31 maggio 1942: le armi stanno chiamando ma la voce dei green è più forte degli scoppi in lontananza. Un militare contro un golfista per il Major più scorretto nello sport dei gentlemen.

Orgoglio e pregiudizio

Sam Snead ha 30 anni, un ragazzo che sta per firmare il suo arruolamento in Marina, orgoglioso della scelta ma frenato da due sentimenti sempre presenti in lui: l’orgoglio e l’avarizia.
Il golf che esprime Sam non può togliergli la sua misera provenienza da Ashwood, Virginia: i cui abitanti sono pochi di più dei trofei che conquisterà sul PGA. Esigui i primi (400), quasi eccessivi i secondi (82).
Con un retaggio del genere ed un talento smisurato le pistole dei detrattori sono sempre cariche, perchè dopo 27 trofei non si vedono Major in bacheca, e allora le armi hanno anche un bersaglio enorme su cui mirare.
La firma arriva ma otto giorni più tardi, anche perchè vincere il PGA Championship varrebbe 5.000$, sponsor inclusi. Una bella motivazione per chi, come Snead, nasconde il denaro nelle lattine di pomodori del giardino di casa.

Major
Pubblicità di Snead
Photo credits: Soylent Communications

PGA Championship 1942

Al Seaview Country Club in New Jersey si gioca il PGA Championship 1942, un’occasione per augurarsi buona sorte piuttosto che per rincontrarsi. La guerra difatti stopperà tutti i Major almeno fino al 1944. I militari di tutte le basi circostanti accorrono, e sono molte. Il pubblico è un’enorme macchia mimetica che si estende sino in campo, perchè sul tee c’è chi li rappresenta: dal campione (e caporale) uscente Vic Ghezzi ad un altro caporale, Jim Turnesa.
Ghezzi torna alla base al primo incontro ed il tifo si concentra su Turnesa. Jim è sospinto dal vento di guerra soffiato dai suoi compagni, aliti che non portano macerie su strade ma birdie sui green. Turnesa abbatte al primo turno “Il falco”, Ben Hogan. Tiratore di palla sublime e perfezionista tanto da poter visualizzare il campo dall’alto. Questa volta però i colpi di Turnesa feriscono l’ala, il rapace cade.
Al secondo turno il militare sconfigge il lord, non dal sangue blu ma dallo score sempre in rosso, Byron Nelson soccombe alla prima buca di playoff. Il lord dal lignaggio texano è ferito nell’orgoglio ma tiene fede al suo status fittizio:

“Ho appena visto il miglior putter del mondo”
Frase di Byron Nelson dopo il match con Turnesa

Major
Da sx: Joe, Mike e Jim Turnesa. Una famiglia di 7 fratelli golfisti
Photo credits: Golfdigest

Turnesa è in finale ma i tifosi diventano come cani allo specchio, pronti ad abbaiare contro chi sarebbe diventato esattamente come loro.

Oltraggio

Sam Snead arriva in finale ma è da solo. Un matchplay a 36 buche con 7.000 militari a tifare Turnesa ed indispettire Snead. Prima ancora di arrivare sul tee volano manate scherzose e pesanti sulla schiena dell’uomo senza uniforme… ignari che l’avrebbe indossata per la prima volta dal giorno seguente.
Gli swing di Snead sono interrotti a metà da schiamazzi isolati, preceduti da mormorii e seguiti da risate in caso di errore. Al primo drive in bosco di Turnesa la pallina riappare in fairway, forse favorita da un magico rimbalzo a forma di stivale dell’esercito. Dopo 23 buche Turnesa è avanti di tre colpi, qualcosa di fatale però accade.

Pressione Major

In cinque buche Sam pareggia i conti ed i militari riservano a Snead lo stesso trattamento verbale usato per giapponesi e tedeschi. Turnesa perde il ritmo e raddoppia la lunghezza della sua routine: se la pistola si ricarica con lentezza e tremore al nemico basta aspettare che l’altro esaurisca i colpi. Alla 35esima buca Snead piazza il colpo vincente, chip perfetto da 15 metri: avversario al suolo e primo Major nella sala dei trofei.
Dal giorno stesso Sam indossa il cappello della Marina fino al 1944, prima di tornare e continuare a vincere, senza scorrettezze. Perchè il duello è legittimo solo se è giusto e senza esclusione di colpi… soprattutto in uno sport dove bisogna farne il meno possibile.

Major
Snead (con indosso il cappello della Marina) e Turnesa che sportivamente tengono il trofeo insieme
Photo Credits: Golf History Today

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