Cronaca

La Street Art entra in carcere: a Regina Coeli nasce la I edizione di “Outside/Inside/Out”

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L’arte si affaccia a Regina Coeli per trasformare gli spazi chiusi della Casa Circondariale romana in un vero e proprio spazio pubblico. È stata infatti inaugurata la I edizione del progetto artistico “Outside/Inside/Out – Arte a Regina Coeli”, condiviso dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla Direzione della Casa Circondariale “Regina Coeli”.

Le pareti del carcere si aprono alla creatività e all’ingegno dei detenuti: l’arte si fa contesto e trasformazione della struttura visiva stessa degli spazi chiusi giocando fra la struttura focale e il dato artistico visivo.

Tre artiste, fotografe e video-maker di cultura, con stile, linguaggio e formazione completamente differenti hanno collaborato con i prigionieri per la realizzazione di interventi artistici permanenti, realizzati direttamente sulle pareti interne del carcere, in spazi comuni fra pubblico e privato.

L’idea artistica ha avuto inizio nel marzo 2016 e si è posto fin da subito come momento creativo dello sviluppo della multi-funzionalità dell’arte contemporanea e della sua “applicabilità” in spazi generalmente intesi come “chiusi” ma che tendono all’apertura di mondi interiori dei loro “abitanti”.

Attività a più mani quindi, effettuate con linguaggi e tecniche diverse: l’iconismo grafico di Pax Paloscia, la pittura espressiva di Laura Federici e il collage multi-visuale di Camelia Mirescu che ha raccolto, in due opere, i grandi affreschi dell’arte cinquecentesca.

Abbiamo cercato di dare a queste persone un’evasione almeno ideale”, hanno detto le artiste, “per nutrire e alimentare la speranza di un reinserimento nella società“.

Opere permanenti per la struttura carceraria, di grandi misure e di grande impatto visivo, ma anche prodotto multimediale da “esportare” al di fuori delle mura stesse del carcere. Infatti, le tre artiste hanno anche realizzato un video, dal titolo Muri socchiusi, già inserito nell’ambito della XV edizione del Festival della Fotografia.

Il progetto è stato per i reclusi un insieme di momenti bellissimi che non si possono dimenticare. Un modo per “mantenere il filo di contatto con il mondo esterno, che è diverso in tutto perché ha altre misure, altre distanze, altri colori: cose che qui dentro si dimenticano“, ha detto Giampiero, uno dei detenuti di Regina Coeli.

Spazi chiusi che diventano pubblici. Luoghi trascurati che si trasformano in gallerie d’arte. Ambienti grigi che diventano la tela per esprimere personalità. Negli ultimi mesi due progetti di street art sono entrati nelle carceri italiane, per riportare l’attenzione sulla dimensione delle case circondariali e per offrire ai detenuti la possibilità di esprimersi attraverso l’arte.

Patrizia Cicconi

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