Cultura

Falcone: Claudio Martelli racconta la sua storia

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Claudio Martelli, a trent’anni dalla strage di Capaci dove persero la vita Giovanni Falcone, la moglie  Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, continua a ribadire come non fu solo la Mafia ad uccidere il giudice, ma anche azione parallela di settori della magistratura, che lo “consegnarono” nelle mani di Totò Riina. Martelli ne parla nel suo libro “Vita e Persecuzione di Giovanni Falcone”.

Falcone: La verità raccontata da Claudio Martelli

L’ex ministro, Giovanni Martelli, ripercorre in un libro la “persecuzione” del giudice antimafia a trent’anni dell’attentato:

Giovanni Falcone era il più importante, il più capace, il più famoso tra i giudici che hanno combattuto la mafia. Insieme, abbiamo pensato e organizzato la più organica, determinata ed efficace strategia di contrasto a Cosa Nostra. La mafia reagì uccidendo prima Falcone poi Borsellino con una violenza terroristica più efferata e rabbiosa di quella armata in precedenza contro i molti giudici, poliziotti, uomini politici che l’avevano contrastata. Pur tra tante affinità, la storia di Falcone è diversa da quella degli altri uomini dello Stato che hanno combattuto la mafia perché solo a Falcone è capitato di essere perseguitato in vita non solo da Cosa Nostra, ma anche di essere avversato da colleghi magistrati, dalle loro istituzioni come il CSM e dall’Associazione Nazionale Magistrati, nonché da politici e da giornalisti di varie fazioni. Ancora oggi di quest’altra faccia della luna poco si sa perché poco è stato detto. Da allora sono passati trent’anni. Per rispetto di Falcone, dei ragazzi che non hanno vissuto quel tempo, degli adulti che non lo hanno capito o lo hanno dimenticato, sento il dovere di tornare a riflettere per raccontare le verità di allora e quelle più recenti che ho appreso insieme al ruolo di chi, nel bene e nel male, ne fu protagonista dentro le istituzioni dello Stato, nella società e nel mondo dell’informazione.”

Falcone: la data del 23 maggio per Claudio Martelli

Alla domanda poi cosa significhi per lui la data del 23 maggio, Claudio Martelli risponde:

Il giorno più brutto della mia vita. Un dolore straziante, un pugno al cuore. Odio per la mafia, ma anche sdegno per quella parte della magistratura, che lo hanno degradato e calunniato in tutti i modi. Gli stessi che oggi mi trovo a fianco nelle commemorazioni. Ho scritto questo libro per riportare la verità e per rispetto nei confronti di Giovanni“.

Matteo Salvatore

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