Tutta l’estate senza palco, ma ieri sera Fabrizio Moro se l’è mangiato come ai vecchi tempi, perchè “troppo tempo senza non se ne può stare“. Il Palazzo dello Sport di Roma si è riempito per tutto il weekend, in un simbolico abbraccio di grida euforiche per il ritorno del cantautore romano.

Ha giocato in casa, Moro, nel suo Palazzetto dello Sport dove agli inizi immaginava concerti come quelli di ieri sera. Sogni adulti per orgogliose rivincite, per figli di nessuno che davvero ce l’hanno fatta: Fabrizio Moro ieri ha ricordato a tutte le braccia alzate la forza di credere alle proprie ambizioni, sfidare i limiti con scommesse ancora timorose.

In questi anni dietro l’angolo c’era sempre la paura di dover cambiare percorso, ma è proprio questa paura che mi ha fatto scrivere tante canzoni

Con un opening fresco e curioso del giovane Emanuele Bianco (Chabani), Fabrizio Moro ha aperto il palco con un sorprendente rock maturo: l’istintiva grinta del primo cantautore ora ha lasciato il posto a un’energia nuova, consapevole, pensata e decisamente voluta.

Il concerto, sublimato da giochi spettrali e psichedelici di luci impazzite, è partito dalla fine, dall’Arresto cardiaco delle nuove canzoni. Incorniciata da singolari assoli del sax, la scaletta di Fabrizio Moro è stata un percorso di ascesa, un climax emotivo che ha spinto l’intera platea su un’altalena appesa ai ricordi: le vecchie canzoni, l’intramontabile coro che parte alle prime note di “Libero“, e poi la carezza impalpabile dell'”Eternità“, lo struggente bisogno d’amore di “Portami via” e quella freschezza nostalgica di “Alessandra sarà sempre più bella“.

E poi, “Sono solo parole” ma cantate con una bellissima Noemi improvvisamente sul palco insieme al cantautore: una stretta di voci contrastanti che ha spiazzato l’intero palazzetto.

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Prima impacciato, poi carico ed emozionato per dirci continuamente grazie, tra una canzone e l’altra, con il riconoscimento di saperle ormai di tutti quanti e non più soltante sue.

Un ragazzotto di strada che si è fatto grande, dietro quell’ombra opaca che ancora si porta dietro, Fabrizio Moro riflette una luce nuova: la rivendicazione di sogni puri che rendono sani anche i vizi più meschini.

E’ lo specchio della società che condanna, degli amori finiti male, di una stanchezza che non ci fa riposare mai. Ma dietro quella voce roca, la grinta umile e naturale, c’è la soddisfazione di un figlio di nessuno, uno tra tanti, che si è scritto da solo la sua colonna sonora per cantare meglio anche la propria vita.

Proprio uguale a quella di tutti noi.

Rossella Papa

Photogallery di Marika Torcivia

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