Cinema

L’eleganza spettrale di Dario Argento

Sono Mary, della vostra rubrica settimana di Cinema per Stomaci Forti e anche se non è venerdì ho voluto omaggiare un grande del cinema dell’orrore: Dario Argento.

Dario Argento è un cineasta di fama internazionale e su questo è superfluo indugiare. Sappiamo che viene chiamato Maestro del brivido perchè ha votato la sua carriera al cinema horror e thriller; sappiamo anche che questo ha influenzato in maniera portante quasi tutta la sua produzione. 

"Suspiria" di Dario Argento - un frame del film
“Suspiria” di Dario Argento – un frame del film

Amato in particolar modo in Francia e Stati Uniti, ha riscosso anche un discreto successo anche in Giappone, soprattutto con il suo film cultProfondo Rosso“. Il suo modo di fare cinema è diventato così celebre che (citando il Corriere di oggi) ha generato un aggettivo a suo nome:

“Dario Argento è uno dei pochi registi al mondo (come Federico Fellini, David Lynch, Tim Burton, Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick) ad aver visto il suo cognome trasformarsi in un aggettivo: quante volte nel corso degli ultimi cinquant’anni di storia del cinema giallo/thriller/horror (la triangolazione di generi attorno alla quale si è sviluppata la sua intera carriera) si è fatto riferimento a un film di altri autori ricorrendo al termine argentiano? Innumerevoli. E’ qualcosa che accade soltanto al cospetto dei veri maestri del cinema (…)”

Ma cos’è questo gusto “Argentiano“? Di cosa si compone?

I film di Argento combinano una comprensione dello stile registico che pochi registi nella storia hanno combinato in tal modo – si potrebbe dire che è più vicino a Jean Cocteau o alla coppia Emeric Pressburger/Michael Powell che ai registi dell’orrore con cui invece è di solito messo a confronto – con la feticizzazione della paura, del mistero.

Jennifer Connelly in "Phenomena" di Dario Argento - un frame del film
Jennifer Connelly in “Phenomena” di Dario Argento – un frame del film

Ma non solo: la figura femminile emerge in una soffusa e sfumata romanticizzazione della violenza contro le donne. Ho deciso di scrivere questo saggio perché è un regista che mi appassiona non senza crearmi dubbi e disagio.

Dario Argento: il Maestro del Brivido e … del corpo femminile!

A creare disagio non sono solo alcuni degli scivoloni fatti al livello cinematografico (come “Dracula 3D” di cui non sentivamo veramente il bisogno) ma anche l’estetica personale del regista che interseca paura e sessualità scolpendo lentamente una narrazione dove c’è sempre una figura femminile. Ciò che però la caratterizza è l’immersione della femminilità fino a farla affogare nella violenza – spesso più subita che inflitta – che sul finale ne risucchia il corpo plastico in una sensuale spirale di angoscia.

Jennifer Connelly in "Phenomena" di Dario Argento - un frame del film
Jennifer Connelly in “Phenomena” di Dario Argento – un frame del film

Attingendo a Roland Barthes, lo scrittore Maitland McDonagh ha proposto una tesi. L’autore sostiene che i film di Argento siano testi che non possono semplicemente essere assimilati passivamente. Per non cadere in trappole di banalità analitica è necessario essere essere uno spettatore attivo utilizzando strategie più vicine al cinema d’arte europeo degli anni ’60 e ’70 rispetto ai , film horror convenzionali.

La sua argomentazione è convincente, sebbene il suo libro “Broken Mirrors/Broken Minds” non discute mai direttamente della politica sessuale di Dario Argento. Anzi, si potrebbe ampliare il discorso ad un intero gusto del cinema italiano di quegli anni, dove fascinazione per il feticcio della violenza sulle donne è presente anche in artisti come Mario Bava o Lucio Fulci. Potrebbe essere una delle ragioni per cui quindi il gusto “Argentiano” è stato così apprezzato in giappone.

Ecco un tassello del gusto che il regista ha composto con le sue opere: una spettrale eleganza immersa nel mistero, e le sue attici donne la esprimono a pieno. Si tratta di una raffinatezza estetica che ora comprendiamo quasi senza sforzo era invece profondamente all’avanguardia nell’Italia degli anni ’70 e ’80.

Dario Argento e l’inconscio:

Certamente il contributo del regista all’interno del concetto di corporeità nell’orrore è importante, ma non quanto quello della mente. Prima ancora della paura, per Dario Argento è il mistero che fa il film. Assolutamente assorbito dal genere del giallo (come il suo collega Lucio Fulci, le cui donne dal gusto un po’ noir hanno molto in comune con quelle di Dario Argento) il Maestro del Brivido fa del Mistero un espediente per esplorare il sogno, l’ignoto, le zone inesplorate della mente umana.

Per far comprendere ciò che sto scrivendo è importante esplorare e localizzare l’inconscio come concetto in quel capolavoro cinematografico che è Profondo Rosso. Attraverso un’attenta analisi di specifiche sequenze chiave ed elementi narrativi, si può comprendere come e dove emerge il punto del campo visivo da cui possiamo cogliere l’inconscio in quello che potremmo chiamare sguardo lacaniano.

“Profondo Rosso” di Dario Argento – fonte: google

Attingendo alle teorie psicoanalitiche elaborate da Sigmund Freud e Jacques Lacan, in cui l’inconscio è considerato la ‘chiave’ necessaria per comprendere e scoprire la natura stessa della propria mente e delle proprie esperienze, si analizzano gli elementi simbolici e significativi della rappresentazione cinematografica del regista.

Profondo Rosso:

Profondo rosso di Dario Argento è un film basato sull’investigazione. Le indagini si svolgono su una serie inspiegabile di omicidi compiuti da un violento killer. In tutto ciò, collegato alla stessa figura dell’assassino, è sepolto un oscuro segreto: l’omicidio di un padre da parte di una madre testimoniata dal figlio.

"Profondo Rosso" di Dario Argento - un frame del film
“Profondo Rosso” di Dario Argento – un frame del film

Sebbene questo evento sia chiaramente un episodio traumatico per uno dei personaggi del film, la sua presentazione allo spettatore non è altrettanto chiara. Il fatto\ricordo è “incapsulato” nella struttura della narrazione filmica ed emerge gradualmente attraverso specifiche strategie cinematografiche le quali costruiscono e costruiscono la trama fino alla rivelazione finale sulle sue cause ed effetti. Questo drammatico episodio è tenuto segreto e nascosto dalla madre e dal figlio, e funge da catalizzatore per lo sviluppo narrativo del film in cui vengono eseguiti una serie di omicidi per impedire che il segreto venga svelato.

Con “inconscio cinematografico” parliamo qui di quella “verità” narrativa che si articola tra l’occhio dello spettatore e lo schermo. Nello specifico caso di Profondo Rosso parliamo del viricidio e le sue conseguenze, offuscate dalla trama, che viene ricostruita e dipanata nel corso della visione. Ciò avviene attraverso la decifrazione di una serie di episodi narrativi ed elementi significativi nel testo cinematografico. Questi elementi rappresentano e manifestano il rimosso che è “nascosto” dall’intrigante narrazione del film. Proprio tramite lo svolgimento infatti si offre l’opportunità di mettere in discussione il significato ultimo della rappresentazione cinematografica.

Il gusto specifico che Dario Argento ha creato con i suoi film ha quindi molte sfaccettature.

Siamo certi che la femminilità, il mistero e l’inconscio sono tratti caratteristici dell’eleganza di Dario Argento. Ma chiunque abbia visto i suoi film sa perfettamente che i suoi film non sono solo questo.
Le sue pellicole si “speziano” con importanti riferimenti allo splatter, alla cultura pop dell’epoca e ai generi e sottogeneri che emergevano in quel pululare di subcultura che ha caratterizzato la gioventù e la maturità del regista.

Gli horror\gialli di Dario Argento spesso includevano strane fette di pseudoscienza, ad esempio visibile in “Quattro mosche di velluto grigio” del 1971 dove l’occhio umano conserva un’impronta dell’ultima cosa che ha visto prima della morte del suo ospite. Ancora di più in Suspiria, che è stata la sua prima incursione nel soprannaturale in piena regola.

Suspiria:

Illuminato dal direttore della fotografia Luciano Tovoli in sgargianti rossi, blu, verdi e gialli, il film crea un mondo di artifici nauseabondi che inducono nello spettatore qualcosa di simile a una sinestesia allucinatoria. Il tutto in linea con il crescente senso di nausea e intrappolamento di Suzy. L’Accademia è un luogo di malattia e putrefazione, che causa una misteriosa malattia a Suzy e ad un certo punto viene persino infestata dai vermi. Gli insetti e i piccoli animali striscianti sono un simbolo importante in Dario Argento, come visibile anche in “Phenomena“.

Suspiria" di Dario Argento - un frame del film
“Suspiria” di Dario Argento – un frame del film

L’accademia anche una trappola mortale e un labirinto, con interni nascosti e spazi mortali – e il numero di corpi continua a salire, fatto di chiunque sfida la volontà degli istruttori Miss Tanner e Madame Blanc.

Suspiria è stata una pellicola molto influente, ispirando due sequel diretti (“Inferno” del 1980 e il quasi decente ultimo capitolo del 2007, “La terza Madre“) nonchè molte altre storie cinematografiche, principalmente sulle streghe o su racconti di crolli psicologici di ballerine. Ha persino generato un remake nel 2018. Eppure l’originale è, paradossalmente, anche un film di una singolarità inimitabile: una danza macabra ipnotizzante, anche se confusa, che percorre quello strano terreno tra lo psicologico e il magico.

"Suspiria" di Dario Argento - un frame del film
“Suspiria” di Dario Argento – un frame del film

Suspiria è un pezzo barocco di espressionismo esoterico in cui entri – ed esci – senza capire nemmeno il bene cosa hai provato.

Conclusioni sul gusto “Argentiano”:

Come già scritto all’inizio di questa analisi, Dario Argento è un cineasta di fama internazionale il cui contributo al cinema successivo è innegabile. Abbiamo viaggiato all’interno delle tematiche più evidenti nelle sue pellicole, ma non abbiamo certamente esaurito la totalità di sfaccettature che potremmo trovarvi.
Sappiamo certamente che il mistero e la femminilità hanno un ruolo centrale nei suoi film, che è appassionato della mente e delle sue proiezioni oiniriche ma anche di splatter e riferimenti pop. Questo aggraziato equilibrio rende peculiare ogni sua opera, al punto che può essere guardata con gusto tanto da un fan dell’horror quanto da un cinefilo di tutt’altra razza.

Auguri al Maestro del Brivido! Noi ci vediamo venerdì, con la mia rubrica settimanale

Bloody Mary, Bloody Friday!

Un Cinema per Stomaci Forti!

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Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Sociologia Politica alla Sapienza di Roma e Fumettista per la Scuola Romana del Fumetto. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Assistente di redazione per Pagine Edizioni. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Mangiatori di Cervello, Octonet. Redattrice di Metrò per Cinema, Attualità&Politica, Infonerd. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente.
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