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Esports: da giochi in cameretta a discipline olimpiche

La tecnologia ha ormai stravolto totalmente il nostro modo di vivere, dalle macrostrutture alle più quotidiane abitudini. A metà fra queste due estremità si piazzano anche gli sport, tra i quali si sono inseriti ormai stabilmente gli esports.

Al giorno d’oggi fare sport infatti non significa più dover per forza compiere grandi sforzi fisici caratterizzati da fatica e sudore, anzi. Esports sta proprio per sport elettronici, in cui dei giocatori, in squadra oppure individualmente, affrontano degli avversari in competizioni che spesso sono strutturate in tornei con una fase a gironi ed una ad eliminazione diretta, oppure una sola di queste due.

Insomma, come detto sopra, manca solamente lo sforzo fisico per far sì che gli “sport elettronici” siano uguali a quelli tradizionali, ma anche questo è in parte falso. Le competizioni sono sempre più complesse, così come il giro di affari generato. In un tale contesto, vincere il torneo mondiale di un determinato videogioco non è poi così distante dal vincere le olimpiadi.

Le squadre sono sempre più numerose e insieme ad esse cresce anche la preparazione e la difficoltà nel portare a casa dei risultati. Allora risulta fondamentale allenarsi e soprattutto farlo correttamente insieme alla squadra, proprio come accade nel calcio.

Chiaramente i primi esports a conoscere una grande diffusione “ufficiale” nel mondo sono stati proprio quelli relativi al calcio, FIFA primo su tutti. Il videogioco simulatore di calcio più famoso al mondo ha infatti generato nel corso di pochi anni numeri da capogiro. Il settore ha conosciuto uno sviluppo così forte da far diventare la passione per i videogiochi anche un vero e proprio lavoro per i più forti e c’è persino un’associazione che le competizioni ufficiali da quelle amatoriali.

C’è anche da evidenziare la nascita e diffusione di vere e proprie fucine di talenti, come i settori giovanili di qualsiasi altro sport.

Come il Real Madrid o i Los Angeles Lakers, anche gli esports hanno delle squadre seguite e famose in tutto il mondo. A tal proposito spicca in particolare l’oriente, che da anni si contraddistingue per l’abilità dei propri videogiocatori.

Una delle squadre più celebri è l’Invictus Gaming. Fondata nel lontano 2011, è una squadra di esports multipiattaforma, ovvero che compete in diversi videgiochi: Starcraft 2, DotA ed il famosissimo League of Legends. Attualmente il loro roster è composto da 5 giocatori, che naturalmente sono cambiati nel corso del tempo, poiché come nei più famosi calcio, basket o pallavolo, i giocatori cambiano squadra all’interno di un vero e proprio mercato.

Proprio come in qualunque altra disciplina sportiva, inoltre, è nato anche un vero e proprio settore delle scommesse legato a questo fenomeno, con quote ufficiali dei più grandi bookmakers presenti sul mercato, come SNAI ed 888.

Ironicamente, dato l’esempio fatto, nel mondo delle scommesse sportive c’è anche un altro tipo di Invictus, una piattaforma che, grazie all’intelligenza artificiale, riesce a fornire ai propri utenti dei pronostici vincenti in modo tale da farli guadagnare con le schedine. In questo modo giocare i propri soldi con le scommesse non risulterà più solamente un gioco, ma un modo per amministrare al meglio le proprie finanze, proprio come lo sviluppo sta caratterizzando gli esports.

Non sappiamo ora chiaramente dire quale e quanto sarà il successo dei nuovissimi esports nei prossimi anni, ma siamo sicuri che il fenomeno conoscerà ulteriore sviluppo e diffusione, chissà che non si arrivi ad un loro riconoscimento totale nelle discipline disputate alle olimpiadi.

Ad oggi il dibattito è appena iniziato e genera già grandi discussioni, soprattutto per quali esports far rientrare nelle discipline olimpiche e quali no. Tuttavia solamente qualche anno fa era impensabile persino che se ne discutesse a questi livelli, per cui possiamo aspettarci di tutto nel prossimo futuro.

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Mr. Red

Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e questo è quanto basta.

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