Cronaca

G7, Merkel contro Trump, “Dobbiamo combattere per il nostro futuro da soli.”

Addio alla fiducia negli Stati Uniti. Questo il senso del discorso di Angela Merkel all’indomani del G7 di Taormina, due giorni di summit che non hanno portato a un accordo su un tema cruciale come il clima, a causa dell’opposizione del presidente americano Donald Trump.

I tempi in cui potevamo contare completamente sugli altri, sono finiti in una certa misura, l’ho sperimentato negli ultimi giorni e per questo posso solo dire che noi europei dobbiamo davvero portare il nostro destino nelle nostre mani – Ovviamente in amicizia con gli Stati Uniti d’America, in amicizia con la Gran Bretagna e come buoni vicini laddove ciò sia possi bile anche con altri paesi, anche con la Russia. Ma dobbiamo sapere che dobbiamo combattere per il nostro futuro da soli. Per il nostro destino in quanto europei, e questo è a ciò cui mi impegno con voi.”

Così Angela Merkel prende la parola, in risposta al G7 di Taormina, in un discorso in occasione della manifestazione politica organizzata dal CSU in una birreria di Monaco di Baviera, scatenando gli applausi dei 2000 presenti. Secondo la stampa tedesca online, infatti, i due giorni in Sicilia hanno inevitabilmente scosso le convinzioni del cancelliere tedesco, che ha spiegato di essere rimasta estremamente delusa da un vertice “di sei contro uno”, segnato da discussioni difficili ed insoddisfacenti con il Presidente Trump. Nonostante quindi si imponga la necessità di mantenere buoni rapporti con Londra e Washington, bisogna puntare soprattutto su una relazione speciale con Parigi.

Motivo del dissenso, come noto, l’opposizione americana alla lotta contro riscaldamento globale e all’adesione all’Accordo di Parigi. Inoltre l’atteggiamento poco costruttivo di Donald Trump sul dossier riguardante il commercio internazionale ha peggiorato ulteriormente le trattative. Compito non facile è stato infatti dover riconciliare l’approccio multilaterale con i dazi imposti dall’americano. È passato inoltre l’impegno ai mercati aperti e la “lotta al protezionismo”. Il presidente ha richiesto una settimana di tempo per riflettere sull’accordo di Parigi e comunicare la sua decisione al riguardo. Secondo il sito statunitense Axios, Trump avrebbe riferito in privato a diverse personalità, tra cui Scott Pruitt, amministratore dell’Agenzia federale sull’ambiente (EPA), che ha intenzione di abbandonare l’accordo. D’altronde già durante la campagna elettorale si parlava della fine delle politiche ambientaliste portate avanti dal predecessore Obama. Tuttavia sembrerebbe che alcune figure nell’amministrazione più influenti e sensibili all’ambiente, tra cui la figlia Ivanka e il genero Jared Kushnersuggeriscano di modificarne i parametri senza lasciare l’accordo di Parigi.  La Casa Bianca si divide dunque di fronte all’accordo internazionale: Steve Bannon preme per uscirne, mentre Ivanka spinge per restare a far parte dell’intesa.

Così facendo, Trump obbliga i restanti sei leader ad attendere i suoi comodi per una lunga settimana, una soluzione definita giustamente “non ideale” dal neo-presidente francese Emmanuel Macron. Il premier italiano Paolo Gentiloni, il quale era incaricato della difficile mediazione durante le negoziazioni, vuole evitare sconvenienti:

Non arretriamo di un centimetro ma speriamo decidano presto e bene. Gli abbiamo dato tutti gli elementi, anche quelli di business come la green economy, per prendere la decisione giusta“.

Come interpretare la poposta di Angela Merker di un’Europa che “avanza da sola”? Questa visione di un’Unione Europea finalmente indipendente dagli Stati Uniti sembra essere incredibilmente auspicabile, ma poco realizzabile. È infatti illusorio credere di potersi isolare in un mondo dove la globalizzazione prevale su qualsiasi tipo di accordo e organizzazione internazionale. L’Unione Europea nel 2030 produrrà il 10% della ricchezza prodotta in un anno a livello globale, cifra alquanto irrisoria se comparata ad altre grandi potenze economiche del pianeta. In secondo luogo, l’Europa stessa non è politicamente unita e la dichiarazione del cancelliere rimane limitata se non consolidata da un assenso comune, abbastanza complesso da ottenere. L’Europa, ci si augura, potrà agire con una sempre più crescente autonomia, ma ciò dipende soprattutto dal livello di unità che si intende raggiungere. Dotare l’Unione di un’unica agenzia ambientale in nome del rispetto del controllo delle emissioni, per esempio, renderebbe l’Unione meno fragile e quindi più influente sulla questione climatica.

Alla chiusura statunitense la risposta non è un’ulteriore chiusura e la leader tedesca lo sa bene, per questo, vista la sua ampia dose di pragmatismo, sostiene che i rapporti debbano comunque rimanere buoni e civili, ma un tacito assenso non è consigliabile ed è giusto che l’Europa prenda posizione dinnanzi a tanta ostilità da parte della nuova amministrazione americana.

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