Cronaca

Corea del Sud, destituita la presidente Park. Scontri in piazza: 2 morti

Altissima tensione a Seul, dove l’impeachment senza precedenti della presidente Park Geun-Hye sta gettando il paese nel caos. La Corte costituzionale sudcoreana ha confermato all’unanimità la destituzione della presidente.

La decisione della Corte è stata unanime, otto voti su otto. Al termine della lettura del verdetto, si anima una festa popolare alla stazione Anguk, dove si erano riuniti gli anti-Park, con la folla che scoppia in urla di gioia alla lettura della sentenza, poi è cominciata la guerra a distanza in piazza, con i cortei dei sostenitori della presidente cacciata guardati a vista dalla polizia, in una capitale davvero in stato di guerra, piena di poliziotti equipaggiati per l’antisommossa a ogni angolo del centro. Ci sono stati scontri tra i sostenitori di Park e le forze dell’ordine, nonostante la polizia sudcoreana abbia portato ai massimi livelli le misure di sicurezza. Due persone sono morte, almeno dieci sono rimaste ferite e altri due manifestanti in condizioni critiche.

Tutto nasce dal fatto che la Corte costituzionale sudcoreana ha approvato la procedura di impeachment, avviata a dicembre dal Parlamento, della presidente Park per il coinvolgimento nello scandalo partito da Choi Soon-Sil, un’amica “sciamana” accusata di aver influenzato le decisioni politiche senza ricoprire alcuna carica. La Corte ha certificato il ruolo nefasto della sciamana e confidente che si è immischiata in affari di Stato per colpa di Park, responsabile della ripetuta e continua fuga di molti documenti riservati. Non solo, ha riconosciuto anche il suo ruolo nel premere sulle imprese sudcoreane per l’erogazione di fondi a due dubbie fondazioni promosse da Choi che avrebbero incassato decine di milioni di dollari.

Così si legge nelle motivazioni alla base dell’impeachment accolto dalla Corte.

Le sue azioni – ha annunciato il presidente della Corte – hanno tradito la fiducia del popolo. Si tratta di una violazione della legge che non può essere tollerata”.

A leggere il dispositivo di condanna in diretta tv è stata proprio la presidente della Corte Lee Jung-Mi, auspicando che la scelta dei giudici contribuisca a porre fine al “caos politico” in cui versa il paese a causa dello scandalo corruzione che ha travolto la presidente.

Con la sentenza di oggi, Park perderà la sua immunità e dovrà difendersi davanti ai giudici. La decisione mette anche sotto accusa gli stretti legami intrattenuti fino ad oggi tra il mondo della politica e i chaebols, potenti gruppi di affari che esercitano una forte influenza sul governo del paese e che sono stati accusati in molte manifestazioni dell’opposizione a Park.

La decisione della Corte ha privato la presidente della sua immunità parlamentare: Park può ora essere perseguita penalmente. Dopo il verdetto il suo partito, Liberty Korea (Saenuri) ha presentato le scuse e ha detto di rispettare la decisione dei giudici.

Una volta scoperta, la presidente ha sempre negato le accuse e anzi ha attaccato duramente i suoi oppositori. La Corte ha invece assolto Park da altre imputazioni che la riguardavano, come quella di avere limitato la libertà di stampa creando una lista nera dei media e quella di inazione in seguito al disastro del naufragio di Sewol, in cui morirono centinaia di persone.

Park ha fatto sapere che resterà nel suo ufficio alla Blue House per tutta la giornata e non ha alcun piano sulla diffusione di un messaggio pubblico in giornata. A causa di alcuni problemi alla residenza privata a sud di Seul, Park è impossibilitata a trasferirvisi e dovrà restare nella residenza presidenziale.

Secondo la Costituzione, nuove elezioni si terranno entro 60 giorni, con ogni probabilità il 9 maggio. L’ex capo delle opposizioni Moon Jae-in, sconfitto da Park nel 2012, è dato come il favorito. E per la Corea del Sud comincia uno dei periodi più critici della sua storia.

 

Patrizia Cicconi

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