Cronaca

“Il Fatto” pubblica le intercettazioni tra Matteo e Tiziano Renzi: la difesa continua sui social

Dopo che “Il Fatto Quotidiano” di Marco Travaglio ha pubblicato ieri, illegittimamente, le intercettazioni di una chiamata tra l’ex premier e suo padre Tiziano Renzi, avvenuta il giorno prima dell’interrogatorio di quest’ultimo, la difesa riparte, ancora una volta, dai media. Ma come, non era stato lo stesso Matteo Renzi a dichiararsi fiducioso nella magistratura e a lasciare che questa facesse il suo lavoro senza l’interferenza dei tanto odiati processi popolari?

Il caso Consip in cui il padre di Matteo Renzi, l’imprenditore toscano Tiziano Renzi, è coinvolto in quanto indagato per traffico di influenze continua a percorrere due vie parallele: quella della magistratura e quella dei media.

L’ex premier, Segretario del PD, pur dopo aver ribadito più volte di volersi affidare solo alla magistratura nella quale ripone fiducia, è di nuovo intervenuto sul tema travisando così le sue precedenti dichiarazioni.

È successo ieri, dopo che “Il Fatto” ha pubblicato le intercettazioni realizzate dalla Procura di Roma, con la registrazione della conversazione avvenuta tra Matteo e Tiziano Renzi il 2 marzo, il giorno prima dell’interrogatorio. Nella telefonata intercettata, l’ex premier chiede al padre di dirgli tutta la verità sui fatti, incalzandolo a non mentire e ripetendogli più volte di non giocare col fuoco, perché la vicenda è seria. Matteo Renzi vuole sapere se effettivamente il padre ha incontrato l’imprenditore Alfredo Romeo, indagato per corruzione e tuttora in stato di custodia cautelare.

Dalle intercettazioni sembra che effettivamente l’ex Presidente del Consiglio non sappia nulla dei fatti e non c’entri alcunché con la situazione, così uscendone pulito.

Non manca, però, chi malignamente ha sostenuto che Renzi Jr avesse appositamente effettuato la chiamata al padre, sapendo con certezza che le comunicazioni telefoniche di quest’ultimo fossero intercettate, al fine di risultare estraneo ai fatti direttamente alle orecchie degli inquirenti che avrebbero ascoltato le intercettazioni.

Prescindendo dalla verità dei fatti, che probabilmente solo Matteo sa in cuor suo, quel che è ancor più grave è la pubblicazione delle intercettazioni da parte del giornale di Marco Travaglio, solito nel costruire inchieste giornalistiche spesso invasive, anche se molto utili.

Questa volta, però, la pubblicazione delle intercettazioni non ha fatto altro che violare quanto stabilito dalla legge che sancisce espressamente, all’art. 329 del codice di procedura penale, che il contenuto delle indagini è coperto da segreto almeno fino al termine delle indagini preliminari. Così facendo, Travaglio ha violato lui stesso, paladino della giustizia, proprio quella legge che con forza invoca.

A tutto ciò non è riuscito a rimanere inerme Matteo Renzi che, dopo aver rimandato tutti gli impegni di giornata, è intervenuto, social alla mano, per difendere sé stesso e il padre, sottolineando inoltre la discutibile pratica di molti giornalisti italiani abituati a pubblicare documenti ed intercettazioni anche quando ciò non è dovuto, ledendo oltremodo gli interessati.

Il Fatto pubblica con grande enfasi delle intercettazioni tra me e mio padre. Nel merito ribadiscono la mia serietà visto che quando scoppia lo scandalo Consip chiamo mio padre per dirgli: ‘Babbo, questo non è un gioco, devi dire la verità, solo la verità”, afferma inizialmente Matteo Renzi in un post su Facebook di oltre 7.000 battute.

Successivamente sottolinea come risulta chiaramente che “le intercettazioni pubblicate mi fanno un regalo. La pubblicazione è come sempre illegittima ed è l’ennesima dimostrazione di rapporti particolari tra alcune procure e alcune redazioni. Ma non ho alcun titolo per lamentarmi: non sono il primo a passare da questa gogna mediatica. Anzi: ad altri è andata peggio. Qualcuno si è tolto la vita per le intercettazioni, qualcuno ci ha rimesso il lavoro”. Proprio partendo da tale dichiarazione molti hanno pensato che la chiamata fosse voluta appositamente perché intercettata.

Sulla pubblicazione illegittima delle intercettazioni la Procura di Roma ha già aperto un fascicolo e anche il ministro Orlando sta indagando attraverso l’ispettorato generale.

Intanto, non sono mancate le critiche dei partiti politici avversari, tra questi il M5S che, attraverso i capigruppo M5s Roberto Fico e Carlo Martelli si scaglia contro l’ex premier: ‹‹Ci sono troppi aspetti opachi poi rispetto agli incontri di Tiziano Renzi con Alfredo Romeo e Carlo Russo a Roma. Si parla di bettole, ristoranti e bar: uno spaccato inquietante che fa comprendere di che pasta è fatto il Giglio magico. Lo stesso gruppo di potere che faceva pressione sul governatore della Puglia Emiliano per fissare un incontro con Carlo Russo. Questa cricca sta continuando a danneggiare le istituzioni e, soprattutto, i cittadini: da banca Etruria a Consip, passando per le macerie in cui sta abbandonando il Paese››.

Partendo dal presupposto che la pubblicazione delle intercettazioni (non autorizzata dalle autorità come invece alle volte accade di proposito) rappresenta un atto assolutamente da condannare, in quanto non fa altro che travalicare la competenza dei giudici, oltre che un atto inutile, poiché si tratta di documentazione già acquisita dagli inquirenti, quel che lascia maggiormente interdetti è il finale del post di Matteo Renzi: “Possono costruire scandali o pubblicare prove false quanto vogliono. Noi crediamo nella giustizia. Ci fidiamo delle istituzioni italiane. E abbiamo un grande alleato: perché il tempo non cancella la verità. La fa emergere”. Non si capisce, infatti, perché egli, dopo aver reiteratamente dichiarato la sua profonda fiducia nella magistratura e la volontà di lasciare solo a questa la gestione dei fatti, abbia voluto ancora una volta, ritornare a difendere sé stesso, e il padre, al di fuori dei canali a ciò istituzionalmente destinati, e cioè i tribunali.

Un processo, ancor di più se penale, fa paura a chiunque ma non per questo c’è bisogno di utilizzare strumenti ulteriori per difendersi, soprattutto se si dichiara apertamente di credere nella giustizia e nella verità dei fatti e nella propria ed altrui innocenza.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://metropolitanmagazineitalia.blog/2017/05/17/il-fatto-pubblica-le-intercettazioni-tra-matteo-e-tiziano-renzi-la-difesa-continua-sui-social/

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