Green non tanto “green”, grandi rifiuti ed eventi che hanno cambiato il golf… in mezzo a tutto questo c’entra sempre Horton Smith.

Horton Smith e la sua genesi

1909, Springfield in Missouri. Pochi libri ma tanto bestiame, il secondo frutta anche più dei primi e quindi un bue (in questo caso) vale più di Dostoevskij. Così la pensa Perry Smith, abile a guadagnare con il bestiame e potersi permettere l’iscrizione al Golf Club di Springfield. Lui gioca per status, il primo figlio per divertirsi ed il secondo per far divertire: Horton Smith è fuori dal comune.
I campi da golf della zona sono per chi i soldi li ha fatti, non ricevuti, e quindi la cura dei fairway è simile a quella dei campi da pascolo, mentre i “green” sono tali solo nel nome ma non nel colore: sono fatti di sabbia. Horton Smith diventa un giovane talento su circuiti del genere, e a 20 anni vuole essere golfista di professione…

Un Giovane Horton Smith
Photo Credits: www.Augusta.com

Incontro

I soldi se li fa prestare (non dal padre, anche se avrebbe potuto) e in un anno di gare dimostra di poter vivere di golf. Essersi qualificato a 17 anni allo US Open, due anni prima, non era stato abbastanza per il papà.
Convinto il genitore, Horton vince il primo torneo ma il secondo è quello fondamentale: ad essere battuta è l’icona del golf (e di stile) Walter Hagen. L’esteta del golf lo adora e lo prende sotto la sua esotica ala.
Ryder Cup, incetta di premi e campioni dal passato sconfitti… niente monta la testa ad Horton Smith: sorride, saluta, rifiuta cocktail e pratica il suo swing.

Horton Smith e Walter Hagen
Locandina di una delle tante esibizioni fatte da Hagen e Smith insieme nel 1929
Photo Credits: Cascade Golf Course

Swing

La tecnica di Smith per migliorarsi era l’ascolto: i grandi del tempo versano consigli nella sua brocca e lui con la pratica li travasa nel suo bicchiere personale, facendogli prendere la forma del suo fisico. Alto, robusto ma dallo swing breve e preciso. Gioco corto e putt insuperabili, perché se putti bene su un green di sabbia, su uno verde ti sembra tutto più facile.
Horton Smith ha parlato e battuto tutti in un solo anno, gli manca un solo nome, che è anche il più forte: Bobby Jones. Passa poco tempo, US Open 1929 e Bobby Jones stravince, ma l’incontro vero è solo rimandato…

Horton Smith vs Bobby Jones

Horton Smith viaggia senza sosta e si guadagna l’appellativo di “Missouri Rover” (girovago del Missouri), il suo peregrinare lo porta nel 1930 da un imprenditore che gli mostra un bastone di sua invenzione: faccia concava, aperta e pesante. Un sand wedge. Smith lo usa al Savannah Open dove, per caso, è in stanza con Bobby Jones. I due distruggono per tre volte il record del campo ma alla fine Smith vince, sarà l’ultimo a battere Jones prima del suo ritiro. Proprio Bobby Jones si convince ad usare quello strano bastone, mazza che gli permetterà di fare un birdie fondamentale al British Open del 1930, tappa importante per il Grande Slam.

Horton Smith Savannah Open
New York Times del 23 febbraio 1930, dopo la gara al Savannah Open (primo incontro tra i due)
Photo Credits: New York Times

Riposo… per poco

Dopo 20 mesi di tournée Horton Smith torna a casa, sfiancato e infortunato da un incidente. Ci metterà due anni a tornare alla vittoria ma nel 1934 recupera tutto quel verde che gli era mancato sui green, mettendoselo sulle spalle.
Ad Augusta il primo Masters nel 1934 lo vince lui, due one-putt alla 17 e 18 e la Green Jacket è di sua proprietà.
Nel 1936 vincerà di nuovo ad Augusta con un chip imbucato 20 metri e un putt finale sotto la pioggia torrenziale. Quella stessa giacca verrà rivenduta dagli eredi nel 2013 per 682.000$.

L’attuale proprietario della Giacca Verde di Horton Smith, un avvocato statunitense.
Photo Credits. Wall Street Journal

Presidente

Posati i ferri e finita la Guerra si rimette in gioco, ma dietro la scrivania. Dal 1952 al 1954 è presidente della PGA, una guida funzionale e non troppo illuminata dato che i giocatori di colore resteranno banditi dal golf fino al 1961. Chiedere però di essere progressista al figlio di un contadino del Missouri di inizio ‘900, pare anche eccessivo. Horton Smith vince tutti i riconoscimenti alla carriera possibili, perdendo però in anticipo il match play più duro: un cancro ai polmoni lo batte a 55 anni. Non-fumatore e non-bevitore. Una partita persa, solamente perché inaspettata.
Nessuna ebbrezza di fama, nessun sorso di cocktail e senza un tiro di sigaretta. Perché il tiro che gli interessava davvero, era solo quello più difficile.

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