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Hanka Horkà, morta di Covid la cantante no vax

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Nonostante le rassicurazioni dei virologi e la pressione costante dei Governi per incentivare la campagna vaccinale, c’è ancora una considerevole fetta di popolazione che non ha nemmeno iniziato il ciclo di vaccinazione primario. Chi per paura viste alcune reazioni avverse dei vaccini e chi per mera opposizione ideologica, infatti, in molti rifiutano l’inoculazione del siero contro il Coronavirus. Tuttavia, a destare maggior timore non sono tanto le contestazioni nei confronti di quest’ultimo quanto i modi con cui alcuni cittadini cercano di non sottoporvisi. Basti pensare a tutti quelli che si sono contagiati intenzionalmente, senza tenere in considerazione gli eventuali rischi e nella speranza di non dover ricevere la cura. Tra questi c’era anche Hanka Horkà, cantante ceca dichiaratamente no-vax risultata positiva alla variante Delta e che si è spenta domenica scorsa proprio a causa di un aggravamento della malattia.

Il figlio di Hanka Horkà incolpa i no-vax per la morte della madre

Membro del gruppo folk Asonance, Hanka Horkà era una musicista molto conosciuta e apprezzata in Repubblica Ceca. Come da lei stessa annunciato sul proprio profilo Twitter, nelle ultime settimane le era stata diagnosticata l’infezione da Covid-19. Tuttavia, la donna non aveva mostrato nessun segno di preoccupazione. Anzi, se ne era rallegrata poiché, in questa maniera, avrebbe potuto far presto ritorno ad una vita “normale”, non dovendo ricorrere al vaccino e incoraggiando i fan a seguire il suo esempio. Il 13 gennaio, poi, aveva comunicato di avercela fatta. Insomma, il peggio era passato, o almeno così credeva. Difatti, il 16 gennaio le sue condizioni sono peggiorate talmente tanto che l’hanno portata alla morte.

Sulla questione si è espresso il figlio dell’artista, Jan Rek, che ha incolpato i no-vax della scomparsa della madre. “L’avete uccisa voi – ha scritto sui suoi account social – L’avete plagiata, lei ha basato tutte le sue argomentazioni sulle vostre teorie. Vi disprezzo“. Insomma, delle parole veramente dure e che non si avvicinano neanche lontanamente al dolore che in questi giorni il ragazzo starà provando. È assurdo, per non dire inverosimile, che al giorno d’oggi, in pieno XXI secolo e nel bel mezzo di evento epocale, si temano più le cure che la malattia stessa. Per non parlare della leggerezza con cui ci espone a pericoli dei quali non si conosce ancora molto e che, con un po’ più accortezza, si potrebbero evitare.

Scritto da Diego Lanuto.

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