Cinema

“Il ricco, il povero e il maggiordomo”, la sciatica con le emorroidi di Aldo stasera in tv

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Come dovrebbe essere un’allegra brigata? Mettiamo tre indivisibili attori, o fratelli separati solo per scambio di culle. Come figli illegittimi di Totò e Peppino De Filippo. Diversi, originali, in simbiosi tra loro. Che nulla hanno della vanagloria da palcoscenico, o dell’eccentrica eleganza da ‘Conte Tacchia‘. Ma fanno ridere, anche se s’impegnano ad essere seri. Sgualciti e senza un vezzo, ognuno guarda l’altro, serioso e allucinato. Come fosse sempre per la prima volta. Sono Aldo, Giovanni e Giacomo, che tornano stasera in tv, con “Il ricco, il povero e il maggiordomo“. Giocano, parafrasano e storpiano l’italiano, alla loro maniera, in un film che fu campione d’incassi delle feste natalizie 2014.

In bocca la verità. In testa nessuna chioma ribelle o acconciatura d’avanspettacolo. Tre ragazzi tutto ‘core’ e carnalità. Cresciuti tra palco e televisione. Come possono essersi incontrati, ed aver proseguito insieme a braccetto alla comicità, resterà un mistero. Dono della provvidenza o calamità naturale? Ma il trio fa ridere, come fanno ridere dei pazzi; la cui comicità è dovuta al fatto che nessuno è in grado di capirli veramente. Aldo Baglio lavorava alla Sip, vecchia società dei telefoni (a Roma conosciuta solo come ‘Sippe’). Giovanni Storti insegnava acrobatica, quale mestiere migliore per lui? Mentre Giacomo Poretti era infermiere. Carriere bruciate al vento. Resteranno solo i loro nomi di battesimo, sui personaggi che interpretano. Che più appropriati, non potrebbero essere.

Aldo, Giovanni, Giacomo, niente di serio

Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo – Trailer | Aldo Giovanni e Giacomo, da YouTube

Questa sera in tv “Il ricco, il povero e il maggiordomo”: la Milano dei Navigli, da bere e dei quartieri. C’è tutto un universo nel film; la caciara del siculo Aldo, la pignoleria e il buon senso ‘de milan’ di Giovanni, la scrupolosità e la petulanza di Giacomo. L’uomo ricco e di successo, broker convinto (Giacomo), ha un maggiordomo tuttofare (Giovanni). Calzini bianchi appoggiati sul volante della Maserati, durante le pause dal suo incarico d’autista. Un guerriero ninja, innamorato della domestica venezuelana Dolores. E proprio lui investe, un giorno, un venditore ambulante (Aldo). “C’ho tutta la schiena sconquassata, c’ho un colpo di frusta in canna, le terminazioni nervose insensibili“, dirà il sopravvissuto all’incidente. Ma, sempre più moribondo, da quando catapultato nella faraonica villa per essere soccorso. Il ricco, dopo un tentativo di rimborso danni per chiudere la faccenda, lo prenderà a lavorare con sé. Inizierà lo scompiglio nelle loro vite.

Aldo, ha sempre sognato di avere il riporto, e il furgone bancarella con licenza. “Te lo vendo e te l’adatto”, lo slogan. Ma non ha però la stessa classe del padre, venditore, che proponeva la merce al grido di ‘patate, portualle e lupini‘. Da ambulante, Aldo, si truccherà il volto di nero per sembrare africano e più compassionevole. Ma dimenticherà le mani bianche, lasciate al naturale. Con la mamma, dallo sguardo truce, specializzata in critiche per quel figlio che gli pranza davanti in canottiera e nulla fa: che non è riuscito a sposarsi, e che dialoga appoggiato al frigo in cucina. Ma egli, avrà pure un pregio: riesce a parlare il turco come suo nonno. E quando i compari, Giovanni e Giacomo, gli chiederanno una dimostrazione della conoscenza della lingua, inizierà un monologo difficile da fermare, e da sottotitolare. Una cantilena tre toni sopra la sua voce. Che sarà la soluzione all’improvviso crollo finanziario di Giacomo, costretto ad essere ospite in casa dalla madre di Aldo.

Il ricco, il povero e il maggiordomo, ‘Mii…’ sono loro

“Allora com’è andata?”. “E fatemi scendere almeno dalla macchina”. Dice Aldo, spegnendo il motore di una Fiat 500 rosso fuoco, come i successi del racconto amoroso che sta per dire. Con la sicurezza e disinvoltura di chi conosce le donne, perché non s’improvvisa un mestiere! “Avete una sigaretta?”. Prendendola alla larga. Mima un avvenuto, languido bacio, tirando a se la nuca del malcapitato Giovanni. “Baciami a labbra di fuoco, donna!”. Provate a parlare come lui. ‘Invasato dall’anima turca dei suoi avi’, Aldo, prosegue il racconto con fantasticherie, pezzi forti, e “cose indicibili”, troppo, per essere udite da un maggiordomo. Era dai tempi dei campeggi che non si sentiva di certe imboscate! E, a guardare bene, si vedrà scappare una risata, non prevista, anche dello stesso attore.

E tutto fila così, stasera in tv con “Il ricco, il povero e il maggiordomo”. Insieme a Francesca Neri, Giuliana Lojodice nel ruolo della mamma di Aldo, Massimo Popolizio nei panni di un burbero prete da oratorio, e Guadalupe Lancho nella parte della procace Dolores. E poi loro, i due lombardi e il siculo. Aldo tira le scarpe contro la Maserati lucida, e la sua furia non mente: “Bastardi, sfruttatori, che vi venisse una sciatica con l’emorroidi..“. O quando si prospetta una notte difficile per il povero, il ricco, e il maggiordomo. Una notte da poveri per tutti: tra sonnambuli e pene d’amore! Tra le russa della mamma, che sembra ‘un trattore scarburato‘, e la colla per rimettere a nuovo la statua di don Bosco, prima della buonanotte.

Eran tre, eran giovani e forti

Un film per ridere, e una lezione di vita da Aldo: “Dare tutto non è poi così lontano dal vincere”. E allora, ci sarà anche la forza istintiva dell’amore tra le risate di Aldo, Giovanni e Giacomo. Non contiamole, perché saranno innumerevoli. Non contiamo neanche gli sforzi, impiegati in una battaglia. Qualunque essa sia. Perché si può andar fieri anche di una sconfitta. Non c’è copione che possa dettare una trama così profonda e bella. Tutto viene naturale, e la natura si sbizzarrisce, con una smorfia, un tic, tra sopracciglia inarcate, strani allungamenti del collo. Al grido di “Mii..”, come un verso felino irreprensibile, a squarciare la notte. Alla maniera bizzarra e preziosa, di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema. Seguici sempre!

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