CronacaCultura

Cara Ijeawele: piccolo manifesto per femministe in erba

Un nuovo libro per spiegare il femminismo ai giorni nostri: è uscito oggi Dear Ijeawele, ultima fatica letteraria di Chimamanda Ngozi Adichie, in arrivo sugli scaffali delle librerie giusto in tempo per la festa della donna.
Il meccanismo narrativo alla base del libro è semplice: un amico d’infanzia le scrive una lettera chiedendole come crescere una ragazza femminista e lei risponde con 15 consigli, potenti nella loro semplicità, scritti in modo diretto e ironico. Pensato per essere scritto come un post su Facebook, ha finito per diventare un piccolo manifesto (non arriva a 100 pagine), edito in Italia da Einaudi.

La copertina del libro Dear Ijeawele

“This slim book might only take you a day to read, but we’re guessing it’s one you’ll be loaning to everyone in your life.”—BROOKE BUNCE, FUSE.TV

A me ha fatto venire in mente Il razzismo spiegato a mia figlia, di Tahar Ben Jelloun, per quell’assenza di panegirici che caratterizza il parlare con i propri figli in tenera età e per quella voglia di arrivare dritti al punto e di usare le parole giuste perché “siamo davvero molto vulnerabili di fronte a una storia” e in generale davanti a ciò che leggiamo, come ha spiegato la scrittrice nel suo discorso alla Ted Conference del 2009 intitolato “The danger of a single story”.
Mi ha fatto venire in mente il libro di Tahar Ben Jelloun perché di quel libro ricordo soprattutto che il razzismo era tante cose e tanti significati allo stesso tempo e lo stesso dobbiamo pensare del femminismo: ha tante forme, tanti significati, che vanno conosciuti e considerati perché del femminismo, oggi, c’è ancora tanto bisogno.

La scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie in uno scatto tratto da Chimamanda.com

Leggere una sua intervista mi ha fatto venir voglia di conoscere meglio questa voce che negli States pare molto ascoltata: citata nel testo di Flawless di Beyoncè, autrice di bestseller (Americanah e Dovremmo essere tutti femministi) e del discorso “Nessuno è solo un rifugiato” alle Nazioni Unite.
E ho deciso di leggere il suo libro perché di temi così importanti amo che se ne parli con un tocco leggero: e lei si è definita una “femminista africana felice”, quindi chi meglio di lei?
E poi perché questa donna è, come il femminismo, tante cose insieme: story teller, mamma, donna, nigeriana e americana, il personaggio invitato per parlare di rifugiati alle Nazioni Unite e anche alle sfilate di Dior, una scrittrice impegnata e una donna esperta di make up.
Non chiuderò questo articolo con la lista dei 15 suggerimenti che compongono il libro, ma farò lo spoiler solo di quello che mi ha colpito di più: “Non dire mai a tua figlia che deve fare una cosa o che non la deve fare ”perché sei una femmina”: perché sei una femmina non è mai una buona ragione”.

Federica Macchia

https://wordpress.com/post/metropolitandotblog.wordpress.com/17367

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