Cronaca

Il femminicidio: la tutela della donna in Italia e all’estero

Siamo in Italia, un paese civile d’Occidente, patria della garanzia dei diritti, eppure 116 donne sono morte solo nel 2016, vittime dei mariti, compagni o ex che dall’alto della ritenuta superiorità maschile si sono ritenuti in diritto di poter metter fine arbitrariamente alla vita di una donna, considerata di minor valore in base ad una concezione gerarchica e patriarcale, ormai risalente nel tempo, del rapporto uomo-donna.

È questo ciò che viene definito “femminicidio”, l’omicidio doloso o preterintenzionale di una donna per motivi basati sull’appartenenza di questa al genere femminile, quindi più debole. Si tratta di delitti che molto spesso trovano sfogo all’interno delle mura domestiche, a volte a seguito di reiterate violenze, da quelle verbali, a partire da semplici insulti fino allo stalking, a quelle fisiche attraverso vessazioni che sono in grado di giungere ai casi di acidificazione.

In Europa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il tasso di omicidi verso le donne (ma anche verso gli uomini) è in continua discesa dal 1970 ad oggi, tuttavia tale tendenza non è un motivo per allentare le redini in quanto le donne, seppur in misura minore, continuano a morire; proprio per questo nel 2011 a Istanbul è stata sottoscritta dai membri del Consiglio d’Europa la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.

Nello stesso ambito europeo vi è un forte sforzo volto alla tutela delle donne e alla condanna degli uomini che le uccidono: infatti dalle linee guida provenienti dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo risulta chiaramente stabilito che “Gli Stati devono dare una pronta ed efficace risposta, offrendo adeguata tutela ai soggetti più vulnerabili, alle vittime di violenza domestica e femminicidio. La mancata attuazione delle sanzioni e l’assenza di garanzie per le vittime inficiano il fine delle norme interne sulla protezione del diritto alla vita, creando un contesto propizio ad incitare a commettere questi reati confidando in un clima di sostanziale impunità”.

Immagine dal Web

Pur se il fenomeno nel mondo è maggiormente diffuso nei paesi meno sviluppati e basati su un assetto patriarcale, trovando il maggior tasso di incidenza nell’America Centrale e del Sud, anche l’Italia si trova purtroppo a combattere con centinaia di reiterati omicidi nei confronti delle donne in quanto tali.

Soprattutto negli ultimi dieci anni il femminicidio ha destato molta attenzione non solo negli ambienti giudiziari ma anche nei confronti dei media, i quali stanno ormai portando avanti progetti e programmi di sensibilizzazione e di denuncia.

Passi in avanti sono stati fatti anche circa la tutela giuridica apprestata ai casi di femminicidio, a partire dai momenti sintomatici antecedenti, attraverso misure preventive o attraverso l’incriminazione per stalking, fino alla previsione di un apposito disegno di legge riguardante il femminicidio.

Proprio l’1 marzo è stato discusso e approvato alla Camera il ddl sul femminicidio che ora dovrà passare al Senato per essere approvato e diventare legge.

Ecco il contenuto del disegno di legge:

  • Assistenza e difesa già nelle prime fasi del processo penale;
  • Accesso gratuito al patrocinio a spese dello Stato;
  • Tutela per gli orfani che avranno diritto al risarcimento del danno per la perdita familiare subita;
  • Annulla il diritto di godimento all’eredità (o della pensione di reversibilità);
  • Introduce il sequestro dei beni dell’omicida che andranno a garantire il risarcimento del danno dei figli;
  • L’omicidio del coniuge viene equiparato a quello di un figlio, costituendo quindi un’aggravante del reato, comminando una pena che va dagli 11 anni di reclusione all’ergastolo;
  • Introduce un fondo statale per l’assistenza medica e psicologica dei figli della vittima e anche per pagare le spese processuali e quant’altro.

Tale normativa si aggiungerà, in un’ottica di completamento, al decreto legge 14/08/2013 contro la violenza in generale che nei primi cinque articoli aveva già introdotto misure contro il femminicidio che prevedono l’inasprimento delle pene e delle misure cautelati, l’allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa e il braccialetto elettronico proprio per monitorarne gli spostamenti.

Lo strumento però più importante è e rimane quello della denuncia, al quale tutte le donne maltrattate o minacciate devono far ricorso, non accettando la sottomissione anche quando si ha paura, perché uomini che picchiano e uccidono le donne non hanno alcun diritto di farlo né tantomeno di essere considerati uomini.

Lorenzo Maria Lucarelli

https://wordpress.com/post/metropolitandotblog.wordpress.com/17758

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