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Coronavirus: il contagio in Europa non è partito dall’Italia

Una lettera di alcuni medici tedeschi pubblicata dal New England Journal of Medicinai rivela che il contagio avrebbe preso il via da un paziente tedesco durante il periodo di incubazione. Secondo gli esperti il Coronavirus si può trasmettere anche dopo la fine dei sintomi.

Il Coronavirus non è partito dall’Italia

Non è partito dall’Italia il virus che ha ormai contagiato tutta l’Europa, il sospetto era che fosse stato il paziente italiano ad aver diffuso il virus cinese in Europa e nel mondo. Spunta invece una lettera, redatta da alcuni medici tedeschi e poi pubblicata dal New England Journal of Medicine, che svela la precedente presenza di un focolaio proprio in Germania.

Il primo paziente sarebbe un uomo di 33 anni che già il 24 gennaio aveva presentato i sintomi respiratori e la febbre alta che contraddistingue il Coronavirus. Il 21 gennaio aveva partecipato ad una riunione insieme ad una collega di Shanghai, la quale non manifestava sintomi ma che era poi risultata positiva. Il 27 gennaio, quindi, l’uomo è tornato a lavoro.

Coronavirus: il contagio in Europa non è partito dall'Italia
Immagine dal web
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Il focolaio tedesco potrebbe aver diffuso il virus nel resto d’Europa e in Italia. Secondo le analisi, inoltre, il virus sarebbe entrato in Europa in diversi momenti:

“Dal primo febbraio circa un quarto delle nuove infezioni in Messico, Finlandia, Scozia e Italia, appaiono geneticamente simili al focolaio di Monaco.”

L’uomo ha poi contagiato anche molti dipendenti della sua azienda, mostrando come il virus potesse trasmettersi anche senza sintomi. I ricercatori ritengono ora che il focolaio tedesco, sebbene contenuto, possa ricollegarsi a gran parte dei casi europei.

È inoltre importante, come sottolineano i medici nella lettera, notare che il virus può essere trasmesso anche dopo che i sintomi si sono manifestati.

“È da notare che l’infezione sembra essere stata trasmessa durante il periodo di incubazione, quando i sintomi erano lievi e non specifici. In questo contesto il fatto che il virus sia stato trovato in quantità rilevanti nell’espettorato dell’uomo anche nel suo periodo di convalescenza pone il problema della trasmissibilità del virus anche dopo il termine dei sintomi. Sebbene tale carica virale rilevata con il test sia ancora da confermare attraverso una coltura del virus”

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