Cronaca

Donne in carriera e #DressLikeWoman, per Trump l’abito fa il monaco

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Oggi ci sono molte più donne al potere rispetto al passato e questa tendenza ha avuto un’accelerazione costante negli ultimi vent’anni. Il numero delle donne che occupano seggi in Parlamento oggi è superiore del 50% a quello di 10 anni fa. I capi di Stato donna sono in aumento, così come l’occupazione di alte cariche di governo o posti di responsabilità nelle università e nelle aziende.

Una mutazione straordinaria ma non ancora definitiva. Le statistiche positive mettono in luce una realtà comunque inammissibile: le ingiustizie e le discriminazioni verso le donne continuano a essere la norma.

Le capacità e le sensibilità femminili saranno sempre più funzionali in un mondo in cui preziose sono l’interdisciplinarietà e la trasmissione di conoscenze. Insomma, una struttura del potere femminile diversa da quella degli uomini, che risulta essere straordinariamente innovativa perché molto più reticolare che gerarchica. È per questo che, al di là delle differenze retributive ancora esistenti, è in atto una straordinaria “rivoluzione silenziosa”: quella del nuovo potere delle donne. Anche se uno dei grandi problemi sarà far metabolizzare agli uomini questa innovazione: l’esempio più emblematico è la carrellata di atteggiamenti sessisti che sta esibendo recentemente il neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Trump è famoso per il suo comportamento spesso scorretto nei confronti delle donne e per il suo atteggiamento maschilista, mantenuto anche durante la campagna elettorale.

L’inizio del suo mandato presidenziale è stato contrassegnato da una mobilitazione femminile senza precedenti con cortei, manifestazioni e proteste per riaffermare i diritti delle donne, così come le aspre polemiche per la scelta di un Governo composto da miliardari e poche donne.

Non poteva mancare l’ultimo episodio in cui egli ha palesato il suo lato “sessista” attraverso la pensata di un “dress code” che avrebbe imposto allo staff femminile.

L’ammirazione del magnate newyorkese per le belle donne è arcinota, ma imporre gonne strette al ginocchio, tacchi a spillo, femminilità esposta e magari anche un corsetto alle sue collaboratrici sembra invero eccessivo. La notizia, stando ad alcune fonti della stampa statunitense, sarebbe purtroppo fondata.

Donald Trump porta la sua ossessione per l’aspetto fisico anche alla Casa Bianca. Sembra che il presidente abbia imposto quindi al suo staff una “regola” che riguardi soprattutto il personale femminile al quale viene appunto chiesto di vestire “come donne”. In realtà, l’obbligo di avere una certa immagine viene imposto anche agli uomini, ma di solito si limita all’uso della cravatta. Per le donne, invece, si tratta di un ritorno agli stereotipi, che sembravano superati dalla rivoluzione femminile e che ora tornano nell’America del 2017 sotto forma di un’immagine che le vede associate al tradizionale vestito o gonna e tacchi alti.

A rivelare l’esistenza della circolare emessa dal presidente è il sito Axios, che ha riportato la testimonianza di una ragazza che ha lavorato con Trump nel corso della campagna elettorale: “Le donne che lavorano con lui si sentono obbligate a indossare vestiti per impressionarlo favorevolmente“. Se confermata, sarebbe una scelta controcorrente: mentre gli Usa si muovono per superare le discriminazioni sessuali in tema di abbigliamento, Trump va in direzione contraria.

L’insolita richiesta non è passata inosservata e immediatamente si è scatenata l’ironia su Twitter con l’hashtag #DressLikeAWoman (vesti da donna) e la reazione femminile non si è fatta attendere.

Al grido di questo slogan sono decine le immagini di donne postate in “abito da lavoro” che mostrano cosa vuol dire per loro vestirsi da donna. Così soldatesse, vigili del fuoco, medici, avvocatesse, poliziotte hanno scattato foto di sé stesse sui luoghi di lavoro. Tutte si sono mostrate in uniforme (niente tacchi, né vestiti), scrivendo in calce commenti ironici sulla circolare del presidente.

Ma, a pensarci bene, imporre un look “predefinito” al gentil sesso, nel paese che ha dato la spinta maggiore all’emancipazione femminile nella storia contemporanea, è davvero un controsenso. Si sa che gli Stati Uniti saranno sempre il Paese dei grandi paradossi. E lo sarà maggiormente con l’immagine che ne vuole promanare il presidente Trump con i suoi archetipi fuori del comune.

 

Patrizia Cicconi

https://wordpress.com/post/metropolitandotblog.wordpress.com/7669

 

 

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