L’Italia si posiziona al primo posto tra i Paesi europei con il più alto numero assoluto di decessi collegato all’inquinamento atmosferico. I 43.083 morti stimati sono da ricondurre alle polveri sottili PM2,5 che distanziano il nostro Paese da tutti gli altri Stati europei.
L’inquinamento in Italia, nonostante gli interventi, supera i limiti indicati dall’OMS
L’aspetto preoccupante è il divario con gli altri Paesi che, come riportato da L’Indipendente, è certificato dal rapporto Harm to human health from air pollution in Europe: burden of disease status, 2025, dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA). La Polonia, che si posizione come secondo classificato, raggiunge i 25 mila morti, la Germania invece segna i 21 mila decessi. Una disparità che, nonostante una riduzione del 57% delle morti premature dal 2005 al 2023, evidenzia ancora la drammaticità della situazione. Dal 2023, infatti, sono stati registrati 182.000 decessi causati dall’esposizione di PM2,5 superiori ai limiti indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). L’EEA ha affermato che se l’esposizione media fossa stata ridotta seguendo i limiti dell’OMS, si sarebbero registrate meno malattie respiratorie e cardiovascolari.
Cos’è il PM2,5 e perché la Pianura Padana è il cuore dell’inquinamento?
Nello specifico, quando parliamo di PM2,5 facciamo riferimento a un’insieme di particelle, chiamate anche particolato fine, presenti nell’aria. Come riportato da Ancler, queste particelle vengono prodotte da sorgenti di natura antropica. I principali produttori sono le industrie, il riscaldamento, il traffico veicolare e, in generale, i processi di combustione. È proprio la loro dimensione ridotta a farle arrivare in profondità una volta inalate, fino a raggiungere il sistema respiratorio umano.
Già precedentemente avevamo discusso il livello di inquinamento della Pianura Padana che, ad oggi, rappresenta il cuore pulsante di questo problema. Ciò avviene perché l’alta concentrazione della popolazione implica di conseguenza un traffico elevato, un’importante densità industriale e un accumulo di combustibili fossili e biomasse generate dai riscaldamenti civili. Poi, a causa della morfologia del terreno, nei periodi invernali l’accumulo dell’aria fredda in prossimità del suolo stabilizza l’atmosfera a e favorisce l’accumulo di inquinanti.
È necessario intervenire prima che lo stato di emergenza sia irrimediabile
Nonostante gli interventi d’emergenza la situazione era e resta ancora preoccupante. Difatti, solo nella Pianura Padana si registrano 39.000 morti legati al PM2,5. Il problema principale è che lo stesso contesto geografico alimenta la formazione del particolato fine tra ammoniaca rilasciata dagli allevamenti intensivi e i materiali utilizzati per l’agricoltura. Per far fronte a un inquinamento preoccupante sarà necessaria una programmazione economica costante e un coordinamento con i vari livelli istituzionali. Solo in questo modo l’Italia potrà garantire un ambiente sano ai propri cittadini. Agendo solo quando lo stato di emergenza è sopraelevato le persone continueranno a morire e ad ammalarsi. È necessario intervenire prima e con costanza.
Stefania Cirillo





