Abbiamo passato una settimana dedicata a Fulci, quindi si resta in Italia per quest’episodio del Venerdì: vi presento l’italianissimo Il Bosco Fuori.
Questo è CINEMA PER STOMACI FORTI e ogni settimana vi godrete un film horror consigliato dalla vostra “Bloody Mary”!

Benvenuti anche oggi a:
Bloody Mary, Bloody Friday!

Io sono Mary e vi accompagnerò in un viaggio nel cinema dello spavento!
Siete pronti?

Un film “minore” del nostro bel paese, che secondo me raccoglie l’eredità dei grandi del genere suoi (e nostri) connazionali. Credo che l’Horror sia uno dei grandi meriti del nostro paese: sono più orgogliosa perché so che come Nazione abbiamo prodotto “Una Lucertola dalla Pelle di Donna” che per la ricetta della Carbonara. Da Romana so che questa è un’affermazione pericolosa: che i miei vicini di casa mi perdonino!

Tornando a “Il Bosco Fuori”:

Il Bosco fuori (conosciuto all’estero come The Last House in the Woods), del regista Gabriele Albanesi, si articola su una struttura diegetica vista e rivista, io direi Classica. Si parte con l’incipit che espone un intricato mistero, il quale si carica di angoscia nel corso della pellicola e si svelerà solo alla fine. Ma nonostante ciò, la combinazione di elementi del corso della visione rende il film una vera sorpresa.

Diciamolo: Albanesi è un fissato con l’horror. E si vede. Questo piccolo capolavoro italiano è decisamente un film che ha superato una profonda crisi di identità. In lui convivono un pochino di Texas Chainsaw Massacre, un po dell’Ultima Casa a Sinistra, si vede l’amore del regista per Romero, per arrivare a derive citazionistiche come Boxing Helena o Martin Hel! Insomma, ne ha passate tante (come vedremo anche i suoi protagonisti!) e ne tira fuori qualcosa di allucinante.

Il Bosco Fuori – fonte: google

Forse si potrebbe pensare che non c’è molto di originale. Tuttavia, il modo i cui il regista combina tutte queste citazioni ci da una visione caleidoscopica di un classico e questo, almeno a mio parere, non risulta mai posticcio. Oltretutto, va detto, è comunque molto divertente per i fan del genere – in particolare i fan del Giallo anni 70, Horror e Exploitation.

Un po’ di trama:

Ormi avete capito che non sono una fissata con le sinossi. Ma stavolta potrebbe valerne la pena (senza spoiler, o almeno ci provo: sennò andate avanti).

Rino e Aurora sono due ex amanti che non l’hanno ancora ben superata, e mentre si fanno un giro lungo una strada forestale parcheggiano per una “sosta d’amore”. I due cercano solo un po’ di privacy, ecco. Invece vengono aggrediti da un trio di delinquenti e salvati da una coppia.

Tutto ciò che Aurora (Daniela Virgilio) e Rino (Daniele Grassetti) volevano era trovare un luogo appartato dove poter fare l’amore nella natura, ma la comparsa di tre sadici (David Pietroni, Garemia Longobardo e Cristiano Callegaro) manda presto la serata romantica in malora. I tre sadici sono proprio tre Cani Arrabbiati che sembrano usciti da una pellicola di Mario Bava. Anche se questo sarà solo l’inizio.
C’è una colluttazione e Rino viene picchiato senza pietà. I tre intrusi si preparano a violentare Aurora. Misericordiosamente, nell’ultimo attimo possibile, la coppia viene salvata dal Clara (Santa De Santis) e Antonio (Rino Diana).

Dopo aver cacciato via gli aggressori, Clara e Antonio si offrono di portare Rino e Aurora a casa loro per riposare – un’offerta che i giovani spaventati accettano con apprezzamento. Si aggiunge quindi nella loro casa nel bosco. Arrivati ​​alla dimora isolata, tuttavia, Rino e Aurora si rendono presto conto che i loro problemi potrebbero essere appena iniziati.

Non solo Clara e Antonio hanno un figlio di nome Guilio (Fabiano Malantrucco) con alcuni tratti incisivi seriamente intimidatori, ma la situazione si fa via via sempre più raccapricciante. Addirittura vedremo tornare anche gli stessi sadici che li hanno tormentati nei boschi, ma in una chiave decisamente inaspettata. Un climax di raccapriccio e disgusto attende la coppia. Scene che vanno oltre la sopportazione. La coppia vivrà una notte intera attraversando un freak show di vittime di violenze e orrori.

Quando poi, finalmente, il sole del mattino getta via questa l’estenuante notte di massacri, ecco che i sopravvissuti affronteranno la morte per liberare gli altri dagli orrori che hanno vissuto.

Note al Regista:

Di solito non lo faccio, ma qui c’è anche un pizzico di orgoglio patriottico. Ripeto: del Made in Italy io apprezzo principalmente questo. Di Albanesi poi, apprezzo il gusto e la conoscenza del genere, che emerge chiaramente dai suoi lavori. Ho già parlato di alcune sue ispirazioni, ma non solo le sole.

Questa pellicola di Gabriele Albanesi è infatti palesemente ispirata a Classici come “Phenomena” di Dario Argento; dai Mastri come Lucio Fulci e Mario Bava. Ma il suo occhio è anche rivolto all’estero: evidenti i rimandi non solo a Wes Craven, ma soprattutto ad un Hooper dei film “Texas Chainsaw Massacre“, che è forse la citazione più evidente. Ah, e ovviamente Sam Raimi.

Albanesi ha avuto una buona carriera come emergente: si è fatto apprezzare presso vari festival con i suoi cortometraggi. Ricordiamo Braccati (2001), L’armadio (2002) e Le mummie (2003) – per chi volesse visionarli. Poi, nel 2006 ecco Il bosco fuori, prodotto dai Manetti Bros. Si tratta certamente di un’opera giovanile, esordiente, ma si prospetta una carriera florida per il regista, che si spera produca ancora galloni di sangue.

Cosa penso de “Il Bosco Fuori”:

Potenziali stupratori, una coppia misteriosa e una casa isolata nei boschi: il background tematico sembra certamente familiare a chi mastica horror. Ma Il Bosco Fuori riesce anche presentaci un inquietante ragazzino di cannibale dai denti appuntiti, sesso in macchina, mutilazioni totali degli arti, il tutto contemporaneamente ad un paio di assassini agguerriti e ottusi; il tutto nella stessa trama. Un tale mix porta a compimento un perversamente divertente – forse occasionalmente un po’ troppo “imbottito” – inno allo spietato Exploitation italiano più perverso.  

La regia è perfetta, almeno a mio parere. Piena di primi piani fumanti, zoom dinamici e editing incisivo. È anche un film terribilmente oscuro con alcune scene immerse in un vago di penombra, e c’è chi giustamente ha obiettato che non si vede niente.

Il bosco fuori, una scena – fonte: google


Ma Albanesi riesce a sfruttare a suo vantaggio l’angolo del chiaroscuro in alcuni segmenti brillantemente girati. La penombra è un elemento di schiacciante realismo e crea la condizione claustrofobica e angosicante della visione del film. Film che inizia lentamente ma ha una gradualità deliziosa. Lo vediamo nello svelamento finale: durante gli ultimi 30 minuti maturi esplode il disgusto e si abbonda di gore. Alcuni effetti di trucco sciatti ed efficaci ci fanno capire quanto Albanesi ami l’horror della vecchia scuola. Bambini cannibali, teste mozzate in letteralmente bagni di sangue, bambini senza gli arti lasciati in vita ad agonizzare: nel finale il film sembra voler essere divertente tanto quanto oltraggioso. Per questo ringraziamo Stivaletti (La terza Madre). Il maestro abbonda di lame e motoseghe. Ecco che tira fuori effetti a ripetizioni: donne investite, teste fracassate da pietre, arti mozzati, bambini-bestia, denti acuminati.

Iconica la scena delle budella che fuoriescono dal ventre di un ragazzo che riesce solo a commentare

“Il prete me lo diceva che me dovevo fa li cazzi mia…”

Altamente raccomandato per gli appassionati di film dell’Exploitation americani e italiani, Il Bosco Fuori è un omaggio horror che offre davvero del sugo nelle scene.

In conclusione:

Dal punto di vista del racconto cinematografico, i primi minuti sono notoriamente i più difficili, e il regista lo sa. Sostituendo ai cliché narrativi agghiaccianti colpi di scena, è individuando il vero orrore nelle mostruosità quotidiane che troviamo il successo del film. Gli orrori che sfociano durante la pellicola, infatti, sono un pugno nello stomaco. Ma non tanto per le scene cruente, quanto per la verosimiglianza che il film ha con la cronaca nera. Quell’altrove a noi sconosciuto che ci terrorizza, che per esorcizzare releghiamo lontano, al reietto al pazzo… Al mostro. Ma il simbolo-mostro di cui abbiamo paura non è in realtà così lontano, ma vive in un luogo assai più oscuro e inquietante: l’animo umano.

I mostri di Gabriele Albanesi hanno fattezze terrestri, si annidano nell’umanità. Sono i nostri migliori amici, i nostri vicini, o peggio… potremmo essere noiIl Bosco Fuori è un ritratto cupo e terrorizzante di un’apocalisse già avvenuta.

Ah, una cosa: Sam Raimi ha visto il film, è l’ha adorato.

Un regista molto colto che ha saputo far tesoro dei suoi riferimenti culturali regalandoci una pellicola profondamente moderna, ma con un delizioso gusto fortemente anni ’70. Un risultato lodevole, in ultima analisi, che allarga gli orizzonti del cinema indipendente italiano e lascia una gustosa prospettiva ai nuovi talenti.

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Ci vediamo venerdì prossimo, con dell’altro

CINEMA PER STOMACI FORTI!

Per chi volesse recuperare la Rubrica ho scritto già di:
Lucio Fulci, Wes Craven, Oldboy, Apocalypto, Calvaire , Baskin, Inside 

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