Giunto al termine il primo grado del processo per la “Strage di Viareggio”

Erano le 23 e 48 del 20 giugno 2009 quando un treno che trasportava merci pericolose, quattordici cisterne di gpl, deragliò entrando nella stazione di Viareggio, i carichi si ribaltarono, una cisterna si squarciò cominciando a liberare gas liquido che velocemente prese fuoco e ingenerò una serie di esplosioni a catena. Tutto intorno fu avvolto dalle fiamme, le tenebre divennero rosse e le abitazioni vicine furono raggiunte dall’incendio, le temperature altissime miste ai gas tossici.

Trentadue furono le vittime della strage, numerosi i bambini.

Dopo anni di indagini la Procura di Lucca, competente per il fatto, aveva chiesto l’applicazione di pene che andavano dai 5 ai 16 anni di reclusione, a diverso titolo, per disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni personali, relativamente a 33 imputati.

A quasi 9 anni dall’accaduto finalmente è arrivata la sentenza di primo grado del collegio giudicante, presieduto dal Dott. Gerardo Boragine, che parzialmente conferma l’imputazione della procura e in parte la modifica.

Immagine dal Web 

La sentenza suona come assolutoria per dieci persone, mentre le restanti ventitré sono state condannate, tra questi vi sono Mauro Moretti e Michele Mario Elia, rispettivamente “ad” di Ferrovie dello Stato e ex amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana. Per Mauro Moretti la condanna è di sette anni di reclusione nel ruolo di ex amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana (società ce si occupa della gestione della rete, ove ha ricoperto tale ruolo dal 2001 al 2006) a scapito dei sedici chiesti dalla Procura che gli contestava i reati commessi nelle vesti di “ad” di Ferrovie dello Stato all’epoca dei fatti.

Sette anni e sei mesi per Michele Mario Elia che nel 2009 era “ad” di Rete ferroviaria italiana; come Elia anche Vincenzo Soprano, ex “ad” di Trenitalia e di Fs Logistica.

Per tutti si tratta di reati colposi, in quanto è stato assodato che nessuno abbia agito volendo che accadesse la strage, ma in particolar modo Moretti, Elia e Soprano hanno ricoperto in quel periodo ruoli apicali delle società responsabili della strage e, pertanto, erano destinatari dell’obbligo di impedire l’evento tramite il controllo sull’attività posta in essere e la sua sicurezza (il metodo di trasporto utilizzato per il gpl non sarebbe stato idoneo alla pericolosità insita nel trasporto della merce stessa).

Per quanto riguarda la responsabilità delle persone giuridiche (le società rappresentate da Moretti e altri), sono state inflitte pene pecuniarie pari a 700.000 Euro sia per Rete ferroviaria italiana che Trenitalia, mentre 480.000 per Gatx Rail Austria, Gatx Rail Germania, Officina Jugenthal Waggon; alle medesime società, in aggiunta alla pena pecuniaria (così come previsto dal Dlgs.231/2001 che regola proprio la responsabilità dell’ente per il reato posto in essere da un suo soggetto apicale), è stata comminata la sanzione interdittiva dall’attività per tre mesi. Le altre società alle quali era stato imputata una responsabilità nella strage (in tutto erano nove) sono invece state assolte.

Il dispositivo della sentenza è stato giudicato non di buon occhio dal legale di Moretti e di Ferrovie dello Stato che, pur felice per il parziale accoglimento delle ragioni dei suoi assistiti, giudica “scandaloso l’esito del processo, e la sentenza trasuda populismo”.

Ribattono a tono i familiari delle vittime, costituiti parte civile, giudicando intollerabili le parole dell’avvocato della controparte, e criticando l’operato del Consiglio di Amministrazione di Finmeccanica che ha riconfermato Mauro Moretti nel ruolo di amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica (non ci sarebbe incompatibilità tra i requisiti richiesti per il ruolo ricoperto e la condanna giudiziaria appena intervenuta, ininfluente), i quali affermano che “E’ moralmente inaccettabile che dopo una condanna di primo grado Mauro Moretti sia ancora a guidare un’azienda di Stato. Ne chiediamo le dimissioni e che sia tolto a Moretti il titolo di Cavaliere del Lavoro […] non si può tenere su una poltrona così importante un manager condannato in primo grado. Chiediamo che la politica intervenga”.

Soddisfatto, invece, il procuratore capo di Lucca, Pietro Suchan che, seppur le richieste della procura non sono state interamente accolte, si dice “soddisfatto” dell’esito del primo grado del processo, guardando al futuro in quanto questa storica sentenza rappresenta “un grosso passo avanti sul fronte della sicurezza”.

 

Lorenzo Maria Lucarelli

 

 

 

 

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