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Dieci anni senza Amy Winehouse, la regina del white soul

Sono già passati dieci anni dalla scomparsa di Amy Winehouse. Il 23 del 2011 il mondo ha perso la regina indiscussa del soul bianco, una voce da brividi sotto pelle, una voce malinconica e trascinante. Amy Winehouse ci ha lasciato con un’eredità discografica indimenticabile ed una vita degna delle leggende sulle rockstar. Una vita in bilico tra successi mondiali e relazioni tossiche, tra abuso di alcol e droghe e riconoscimenti.

Amy Winehouse, chi era veramente?

Cantante dalla voce inconfondibile, capace di fondere rhythm and blues, soul, jazz e rock. Un look eccentrico, con i capelli cotonati, il trucco vistoso. La sua ascesa è segnata dapprima dall’album ‘Frank’, nel 2003, e consacrata tre anni dopo dal successo di ‘Back to black’. La ‘favola’, però, diviene presto un incubo a causa della depressione, dei problemi di droga, dell’abuso di alcol e dei disordini alimentari che si intrecciano con la burrascosa vita privata: il difficile rapporto con i genitori e il matrimonio – e poi il divorzio – con Blake Fielder-Civil. Più volte Amy si mostra ubriaca o sotto l’effetto di droghe varie in pubblico e sul palco. Slitta la realizzazione del suo terzo album, uscito postumo nel 2012. Amy non amava la fama, anzi, detestava essere famosa. All’ amico e compositore John Altman nel 2008, nel backstage di un suo concerto, aveva confidato:

“Non volevo tutto questo, volevo solo fare musica con i miei amici”

Amy Winehouse la regina di Camden

L’ultima esibizione di Amy Winehouse è stata a Camden Town, storico quartiere di Londra, tre giorni prima che morisse. Amava Camden, il suo quartiere, che oggi in molti luoghi le rende omaggio con murales, scritte e la statua di bronzo eretta nel settembre 2014 nel mercato, come tributo alla “Regina di Camden”, meta di pellegrinaggio per i suoi fan insieme alla sua casa dove non manca giorno in cui qualcuno non lasci un mazzo di fiori.

Amy Winehouse si dice sia morta per intossicazione da alcol anche se suo fratello sostiene che la morte sia da doversi imputare alla bulimia, di cui la cantante soffriva sin dall’adolescenza. Morta a 27 anni entra a far par parte del famoso e macabro club 27 con Janis Joplin, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Brian Jones e Kurt Cobain, vere e proprie leggende della musica.

Il documentario su Amy Whinehouse

La vita di Amy è stata ovviamente di più di quello che si racconta, ed è così che la figlioccia della cantante, Dionne Broomfield, ha deciso di raccontare in un documentario dal titolo “Amy Winehouse and me” in onda stasera su MTV il lato privato, più fragile e inedito della star.

ll documentario ha per protagonista Dionne Bromfield, voce narrante, e racconta l’impatto che la morte di Amy ha avuto sulla sua vita. Dionne è stata la prima artista a firmare un contratto con l’etichetta discografica che Amy fondò nel 2009. All’epoca, la giovane promessa aveva soltanto 13 anni. Il rapporto, quasi madre-figlia, con Amy è al centro del film: Dionne mostra come ha condiviso gli alti e i bassi con la cantante grazie a materiale d’archivio esclusivo ed inedito. Un omaggio a un legame indissolubile che la morte ha spezzato per nulla. Il documentario sarà preceduto alle 21.00 da una rotazione musicale dedicata ai suoi video più iconici. Presentando il documentario Dionne ha dichiarato:

“Questo è stato un viaggio incredibilmente terapeutico. Finalmente posso andare avanti con il prossimo capitolo della mia carriera sapendo che ho affrontato emozioni sepolte per anni. Spero che questo documentario mostri Amy come una persona più complessa di quella alle prese con una dipendenza, che sappia raccontare la donna straordinaria che è stata”.

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