Attualità

I social network hanno cambiato il modo di far politica, ma noi non ce ne accorgiamo

Il terzo millennio è cominciato con diversi boom, specialmente quello di internet e dei vari social network (come Facebook e Twitter), eppure, ancora oggi non abbiamo la piena consapevolezza di ciò che è cambiato grazie a tutto questo.

Parliamoci chiaro: Facebook e Twitter hanno connesso le singole persone con il resto del mondo, inoltre hanno anche fatto promuovere un’infinita di attività commerciali (tramite la creazione delle pagine). Fino a qui sembrerebbe che i cambiamenti introdotti dai social network siano stati di segno positivo, ciononostante ci sono alcune cose che sono cambiate in un modo alquanto strano.

La politica di ieri

Fino a non molto tempo fa l’attività politica era svolta prevalentemente in ambienti fisici come piazze e palazzi. Tutto questo implicava che ad assistere ai vari comizi non fossero persone prese a caso, ma uomini e donne che decidevano di recarsi nei vari luoghi per assistere ai discorsi delle figure di spicco del partito al quale si rifacevano. Tutto questo implica che la politica di non molto tempo fa non era progettata per chiunque, ma solo per i veri sostenitori di un partito; va registrato (comunque) che un cambiamento di tendenza era iniziata con la televisione, dato che proiettava gli interventi e le manifestazioni dei vari politici (in modo tale da allargare la popolazione che si interessava alla politica). Quello che è importante sapere (tuttavia) è che l’attività politica non era ancora entrata nella vita di tutti perché non aveva ancora quello strumento che gli permetteva di “invadere” una delle sfere più intime della popolazione, quella del tempo libero. In ultima analisi va aggiunto che l’attività politica era concentrata maggiormente nei momenti che precedevano l’elezione elettorale (qualche mese prima).


La politica di oggi

La politica 2.0 (che si contrappone al vecchio modello) è un po’ diversa. Con l’avvento dei social network possiamo assistere ad un allargamento del pubblico “interessato” alla politica. In un modo o nell’altro, grazie a Facebook e Twitter, l’attività politica ha invaso anche la sfera del tempo libero, ma partiamo dall’inizio: da alcuni anni, sempre più persone decidono di passare sempre più porzioni del proprio tempo libero sui social network (per interagire con il resto del mondo). Fino a qui nulla di strano, se non fosse che da alcuni anni, diversi partiti politici (se non tutti) hanno visto in Facebook e Twitter quegli strumenti che gli avrebbero permesso di fare più presa nella mente degli italiani.

Ora possiamo vedere su internet che le varie pagine dei politici di spicco pubblicano ogni giorno un post (almeno) con la speranza, non troppo celata, che tale post venga condiviso il più possibile per renderlo virale (in modo tale da ottenere sempre più iscritti alle proprie pagine social); in altre parole, una parte dell’attività politica è passata da essere complessa (come può essere un comizio) ad essere più “Barocca” (di natura più quotidiana) proprio per entrare nell’ultima porzione della sfera umana che non era stata ancora intaccata, quella del tempo libero . Tutto questo basterebbe già per poter scrivere un saggio, ciononostante ci sono altri fattori che è bene menzionare: la campagna elettorale, un tempo limitata a determinati periodi, ora ha conosciuto quel carattere permanente e duraturo; in altre parole i politici fanno campagna elettorale sempre, infatti tutto questo è stato confermato dalle analisi settimanali sulle oscillazioni di voto condotte da La7.

Qui arriva un altro fattore importante, cioè l’agenda politica: un tempo programmata e discussa dai vari membri di spicco del partito, ora viene decisa sui social grazie ai likes e alle condivisioni. La nascita della politica 2.0 possiamo sancirla con l’ascesa del Movimento 5 Stelle che ha fatto di internet il proprio trampolino di lancio per far presa sulla gente. Ora possiamo notare che ci sono pagine di politici con milione di likes su Facebook, tanto per citarne un paio, la pagina di Matteo Salvini conta quasi 3 milione e 300mila mi piace mentre quella di Luigi di Maio ne conta più di 2 milioni.

Conclusioni

Ancora non è chiaro se la politica 2.0 rappresenti un’innovazione positiva o negativa, ciononostante è utile approfondire le fenomenologie citate nell’articolo per poter comprendere a pieno tutte le sfaccettature del nuovo modo di far politica.

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