Houston: non abbiamo un problema

Il grandissimo inizio di stagione dei nuovi Houston Rockets guidati dal duo Harden – Paul.

55 ore dal lancio della missione che avrebbe dovuto portare all’allunaggio dell’Apollo 13 e uno dei quattro serbatoi dell’ossigeno del modulo di comando e servizio esplode, costringendo così l’equipaggio a trasmettere il celebre messaggio che letteralmente fu “Okay, Houston, abbiamo avuto un problema.” e a tornare sulla terra a bordo del modulo lunare Aquarius. Questa poteva essere la situazione che avrebbe potuto vivere la squadra di basket di Houston, i Rockets, al momento del ritorno in campo di Chris Paul, poiché per le prime 15 partite della stagione avevano mantenuto il gioco che, la scorsa stagione, aveva portato grandi dividendi per James Harden e compagni (Per l’articolo a riguardo clicca qui). Invece così non è stato: 14 vittorie di fila e record intonso (15-0, ndr) con le due stelle in campo. 

Chris Paul in posa con Mike D’Antoni durante la sua presentazione a Houston

I motivi di questo grande inizio di stagione e di questo grande adattamento sono da ricercare soprattutto nella filosofia D’Antoniana del “Più playmaker ci sono in campo, meglio è” e, avendo, l’allenatore di origini italiane, 2 dei migliori creatori di gioco a disposizione, può esprimere il suo sitstema di gioco ogni notte nel miglior modo possibile. Nonostante molti credessero difficile la convivenza dei due All-Star NBA, la loro sete di vittoria e il loro gioco a tutto tondo, soprattutto nella metà campo offensiva, sta permettendo ai Rockets di avere un grande apporto anche dai giocatori di contorno, messi benissimo in ritmo dai due leader. Primo fra tutti è Eric Gordon che, vinto il premio di “Sesto uomo dell’anno” (Per l’articolo sull’importanza del sesto uomo nella NBA odierna clicca qui) la scorsa stagione, ha innalzato ancor più il livello del suo gioco migliorando sia nei punti a partita che nella percentuale dal campo, dimostrandosi ancora una volta uno dei migliori giocatori della Lega in uscita dalla panchina. Anche qualche insospettabile è autore di un ottima stagione, ad esempio sia Tucker che Mbah a Moute stanno vivendo i loro career-year sotto la guida di D’Antoni grazie alla loro duttilità e intensità sui 28 metri, con particolare attenzione alla parte difensiva del gioco.

Capela a lavoro con Hakeem Olajuwon un paio di stagioni fa

Ma colui che ha beneficiato di più della convivenza con Harden e Paul è senza dubbio Clint Capela: il centro svizzero è migliorato in ogni campo statistico (Per lui doppia doppia abbondante di media e quasi 70% dal campo) ed ha un impatto sui due lati del campo comparabile a quello delle grandi stelle pari ruolo. Considerati i soli 23 anni di età, Capela è potenzialmente un centro d’elite nella lega e, tra gli spazi e gli assist di cui beneficerà grazie a Paul e Harden, non potrà far altro che migliorare.

 

Con questo ritmo, Houston sembra la principale antagonista di Golden State sulla strada per le finals, con Harden che fino ad ora non ha mai messo a referto meno di 20 punti per ogni allacciata di scarpe e con Paul che quando scende in campo al fianco del Barba permette ai Rockets di avere quasi 20 punti di differenziale. Il sistema è perfetto per loro e per i “role players” che completano il roster a disposizione di D’Antoni e le gambe di Curry, Durant e compagni iniziano a tremare perché a Houston non c’è nessun problema.

 

Marco Azolini

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