Cronaca

Fu così che il mio viaggio in treno si trasformò in un emozionante percorso fra calcio e passione

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Passione. Amore. Fede. Fenomeno d’aggregazione. Più semplicemente: il calcio. Lo sport nazionale della nostra penisola è certamente il football! Qualsiasi persona conosce almeno una regola del gioco più bello del mondo, un calciatore oppure una squadra. Esiste veramente un bambino, maschio o femmina che sia, che non ha mai dato un calcio ad un pallone? Probabilmente no. Nasciamo con le stigmate, ereditate dal padre che le ha raccolte dal padre di suo padre, del tifoso di una squadra di calcio: in genere difendiamo i colori della società della nostra città, chi invece vive in piccoli centri abitati e non ha la fortuna di poter legare il proprio tifo alla squadra locale, adotta un team ‘straniero’. Sotto il segno del calcio sono nate e finite amicizie, il fenomeno footbalistico è in grado di generare sentimenti talmente forti e contrastanti da, semplice tifoso o appassionato incallito, scandire innumerevoli volte la vita di una persona. Quanti ricordi abbiamo legati all’universo calcio? Perchè una persona non interessata al rettangolo verde di gioco soffre, piange ed esulta quando la Nazionale italiana gioca nelle manifestazioni, internazionali ed europee, come Mondiali ed Europei? Cosa scatta? Motivo di questa metamorfosi incredibile? Vi è mai capitato di rinunciare a qualcosa per andare allo stadio o, in tempi moderni, pagare l’abbonamento alla pay-tv per godervi la propria squadra del cuore comodamente seduti sul divano rinunciando, magari, ad una cenetta romantica oppure ad un vestito all’ultimo grido? Avete mai, in preda alle tradizioni oppure schiavi di una scaramanzia irrazionale, preso il caffè nello stesso bar prima della partita, esservi seduti allo stesso posto oppure aver preteso che amici o familiari facessero lo stesso, esservi vestiti con il ‘completo della gara’, aver evitato con la massima cura frasi o ammiccamenti portatori sani di sventura? Soprattutto: avete mai avuto la gioia di invitare gli amici di una vita a sorseggiare una birra ghiacciata durante la gara oppure alla fine della stessa? Vogliamo parlare, in questi tempi di tecnologia onnipresente, del messaggio o della chiamata prima, dopo ma mai durante i canonici novanta minuti di gioco? Nel bene o nel male, il calcio fa parte della nostra vita e per i veri appassionati questo sport acquisisce contorni più simili ad una religione, una piccola questione di ‘vita o morte’ per sopravvivere ai continui sfottò di amici e conoscenti. Non mi ingannate, cari signori: è mai capitato anche a voi di eclissarvi dal ‘Creato’ a fronte di un risultato negativo della vostra squadra del cuore? Quando la tua squadra perde, ad esempio, un derby (una delle sfide più sentite di questo meraviglioso sport) non vi è mai capitato di spegnere il cellulare per evitare ulteriori arrabbiature? Questa mattina ho affrontato un viaggio, lungo nove ore e mezza per l’esattezza, a bordo di un Intercity che, dalla piccola cittadina siciliana di Capo D’Orlando, mi ha riportato nella mia città natale: Roma, la Capitale del nostro Paese. Durante il lungo tragitto ero indeciso sulle tematiche calcistiche da scrivere per il mio nuovo articolo e la noia, dico sinceramente, si stava trasformando in un apatico senso di sonno. Della serie “Non so cosa fare! Dormo, sicuramente non sbaglio!”

Ero ad un centimetro dalle tenebre dell’intorpidimento, riuscivo nitidamente a distinguere la sagoma, beffarda ed implacabile, delle braccia di Morfeo tese per abbracciarmi nel loro soporifero giogo quando un vecchietto con l’inconfondibile accento siciliano, arzillo e felice, ha iniziato a parlare di Fiorentina-Juventus (vittoria dei toscani sugli acerrimi avversari bianconeri) esternando tutta la sua gioia per l’inaspettato K.O. dei campioni d’Italia. Un flash, un fulmine abbagliante ed elettrizzante si è fatto largo nel mio povero, assonnato, cervello: se intervistassi i passeggeri del mio treno sulla loro passione calcistica? Cosa ne potrebbe uscire fuori? Con una punta d’imbarazzo, mista alla grande eccitazione per l’idea appena balenata nella mia mente, ho indossato la maschera chiamata ‘faccia di bronzo’ ed ho tallonato il simpatico vecchietto.

Vestito in modo impeccabile, una cravatta perfettamente tirata campeggiava su di una camicia monocromatica. La giacca, elegante e minimale di chi, anche in treno, tiene alla sua immagine. Un’ispida barba grigia adornava il viso scavato dall’età. Mi avvicinai, sensazioni contrastanti vorticavano nella mia mente, con il passo felpato di un assassino.

“Signore, buongiorno. Non ho potuto fare a meno di sentire il suo discorso sulla partita. Mi chiedevo, quindi, se posso disturbarla cinque minuti con qualche domanda sul calcio. Citerò questa mia intervista su un sito internet. Se per lei va bene…”

“Certo ragazzo, ne abbiamo di tempo! Mi fa sempre piacere parlare di calcio!”

“Bene, ne sono felice. Mi dica: come mai tutta questa gioia per la sconfitta della Juventus a Firenze?”

“Perchè, anche tu sei juventino?” <ride sprezzante> “Devi sapere ragazzo che provengo da Cefalù, conosci?”

“Certo, avendo la ragazza siciliana ho avuto modo di visitarla. Bellissima, davvero. Mi dica: qual è il nesso fra Cefalù e la Juventus?”

“Nella mia città sono tutti juventini! Una tragedia! Io sono una mosca bianca, provengo da una famiglia molto juventina. Non ho mai avuto un bel rapporto con mio padre, vedute di vita contrastanti. Diciamo così.” <sospira ed il suo sguardo prende a navigare nel vagone> “La mia fu una sorta di vendetta, non mi piegai alla juventinità della mia società. Scelsi il Torino. Hai mai visto un siciliano che tifa Torino?”

“No, ammetto il mio stupore. Lei è il primo granata che trovo sull’isola. Una specie rara, è in pericolo d’estinzione! Questo lo sa?”

Ride nuovamente, una risata carica d’orgoglio. Non si è mai piegato e ci tiene nuovamente a sottolinearlo.

“Meglio soli che male accompagnati, ragazzo! Non sanno cosa si perdono: è vero, non esulto praticamente mai. Vedo sempre i miei amici, i miei parenti, addirittura mio nipote esultare e prendermi in giro per la mia fede calcistica. Lasciati dire una cosa: più mi prendono in giro sul Torino, più m’innamoro dei colori granata. È una droga. Il secondo amore della mia vita dopo mia moglie!”

“La sua passione è stata generata solo dalla ripicca oppure è stato colpito da qualcosa?”

“Il Torino è come me: vive controcorrente. Sfortunato dopo Superga, si è sempre rialzato in ogni difficoltà. Serie B, problemi economici, fallimenti paventati. Noi siamo ancora in Serie A nonostante tutto. Noi combattiamo giornalmente contro un rivale troppo forte per tutti. Anche Roma, Napoli ed Inter s’inchinano alla Juventus. Noi siamo meno forti di loro, non gli daremo mai la goduria di vederci annientati però…”

“La pazzia più grande che ha compito per il suo Torino?”

“Non ho mai commesso grandi pazzie, credimi. Mi sono occupato sempre di pesce, ero un pescatore che non ha mai sognato abbastanza. Io bramavo il mare, il mio sogno più grande si chiamava barca. Volevo andare per mare, mia moglie mi tenne a terra per cui feci la cosa che più si avvicinava al mare: aprii un negozietto ittico. A volte vendevo anche quello che pescavo, la domenica. Era in quel momento, nelle mie pescate domenicali, che dedicavo del tempo al mio amante: il Toro. Radio, canna da pesca ed il mondo si fermava. La pazzia più grande, ragazzo, è stata tifare Torino in un covo di juventini”.

“Ultima domanda, poi la lascio in pace: cos’è per lei il calcio? Come vede questo campionato?”

“Il calcio è una festa, infatti si gioca la domenica! Questo campionato? Lo vinceranno ancora loro. Impossibile perderlo con quella squadra, sono bravi a far acquisti mirati. Non parlo di Higuain o Pjanic: mi riferisco a quelli che fischiano…”

Ho ringraziato più volte il simpatico vecchietto. Mentre mi allontanavo per ritornare al mio posto sento, nuovamente, la sua voce. Mi girai incredulo. “Cosa vorrà?” Il signore aveva percorso velocemente il corridoio del treno. Accanto a lui c’era un bambino paffuto, le sue guance rubiconde tenevano leggermente rialzati gli occhiali da vista che inforcava sul viso. L’aria da bonaccione lasciò immediatamente spazio ad un’esuberanza inaspettata. Il vecchietto non viaggiava da solo: molti componenti della sua famiglia, infatti, erano dislocati in sezioni diverse del treno. Biglietti acquistati troppo tardi, impossibile star tutti vicini. Così mi hanno spiegato. Il nonno, dopo aver spiegato al bimbo chi ero, esortò il nipote a rispondere alle mie domande. Felice, preso in contropiede però, mi rituffai nell’intervista.

“Ciao! Tuo nonno mi ha detto che sei un grandissimo tifoso della Juventus! Cosa ti piace di più della tua squadra?”

Carmelo, così si chiamava, cominciò a spiegarmi i motivi con la felicità, la fretta e la gioia che solo i bambini riescono ad emanare. Il vagone si trasformò nel suo regno. Tutti furono calamitati dal siparietto.

“Mi piacciono i colori, mi piace la zebra! Poi vincono sempre! Vincere è bello!”

Il mio sorriso diverto fece da contraltare alla rassegnazione del nonno. Il signore diede la colpa agli amici di scuola, colpa loro. Tutta colpa loro.

“In classe tifate tutti Juventus?”

“No, alcuni tifano Milan ed Inter. Uno è romanista. Solo lui però. Luca, il tifoso della Roma, viene sempre preso in giro infatti!”

“Ti dirò un segreto: anche io sono tifoso della Roma! Salutami il tuo amico Luca quando lo vedi! Digli di resistere! Dimmi Carmelo, cosa ti piace del calcio?”

“Mi piace giocarlo, sono un portiere! Vengo sempre scelto come primo nelle squadre perchè nessuno vuole farlo! A me piace molto! Il mio idolo è Buffon! Con i miei amichetti ci scambiamo anche le figurine! Facciamo a gara a chi finisce prima l’album! Non mi mancano molte figurine, guarda!”

Dal suo variopinto zainetto, in effetti, uscì l’album dei calciatori. Signori, quanti ricordi in un sol gesto? Mio padre che tornava da lavoro con i pacchetti delle figurine, la presunta precisione nell’attaccarle alle cornici, gli scambi, la speranza di finirlo (ne ho terminati pochi sinceramente) e l’emozione nel ricevere, tramite posta se non volevi spendere miliardi in pacchetti per una singola figurina, le ultime, attese figurine mancanti. Sensazioni d’altri tempi sempre vive nel cassettino dei ricordi di chi, come me, ha vissuto una vita a stretto contatto con le emozioni derivanti dal calcio.

“Hai ricordi legati al calcio? Ricordi felici e tristi?”

“La mia prima maglietta della Juventus. Quella di due anni fa! Non è stato facile trovarla: tutti i negozi avevano quella dei giocatori, io volevo quella del portiere! La porto sempre con me, a scuola durante la ricreazione o al parco! Ricordi tristi? Forse la sconfitta nella Supercoppa Italiana contro il Milan. Tristezza durata poco, i miei amici non possono prendermi troppo in giro. Sono della Juve, vinco sempre io!”

Salutai con affetto Carmelo e suo nonno e tornai, stavolta davvero, al mio posto sul vagone dell’Intercity. Il mio vicino, un ragazzo calabrese della mia età che viaggiava assieme alla ragazza milanese, s’incuriosì della mia iniziativa. Troppo ghiotta l’occasione. Dalle presentazioni di rito capii che la circostanza non era ghiotta, bensì irrinunciabile: dinnanzi a me avevo un derby in love. L’amore di due ragazzi diviso, soltanto, dalla fede calcistica! Il ragazzo, nato e cresciuto a Lamezia Terme ma costretto ad ‘emigrare’ in quel di Milano per lavoro, tifoso dell’Inter  e la sua fidanzata, milanese doc, tifosissima del Milan. Situazione paradossale, un calcio di rigore senza portiere per il mio articolo! Linda e Giuseppe, questi i loro nomi, si prestarono volentieri alle mie domande, punzecchiandosi ripetutamente durante i miei quesiti.

“Un derby in casa! Quando giocano Milan-Inter come vi organizzate?”

L:”Giuseppe non ha moltissimi amici a Milano. Lui ha conservato fortissimi legami con la sua Calabria, ovviamente. Per amore, quindi, scappo da casa e mi rifugio dai miei amici. Tutti milanisti, ovviamente.”

“Giuseppe, cosa fai solo a casa? Hai riti propiziatori?”

“Semberà strano ma <pausa imbarazzata> mangio piccante. È una scaramanzia che ho acquisito in Calabria. Io ed i miei amici, prima delle gare importanti della nostra Inter, eravamo soliti ordinare panini o pizze piccanti. In genere, portava fortuna!”

“Linda, tu invece come ti prepari alla gara?”

“Oltre a scappare di casa, intendi? Beh, non ho riti particolari. Non sono mai stata scaramantica. Lascio volentieri questa peculiarità al mio ragazzo. Ne ha, sicuramente, più bisogno di me in questi tempi!”

“Come avete reagito quando avete scoperto delle rispettive fedi calcistiche che vi separano così nettamente?”

G:”Per me è stato un vero e proprio atto di coraggio! Ti spiego: ho conosciuto Linda in un bar di Milano. La struttura trasmetteva una gara del Milan ed io, da poco arrivato nel capoluogo lombardo, non potevo permettermi di pagare l’abbonamento alla tv satellitare. Una consumazione al bar, la meno cara possibile, mi apriva le porte della Serie A! In questo bar trovai Linda, anche lei guardava la partita del Milan. Comincia, quindi, a corteggiarla sapendo bene di che morte sarei potuto morire!”

L:”L’ho scoperto subito, il pazzo ha tatuato sul braccio lo scudetto dell’Inter! Cosa devo dirti? A fronte di un solo, seppur enorme, difetto…”

“Quanto è importante il calcio per voi?”

L:”La mia famiglia non è calciofila. Non ama il calcio. Io sono diventata tifosissima del Milan grazie alla mia amica. Lei, fino a qulache tempo fa, giocava a pallone regolarmente. Un piccolo maschiaccio a dirla tutta. Lei mi ha trasmesso questa emozione, questa passione. L’ho semplicemente coltivata”.

G:”A differenza di Linda, la mia famiglia è tifosa dell’Inter da generazioni. Mia madre, addirittura, mi vestiva con i pigiamini dell’Inter! Capirai bene che, per amore o per forza, non potevo esimermi dal tifo nerazzurro”.

Chi è il più velenoso fra i due? Chi prende per i fondelli con più insistenza?

G:”Le donne, si sa, sono molto più velenose di noi uomini. Io mantengo un certo comportamento nei suoi confronti, purtroppo non posso dir lo stesso della mia ragazza! Battutine, sottolineature continue. Non perde occasione per darmi fastidio!”

L:”Giuseppe ha ragione: sono un’inguaribile ultrà! Spesso, però, lui non riesce a capirlo: vivere in una città perfettamente divisa in due fra il tifo rossonero e quello, contenti loro, nerazzuro ti segna. Porta ad odiare, sportivamente parlando chiaramente, tutti i tifosi dell’Inter. Senza distinzione. Lui viene dalla Calabria, quanto pensi sia accentuata la rivalità fra interisti e milanisti? Mai come a Milano! Questo ti segna inevitabilmente”.

“L’amore, però, sconfigge ogni cosa!”

Si guardano. Mi guardano. Scuotono la testa divertiti e rassegnati ed insieme, mano nella mano in una dolcissima scena d’amore, mi dicono quasi in coro.

“L’amore esiste prima dei novanta minuti di gioco, si congela durante la partita e rifiorisce, come in primavera, un’oretta dopo la fine dell’incontro. Ora e per sempre, lo  saremo così!”

Amore e calcio. Che micidiale cocktail!  Li salutai con affetto, questa coppia non si era limitata soltanto a raccontarmi una passione ma come il loro amore viveva una passione. Durante il mio lungo viaggio ho avuto modo d’intervistare altre persone. Un libro forse non basterebbe. Ho deciso, quindi, di dividere la mia esperienza in più articoli. Per dar spazio a tutti. Perchè il calcio non è solo un gioco, il calcio è un fenomeno particolare. È parte di noi, amico fidato dei nostri ricordi più belli e carnefice implacabile dei nostri incubi, di amare delusioni. Quanto è bello, però, poter condividere le delusioni con qualcuno. Amico o sconosciuto. Ecco, forse, la vera forza del calcio: non ti fa MAI sentire solo!

 

ANDREA MARI. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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