Focus on: Roma, la “Revoluciòn Monchiana”

Il volto della Roma sta cambiando in un’estate, lasciando sempre più spazio ad una rivoluzione giallorossa capeggiata da Monchi. 

Rivoluzione. Da sempre la fine di un’epoca, di una forma politica o sociale è stata accompagnata da essa. Questa è sempre stata una vera e propria lotta tra vecchio e nuovo, giovane e anziano, una diatriba lunga millenni tra chi vuole conservare il sistema esistente e chi sogna di cambiarlo radicalmente. Vi è chi, seguendo l’etimologia del termine derivante dal latino “revolutio” ovvero “ritorno”, la attua per tornare ai vecchi fasti e chi, invece, combatte per rinnovare un qualcosa di ormai obsoleto. La rivoluzione non è sempre e solo attuabile in modi o circostanze eclatanti, ma vi sono casi in cui questa prende luogo anche in situazioni più circoscritte o, all’apparenza, banali. Tutti nel nostro piccolo abbiamo portato avanti una rivoluzione, che sia politica o semplicemente un cambio di look.

Ed ecco, tutto ciò non è estraneo in casa Roma, nella quale sembra si stia vivendo un periodo di transizione, la fine di un’era, il che comporta per l’appunto una rivoluzione. Non è chiaro in che direzione stia andando questo cambiamento, ma quello che ad oggi possiamo vedere è che tassello dopo tassello il mosaico giallorosso sta mutando, rinnovandosi giorno dopo giorno.

Come ogni rivoluzione che si rispetti, anche quella romanista ha un data di inizio ben precisa. Non sono gli storici a deciderla, ma i sentimenti di tutti coloro che vivono sulla propria pelle i colori della squadra capitolina. Tornando indietro nel tempo, ma non troppo indietro, questa data la si può identificare con quel melodrammatico 28 maggio 2017. Totti dà il suo addio al campo di calcio versando lacrime sotto la sud. Prende un pallone e lo tira in tribuna, i tifosi salgono uno sopra l’altro per prendere quel pezzo di storia. Con quel calcio il Capitano è come se avesse sancito la fine di un’era, passando il controllo del timone di questo galeone fantastico e a volte fatiscente che è la Roma ad un nuovo comandante.

Ed ecco, quel 28 maggio vi è anche un altro addio, quello di un membro importante della ciurma. Arrivano i saluti di quel membro calcolatore e riflessivo, che ha sentito i venti sfavorevoli per quel viaggio e che ha blankdeciso quindi di cambiare colori, mutandoli in blu e nero. Luciano Spalletti se ne va, un po’ sconsolato e un po’ deluso nonostante i buoni risultati ottenuti. Lascia dietro di sé un ottimo secondo posto, ma anche tanti rimpianti per un’Europa League vista solo con il binocolo. Al suo posto viene scelto un uomo che la Roma la conosce bene, perché la maglia giallorossa l’ha già vestita e anche in occasioni importanti, che rievocano dolci ricordi nei romanisti. L’ultima sua presenza in casa Roma l’ha infatti registrata nel lontano 2001, anno del terzo e fin’ora ultimo scudetto giallorosso. Che sia di buon auspicio? Non possiamo saperlo, bisogna ancora aspettare per dirlo. Ciò che ad oggi possiamo affermare,

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però, è che i suoi risultati con il Sassuolo sono stati strabilianti. Chi infatti si sarebbe mai aspettato di vedere gli emiliani giocare in Europa? Quello con i verdeneri è stato il culmine di un progetto durato anni. Pertanto è probabile che uno come lui sia stato scelto dopo un vero e proprio calcolo meticoloso, che prevede una crescita graduale della Roma.

Ma tutto ciò non basta a descrivere il passaggio di un’era. Vi è stato un altro personaggio molto importante che è passato per i saluti finali. Walter Sabatini. Protagonista a volte amato (come con l’acquisto di Nainggolan) e a volte odiato (vedi il caso Iturbe) del calciomercato ha deciso anche lui di servire l’Inter, passando il testimone a Monchi. Accolto inizialmente con qualche dubbio si è rivelato ben presto di essere un uomo con del talento da vendere. Non appena arrivato si è messo alla testa della rivoluzione, portandola avanti quest’estate con le sue stesse mani e agendo sul primo step propedeutico ad un cambio di marcia: Il mercato estivo. Prima di comprare bisogna vendere ed ecco allora che Ruediger, Salah, Mario Rui e Paredes fanno le valigie. I primi due decidono di andare nella egregissima Premier League, vestendo rispettivamente le maglie del Chelsea e del Liverpool; Mario Rui torna al Napoli e Paredes vola verso le fredde terre dello Zenit San Pietroburgo. Szczesny decide di non rimanere a Roma e sorprendentemente va dagli acerrimi rivali della Juventus. Se ne vanno dei pezzi da 90 e blankMonchi lo sa bene. Deve rimpiazzare la rosa trasformandola e rinforzandola per portare avanti la sua rivoluzione. La guerriglia senza un apparato difensivo si sa, non si può fare. Bisogna costruire una buona cinta muraria intorno al campo base se non si vuole essere espugnati. Ed ecco che arriva allora Hector Moreno, capitano della nazionale messicana ed ottimo supporto per Manolas e Fazio. Dall’Olanda viene reclutato un giovanissimo Karsdorp per la fascia destra, mentre a sinistra viene scelto un non troppo giovane, ma comunque esperto, Kolarov. Questo oltra a dare man forte alla difesa avrà anche il ruolo di addestrare le reclute più giovani, facendo da chioccia soprattutto all’infortunato Emerson Palmieri. Ma non è finita qui, nel fortino giallorosso tornerà un condottiero che è stato inutilizzato per molto tempo a causa delle ferite ricevute in battaglia. Stiamo parlando di Alessandro Florenzi. Non si sa ancora in realtà se Di Francesco deciderà di utilizzarlo in difesa o  più avanzato, ma ciò che possiamo dire con certezza è che il suo contributo sarà fondamentale come è sempre stato. Gli estremi difensori del forte, poi, quest’anno saranno Alisson, reduce di ottime prestazioni lo scorso anno e Skorupski,  anche lui di ritorno, questa volta dal prestito però.

Andando un po’ più avanti, appena fuori dalle mura, ma prima del fronte, troviamo i nuovi innesti del blankcentrocampo. Da Lione arriva Gonalons, mentre Di Francesco decide di portarsi nel bagaglio preparato a Sassuolo anche Pellegrini. Arrivano così un rinforzo giovane e talentuoso e uno navigato e d’esperienza. Questi serviranno soprattutto a far rifiatare Strootman, Nainggolan e, soprattutto, il capitan, ormai presente, Daniele De Rossi.

Ci avviciniamo sempre di più al fronte fino ad arrivare in prima linea. Dal suo quartier generale Monchi ha deciso di inserire nei reparti d’assalto più avanzati due nuovi innesti: Defrel e Gengiz Under. Il primo utile per la sua duttilità potrà essere la riserva d’eccellenza, visto che può giocare a destra, sinistra e al centro. Under, giovane talentuoso e soprannominato il “Dybala turco” alimenta un focolaio che sta diminuendo da tempo nella Roma, ma che non è mai stato spento del tutto, quello della speranza.

Certo i cambiamenti sono tanti e sono avvenuti in pochissimi mesi. La “Revolucciòn Monchiana” peròancora non è completa. Si attende l’arrivo del vero sostituto di Salah, quello che dovrà essere il vero e proprio colpaccio di mercato. Si parla di Maharez. Sarà lui il gioiellino della rivoluzione capeggiata da Monchi?

 

 

 

Di Andrea Candelaresi

 

 

 

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