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Gianluigi Buffon, l’addio del numero 1 dei numeri 1

Ore 16:21 del 19 maggio 2018. Il capitano della Juventus e della Nazionale Gianluigi Buffon lascia l’Allianz Stadium e il calcio italiano tra gli applausi, gli abbracci e le lacrime della sua gente. Con uno degli ultimi superstiti degli eroi di Berlino, finisce un’era per il nostro calcio.

La carriera e la chiusura di un ciclo

Dopo 17 lunghi anni, pieni di gioie ma con qualche dolore, anche per Gigi è arrivato il momento di dire addio alla casacca bianconera. Era il 3 luglio del 2001 quando il 23enne talentuoso portiere del Parma Gianluigi Buffon venne acquistato dalla Signora per la cifra record, per le casse di Madama, di 75 miliardi di lire. Da quel giorno per il calcio nulla è stato più come prima. Perché, da quel momento in poi, un’intera generazione di tifosi della Juventus e dell’Italia è cresciuta vedendo quel numero, il numero 1, sempre sulle stesse spalle. Ed ognuno di quei tifosi è consapevole del fatto che ogni sussulto, ogni brivido ed ogni esultanza seguiti ad un suo miracolo saranno state emozioni uniche ed irripetibili.

In brevissimo tempo, Buffon è riuscito a farsi amare ed entrare nel cuore di tutti i suoi tifosi, volando tra i pali e rendendo possibile ciò che a tutti sembrava impossibile. Miracoli calcistici che presso i ducali gli valsero il soprannome di Superman.

Buffon o Superman, per i tifosi del Parma non fa alcuna differenza. Nessuno sa esserci quando serve come Gianluigi Buffon

E in pochissimo tempo, Gigi è riuscito ad affermarsi come uno dei più grandi portieri di sempre nella storia del calcio, se non il più forte di tutti i tempi, in assoluto. Perché, senza volere scomodare gli storici ed idolatrati Zoff e Jašin, nel corso degli anni vari ed eccellenti colleghi contemporanei alla sua era sportiva sono stati accostati al Gigione nazionale. Dagli “italiani” Dida e Julio Cesar agli stranieri Casillas, Cech e Neuer, tornando all’italianissimo Donnarumma, in molti hanno provato a scalzare il nativo di Carrara dalla vetta della virtuale classifica dei migliori portieri. Ma nessuno è riuscito ad avere quella continuità di rendimento che ha sempre contraddistinto il campione nostrano. E nessun altro è stato capace di mantenere alta, nel lungo periodo, l’asticella della prestazioni sportive. A quasi 40 anni suonati, Buffon ha messo a tacere ogni critica rivoltagli, rispondendo sempre sul campo ed affermandosi, ancora una volta, come miglior portiere al mondo. Nel 2016 riceve, infatti, il Golden Foot, diventando il primo portiere della storia ad essere fregiato di tale riconoscimento, e nel 2017 viene premiato come miglior giocatore nel suo ruolo della precedente edizione della Champions League. E giusto per esserne certi, nello stesso anno e per la quinta volta conquista la classifica di Miglior portiere dell’anno dell’IFFHS. Insomma, un palmarès individuale di tutto rispetto.

Buffon vince la 16/a edizione del Golden Foot Award (photo credits: Tuttosport)

La sua bacheca personale

Nella sua lunga e forse inimitabile carriera ha vinto quasi tutto. 9+2 Scudetti, 5 Coppe Italia, 6 Supercoppe italiane, 1 Coppa UEFA con il Parma e, per non farsi mancare niente, un Campionato di Serie B. Ma soprattutto ha avuto il privilegio di alzare al cielo, da protagonista indiscusso del torneo, il trofeo che lo ha elevato da fenomeno a leggenda del calcio: la Coppa del Mondo 2006. In questo copioso bottino manca solo l’agognata e stregata Champions League. Tre le finali giocate e perse, in cui Gigi ha comunque provato a lasciare il segno e a dare letteralmente una mano con le sue solite parate da far strabuzzare gli occhi. Il destino e il calcio, a volte, sanno essere davvero beffardi e crudeli. E così proprio quel Zinedine Zidane, a cui Gigi ha negato la gioia di chiudere la carriera salendo sul tetto del mondo, ha dato l’ultima delusione nella competizione al portierone italiano.

Il 3 giugno 2017, a Cardiff, Buffon perde la terza finale di Champions della sua carriera

Personaggio controverso

Eppure, nonostante le lodi tessute finora, Buffon, nell’arco della sua sfolgorante carriera, si è fatto anche molti nemici. Dal numero 88 al “boia chi molla”, dal gol di Muntari alle accuse di calcioscommesse, dalla lunga permanenza in Nazionale per arrivare perfino alle sue scelte di vita coniugale e privata, i suoi detrattori hanno cercato e trovato pane per i loro denti ed ogni pretesto per gettare fango sul capitano della Nazionale.

Altri, invece, ne hanno sempre apprezzato le attitudini da uomo spogliatoio, oltre alle innate capacità tecniche. Mai leader silenzioso, Buffon ha strigliato i suoi compagni di squadra ogni volta che è stato necessario ed ha sempre messo per primo la faccia dopo ogni sconfitta importante. Celebre il discorso alla squadra dopo Sassuolo-Juventus del 2015; emblematiche le interviste dopo le finali di Champions perse e post sconfitta con la Svezia.

Quasi mai una parola fuori luogo, eccezion fatta in quel di Madrid, solo frasi schiette e ponderate. E poi sorrisi, abbracci e pacche sulle spalle a tutti, avversari compresi. Tutto questo senza dimenticare il più grande segno di attaccamento alla maglia che si potesse aspettare da un campione come lui: la permanenza in Serie B. Scelta che di diritto ha portato Buffon nell’Olimpo degli eroi della storia della Juventus. Da campione del mondo e candidato al Pallone d’oro, si è decurtato una parte dello stipendio pur di continuare a vestire il bianconero. Gesto che rimarrà indelebile nella mente di qualsiasi suo sostenitore, juventino e non.

Il futuro

Infine, anche la scelta di lasciare Torino per fare spazio a portieri più giovani mette in luce la maturità dell’uomo, prima che del giocatore. Da buon capitano che si rispetti e che ha abbia assunto e fatto propria la mentalità juventina, Buffon ha capito che era giunto il momento di farsi da parte per rispettare il progetto di crescita societario. Perché i giocatori passano, la Juventus resta. Che il futuro sia ancora dentro al campo o fuori, non possiamo che augurargli un grande in bocca al lupo e ringraziarlo per tutte le gioie che ci ha regalato. A lui, Gianluigi Buffon, il numero 1 dei numeri 1.

Riccardo Ciriaco

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