal modo per il faro che torreggia nel capoluogo ligure) fra i grifoni del Genoa ed i blucerchiati della Sampdoria. Queste gare, attualmente, rivestono un significato cruciale nello svolgimento della stagione, nessuna delle due compagini può ambire a piazzamenti importanti e la supremazia cittadina, così, diviene il trofeo più importante (il più facile da raggiungere) per tutti i tifosi genovesi.

Curve a confronto: Genoa e Sampdoria

Diverso, invece, è il significa del ‘derby della Mole‘ (simbolo architettonico del capoluogo piemontese) di Torino: la partita, ormai da anni, acquisisce i connotati del racconto biblico “Davide contro Golia”. La Juventus (padrona del campionato italiano) affronta i cugini del Torino in una corrida bellissima; il risultato, molto spesso a favore della ‘Vecchia Signora‘, non intacca nemmeno per un secondo gli ideali fieri e storici di una tifoseria, quella granata, abituata a convivere con le feste degli odiati rivali. Feste e sfottò bianconeri hanno, da sempre, rafforzato il senso d’appartenenza dei tifosi del ‘Toro‘ che, orgogliosamente, tappezzano la città con bandiere e sciarpe demarcando, così, il territorio natio. Anche dopo numerose sconfitte. Prima o poi, ne siamo sicuri, Davide troverà il modo d’incornare più spesso il fortissimo Golia.

Presentazione del derby di Torino: zebra e toro muso a muso per il dominio cittadino

Parliamo, invece, del ‘derby della Madonnina‘ in Milano? La partita viene giocata da Milan ed Inter e, moltissime volte, la vittoria nel derby era semplicemente vista come una tappa in più verso obiettivi (scudetto o qualificazione alla Champions League) più importanti. Questa consapevolezza, però, non ha mai spento l’ardore dei tifosi durante il derby: coreografie mozzafiato, tifo incessante e sfottò continui caratterizzano, da sempre, i novanta minuti più palpitanti di Milano. Lo scudetto è il premio più dolce da assaporare, la portata principale di ogni pranzo. Gli antipasti gustosi di un derby vinto, però, preparano al meglio quella portata principale!

I colori del derby della “Madonnina”

Vogliamo veleggiare, invece, verso il derby della Capitale? La ‘stracittadina’ romana acquisisce un’importanza colossale, non perde mai emozioni e paure che scandiscono l’attesa della gara. Dal famoso sfottò ‘Dal petto t’ho scucito lo scudetto’ del 2001 alla ‘Coppa n’faccia’ del 2013, dagli ’11 anni in B’ intonato dai tifosi romanisti al ‘Riommers’ dei sostenitori biancocelesti. Lupa contro aquila. Cielo di Roma al tramonto contro il cielo di una giornata estiva romana. Colosseocontro PantheonFalcao in scivolata su Chinaglia. Ventisette anni di storia di differenza. Chi più vincente in Italia, chi fuori dai confini nazionali. Giallorossocontro biancocelesteDi Canio e TottiNesta e Delvecchio. Tutto, nella Capitale è pronto ad esplodere oppure a deprimersi. 

Curva Sud e Curva Nord di Roma

Il concetto di derby, però, non risiede soltanto nei nostri confini nazionali: Londra, ad esempio, è certamente la città che ospita più ‘stracittadine’ al mondo grazie alla presenza di quindici squadre (fra Premier League e League Two) rivali da sempre. I derby più incandescenti sono quelli giocati da Arsenal e Chelsea (chiamato ‘London derby’ per il seguito numeroso di tifosi vantato dalle due società), da Tottenham Arsenal (detto North London Derby)la sfida fra Fulham Chelsea (West London Derby)  e dal derby che anima la parte est della metropoli britannica giocato da Millwall West Ham denominato East London Derby.

Come scordarsi del derby di Madrid fra Atletico e Real? E la ‘stracittadina’ di Barcellona fra il potente Barça di Messi, Neymar e Suarez ed il piccolo Espanyol?  Lo spettacolare derby religioso di Istanbul fra Fenerbahçe e Galatasaray? Il famosissimo ‘Old Firm‘, considerato il derby più antico del mondo, di Glasgow animato da Rangers e Celtic? Vogliamo parlare del pericolosissimo, ogni anno purtroppo la partita si tinge con il sangue dei tifosi, derby di Buenos Aires fra River Plate Boca Juniors? La squadra dei ricchi contro la società del popolo.

Lo spettacolo della “Bombonera” durante il Superclasico Boca-River

Sfumature più o meno eccitanti, modi diversi di viverlo, usi e costumi particolari. La leggenda denominata ‘derby’ anima sogni e speranze di tutti i tifosi calcistici, ogni tradizione popolare legata a questo straordinario sport deve esser custodita gelosamente dalle nuove generazioni che verranno. Non mi resta che augurare per il futuro, a qualsiasi tifoso sulla faccia della Terra: “Buon derby a tutti!

ANDREA MARI

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