Kurt Cobain
Kurt Cobain all’ ‘MTV Unplugged’ di New York nel 1993. (Photo by Frank Micelotta/Getty Images)

Avrebbe compiuto oggi 53 anni uno dei miti incontrastati del rock mondiale, ossia Kurt Cobain, cantante e chitarrista statunitense e fondatore insieme al bassista Krist Novoselic dei Nirvana.

Band pioniera del grunge che ha lasciato il segno nella storia della musica

Kurt Cobain ha influenzato indubbiamente i successivi gruppi esponenti di questo genere nato nei primi anni 90, e che ha segnato un punto di svolta del rock.

La figura di Cobain per lungo tempo è stata ed è tuttora un punto di riferimento di un’intera generazione che, con la sua musica ed i suoi testi, è espressione di quel disagio interno e di quella voglia di ribellarsi ad un tipo di società opprimente nei confronti dei giovani, che poco ha dato loro spazio ed opportunità di farsi ascoltare e di emergere; valori questi che incarnano il manifesto e le caratteristiche dello stile del grunge, di cui Cobain e i Nirvana ne sono stati in assoluto i primi fautori.

Secondo la rivista Rolling Stone Cobain è stato il miglior artista degli anni novanta nonostante la sua breve vita. È stato inoltre inserito al 45º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone e al 73º posto della lista dei 100 migliori chitarristi secondo Rolling Stone. Insieme agli altri membri dei Nirvana, Krist Novoselic e Dave Grohl, Cobain è stato ammesso alla Rock and Roll Hall of Fame nel 2014.

Nato nel 1967 ad Aberdeen, nello stato di Washington, Cobain già dall’infanzia dimostrò predilezione verso la musica ed il rock in particolare, ascoltando gruppi già simbolo del genere come gli AC/DC, Led Zeppelin, Beatles e Ramones, e a quattordici anni ricevette dalla zia la sua prima chitarra con amplificatore. Ma tuttavia questa sua passione non venne vista di buon occhio dai genitori, con cui Kurt ebbe da sempre rapporti burrascosi ed insofferenti anche per via carattere ribelle, tanto da spingerlo ad abbandonare la scuola ed il tetto familiare sulla soglia dei 18 anni ed iniziare una “vita di strada” (fatto che ispirerà poi la canzone Something in the way, tra le tracce di Nevermind), dichiarando successivamente a tal proposito:

«Avevo sempre desiderato provare l’esperienza della vita di strada, visto quanto era noiosa la mia vita di adolescente ad Aberdeen, ma non fui mai abbastanza indipendente per farlo. Facevo la fila per il buono viveri, vivevo sotto un ponte.»

I Nirvana (photocredit by Web).

Ed è da questo periodo che per Cobain inizia la scalata verso il successo musicale. Dopo diverse esperienze e demo registrate con svariati gruppi, conosce nel 1985 il bassista Krist Novoselic, con cui fonderà due anni dopo i Nirvana, per il cui nome del gruppo Cobain dichiarò di essersi ispirato all’omonimo concetto buddista (credo alla quale si era da poco avvicinato) di “libertà dal dolore e dalla sofferenza del mondo esterno”.

La nuova band comincia ben presto a farsi conoscere con il suo sound innovativo ed energico per l’epoca negli ambienti del rock di Seattle, città che ha dato loro i natali, con la pubblicazione del loro primo album in studio Bleach, avvenuta nel 1989, fino ad arrivare alla definitiva consacrazione nel 1991 con Nevermind, in cui spiccano Come as you are, Lithium ed il masterpiece Smells like teen spirits: il brano, oltre ad essere ad essere annoverato come l’identificativo per eccellenza della band, è anche considerato l’«inno di una generazione» dai maggiori media musicali, nonché vincitore degli MTV Video Music Awards. L’intero album raggiunse il successo planetario vendendo complessivamente più di 24 milioni di copie ed è considerato il più importante e significativo dei Nirvana, anche per il fatto che sancisce l’entrata definitiva nel gruppo del batterista Dave Grohl (oggi carismatico leader dei Foo Fighters).

Parallelamente però Cobain dovette fare i conti con i problemi derivanti dai suoi disturbi di personalità e dalla pressione sempre più forte dei mass media sulla sua band, spingendolo a rifugiarsi massivamente nel consumo di eroina, che cominciò a causargli squilibri comportamentali sempre più forti tanto da cominciare ad avere rapporti conflittuali sia con gli altri due membri sia con sua moglie Courtney Love, che sposò nel 1992 e da cui ebbe un’unica figlia: Frances Bean.

Kurt Cobain e Courtney Love (photocredit by Web).

Nonostante ciò Cobain continuò a concentrarsi maggiormente sulla musica del gruppo, il quale pubblicò nel 1993 In Utero, che si rivelò un altro successo commerciale e il singolo Heart-Shaped Box vinse gli MTV Video Music Awards nella categoria «Best Alternative Video». Nel novembre del 1993 i Nirvana si esibirono in quello che viene spesso citato come uno dei loro migliori concerti di sempre al MTV Unplugged, dove si esibirono in versione acustica (degna di nota la loro performance di About a girl). Dal concerto venne tratto l’omonimo album MTV Unplugged in New York, pubblicato nel 1994.

Ma tutte le già citate pressioni mediatiche miste a disturbi personali ebbero purtroppo il sopravvento su Cobain, ormai sempre più dipendente da eroina e tendente alla solitudine, che lo portarono dopo primi invani tentativi di suicidio con l’overdose a quello definitivo avvenuto il 5 aprile 1994 nella sua casa presso il lago Washington, con un colpo di fucile autoinflitto alla testa secondo l’autopsia, ma il corpo esanime fu trovato solo tre giorni dopo da un elettricista. Sulla morte però sono tutt’ora accesi grandi dibattiti riguardo le circostanze dell’accaduto. Serena Dandini, che lo intervistò nella trasmissione di Rai 3 Tunnel, ha parlato dell’incontro con Cobain così:

«Incontrandolo ho avuto l’impressione di una persona di una sensibilità estrema, indifesa, che difficilmente riuscivi a guardare negli occhi, con uno sguardo di paura come di un cucciolo braccato dal mondo.»

Anche dopo la sua morte, Cobain e la sua musica hanno lasciato un’eredità ed un’impronta immense e significative capace di influenzare e modellare la corrente sonora di molti gruppi grunge contemporanei, dai Bush agli Smashing Pumpkins, dai Pearl Jam agli Alice in Chains passando per gli Stone Temple Pilots, dove il marchio di quel “Seattle sound” carico di energia e soprattutto rabbia sociale partorito da Kurt e i Nirvana è più che mai forte ed evidente.

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