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Maggio 9, 2021, domenica

Lanciarsi nel mondo della moda: come ideare il proprio marchio

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Per ideare, sviluppare e affermare il proprio marchio occorre avere le idee chiare fin dal principio. In questo articolo, abbiamo raccolto i suggerimenti di alcuni professionisti del settore moda per portare il proprio marchio al successo.

  1. Capire quando è il momento giusto. In genere è meglio aver maturato esperienza presso aziende operanti nel settore: subito dopo aver ultimato gli studi, infatti, non si posseggono ancora le competenze necessarie per intraprendere un percorso imprenditoriale in autonomia. Il designer Roberto d’Incau ha affermato che lanciarsi in autonomia nel mondo della moda, subito dopo aver ultimato gli studi, può rivelarsi una strategia non vincente. È infatti importante conoscere le dinamiche aziendali e acquisire esperienza diretta sul campo, prima di cimentarsi nel mondo del business e dell’imprenditoria.
  2. Chiedersi se si è adatti a fare gli imprenditori: iniziare un’attività e mettersi in proprio non è affatto semplice. Per questo, prima di affrontare passi importanti, è bene avere le idee chiare e prepararsi ad affrontare le sfide che inevitabilmente si incontreranno. Altrettanto fondamentale è scegliere validi e fidati collaboratori, per creare una squadra vincente. Il designer Roberto d’Incau ha sottolineato, in un’intervista, l’importanza di credere in sé e di non arrendersi davanti ai primi ostacoli. Chi intende intraprendere un’attività nel mondo della moda, infatti, deve confrontarsi con molti competitor, deve relazionarsi con clienti ed investitori; deve essere dotato di creatività e intuito imprenditoriale. A detta del designer, il supporto di un numero anche esiguo di validi collaboratori fa la differenza.
  3. Non sottovalutare gli aspetti legali e la tutela del proprio marchio: La tutela del proprio brand è un aspetto cruciale. La registrazione del marchio è un aspetto fondamentale che è bene venga affrontato sin dalla fase genetica dell’attività. Una scrupolosa valutazione degli aspetti legali che comprenda un’adeguata consulenza nell’ambito dei contratti da stipulare con clienti, fornitori ed investitori, consente di evitare complesse e dispendiose controversie in seguito. Quali sono gli strumenti giuridici a tutela del proprio marchio? In che ambito territoriale è bene registrare il marchio? L’Avv. Enrico La Malfa del sito registrareunmarchio.it chiarisce che la registrazione del marchio, sia che si tratti del proprio nome e cognome (circostanza che si verifica spesso nel mondo della moda), sia che si tratti di un nome di fantasia è un aspetto fondamentale per la propria attività. Prima di procedere alla registrazione del marchio è consigliabile effettuare una ricerca di anteriorità, con lo scopo di individuare marchi già registrati in potenziale conflitto con quello che si intende registrare. Una volta esclusi ostacoli alla registrazione, è necessario individuare il territorio in cui il marchio avrà validità: la scelta potrà ricadere sul solo ambito territoriale nazionale, oppure investire l’intera Unione Europea. Solo una volta effettuato il deposito in Italia o in Unione Europea si potrà scegliere di estendere la tutela ad altri Paesi, attraverso la procedura del marchio internazionale. Altrettando importante è la tutela del nome a dominio del proprio sito web, in quanto, come noto, Internet rappresenta oggi un’importante vetrina. Una volta conseguito il certificato di registrazione del marchio, lo stesso deve essere oggetto di effettivo utilizzo da parte del suo titolare, per non incorrere nel cd. “non uso”, una particolare forma di decadenza prevista per legge. Il marchio ha durata di dieci anni e può essere rinnovato per periodi di uguale durata.

Quali sono i mezzi di tutela per proteggere un design? La tutela del design passa attraverso norme specifiche e, a volte, anche attraverso le norme dettate per il diritto d’autore. La materia del design, così come quella del marchio, è complessa ed è per questo assolutamente consigliabile affidarsi ad un professionista del settore, per evitare conflitti con diritti di terze persone.

Che tipo di problematiche legali si trova ad affrontare con maggior frequenza un designer? Il rischio che spesso si corre è quello di sottovalutare l’importanza degli aspetti legali connessi alla propria attività creativa. A titolo esemplificativo, i contratti con fornitori, clienti, distributori ed investitori costituiscono una parte centrale dell’attività ed è assolutamente imprescindibile impiegare risorse affinchè vengano redatti in modo da evitare, quanto più possibile, controversie future. Il patrimonio dei diritti di proprietà intellettuale, in cui rientrano ad esempio le creazioni di design e i marchi, deve essere efficacemente tutelato sin dall’inizio della propria attività, nell’ottica di evitare contenziosi futuri che, in particolare in questa materia, comportano esborsi consistenti.

  1. Selezionare il proprio pubblico di riferimento: Nel settore della moda, sembrerebbe esserci spazio per tutti e ciò potrebbe incoraggiare iniziative imprenditoriali “audaci” e non adeguatamente ponderate. In realtà anche quello della moda, così come tutti gli altri, è un settore che deve essere analizzato e compreso a fondo, prima di iniziare un’attività. Specializzarsi nella produzione di un certo tipo di abbigliamento, come ad esempio in abiti da sposa, può rivelarsi una scelta vincente.

Un giovane designer quali conoscenze deve avere prima di lanciare sul mercato il proprio marchio? Imran Amed, fondatore di “The Business of Fashion” evidenzia l’importanza di valutare attentamente, prima di lanciare il proprio brand, il tipo di consumatore a cui ci si rivolgerà. La creatività, quindi, non è tutto. Occorre anche conoscere più informazioni possibile sulle abitudini e sullo stile di vita delle persone a cui ci si rivolge; solo così si potranno creare prodotti che soddisfino le loro esigenze e rispondano alle loro richieste.

Come capire se si è selezionato il tipo di consumatore giusto? Uno stilista emergente si renderà conto di aver valutato in modo corretto il pubblico a cui si rivolge, quando si sarà instaurata una perfetta sintonia. La risposta, comunque, risiede nella disponibilità di un cliente a pagare per le creazioni dello stilista e nell’apprezzamento che i consumatori dimostrano per i prodotti commercializzati.

Oltre all’abbigliamento e agli accessori uomo e donna, ci sono altri settori specifici che meriterebbero l’attenzione di un giovane stilista? Imran Amed, fondatore di “The Business of Fashion” sottolinea che focalizzare l’attenzione in settori specifici può essere una scelta lungimirante: ad esempio il settore dell’abbigliamento oltre la taglia 46 è un settore che sino ad oggi è stato poco considerato ma che è in costante crescita.

  1. Avere un progetto di business chiaro: Un progetto di business ben studiato è fondamentale. È necessario conoscere sin dall’inizio i potenziali sviluppi del proprio brand e dei propri investimenti.

Come ideare il proprio progetto imprenditoriale e con l’aiuto di chi si può predisporre? Il progetto imprenditoriale serve ad avere chiari, fin dall’inizio, gli obiettivi che si vogliono raggiungere con il proprio marchio. Esso deve essere visionato sia dai potenziali investitori, sia dai collaboratori.

  1. Reperire gli investimenti necessari al lancio del proprio brand: ovviamente, per intraprendere un’attività imprenditoriale, è necessario disporre di risorse economiche adeguate. Dove trovare le risorse finanziarie per il proprio progetto? All’inizio è possibile contare sull’aiuto economico di persone vicine, disposte a contribuire con il progetto senza per forza ambire ad un ritorno economico. In una seconda fase, quando l’attività è avviata, si può ricorrere ad investitori professionali, come ad esempio le banche, che però, ovviamente, perseguono i propri interesse e rispetto a cui occorre tenere presente una serie di impegni e responsabilità, da non sottovalutare.
  2. Il ruolo del produttore: per dare forma alle proprie creazioni, tanto importante è affidarsi ad un produttore capace, quanto stilare con lui un accordo chiaro e completo. Per scegliere il produttore dei propri capi, chiarisce Riccardo Vannetti curatore di Pitti Immagine, è di fondamentale importanza valutare i progetti realizzati in precedenza: ad esempio, se un produttore è specializzato nella produzione di articoli di abbigliamento sportivi, potrebbe essere complicato affidargli la realizzazione di abiti da cerimonia. In linea generale, comunque, è imprescindibile che si crei la giusta sintonia tra lo stilista e il produttore, in modo tale che si lavori per un progetto comune e, anche emotivamente, condiviso.

Che tipo di contratto redigere con il produttore? Con il produttore si può stipulare un contratto di licenza: in questo modo avrà in uso il marchio sia per la produzione che per la diffusione dei prodotti. La vendita dei capi potrà avvenire attraverso un sito di e commerce o tramite spazi commerciali fisici. Solitamente, si sceglie questo tipo di contratto quando la collaborazione con il produttore è prevista per un lungo periodo e non è infrequente che poi il produttore voglia partecipare agli utili derivanti dalle vendite. In altri casi, si possono stipulare contratti che sostengono il designer anche per quanto riguarda la comunicazione e, in generale, il progetto dello stilista. Infine, si possono concludere contratti che hanno ad oggetto la sola produzione, restando in capo al titolare ogni altra attività.

  1. Le fasi necessarie alla realizzazione del capo di abbigliamento: Dalla fase creativa – ideativa a quella dell’effettiva realizzazione del capo di abbigliamento, vi sono una serie di passaggi intermedi di estrema importanza. Occorre, infatti, definire le taglie dei capi, scegliere i colori e i tessuti e la definizione degli accessori. Come si giunge dall’idea al capo realizzato? Prima si realizza lo schizzo del disegno, poi seguono il disegno tecnico, il cartamodello ed infine la realizzazione del capo.

La parte della modellistica è di competenza di chi si occupa della produzione? È una scelta che può variare. La scelta migliore potrebbe comunque essere quella di monitorare ogni fase dalla nascita dell’idea alla sua concreta realizzazione. Chi effettua la scelta e il reperimento delle materie prime? Il designer le sceglie rispettando l’orientamento della collezione.

Quali sono gli investimenti per iniziare una collezione? La valutazione degli investimenti viene effettuata per ciascun capo. Generalmente, quando si è all’inizio e non esiste ancora nessun cartamodello, le risorse economiche da investire sono rilevanti: si parla di almeno quattromila, cinquemila euro per ogni articolo. A questo importo va poi aggiunto il prezzo dei materiali per la realizzazione del capo.

  1. Per presentare la propria collezione, è necessario disporre di uno spazio espositivo adeguato. Lo showroom infatti è la prima vetrina della collezione.

Quali elementi deve possedere uno showroom? Riccardo Grassi, fondatore dello showroom omonimo evidenzia l’importanza diun ambiente in cui creare la giusta “empatia” e atmosfera, in quanto il progetto dello stilista dev’essere un progetto condiviso e sentito da tutti quelli che collaborano per la sua realizzazione. Non meno importanti sono poi le caratteristiche dello spazio espositivo che devono essere in linea con gli standards internazionali e sempre al passo con l’evoluzione del mercato.

I proprietari dello spazio espositivo Massimo Bonini sottolineano anche che lo spazio espositivo deve essere coerente con il brand e con ciò che lo stilista vuole comunicare.

Quali funzioni deve garantire uno spazio espositivo? Riccardo Grassi, fondatore dello showroom omonimo spiega che lo showroom deve garantire la corretta e costante comunicazione del brand.

Secondo Massimo e Sabrina Bonini, inoltre, lo spazio espositivo deve essere gestito da persone capaci che riferiscano costantemente l’andamento delle vendite e raccolga le opinioni dei visitatori.

Quali sono i legami tra la produzione e la diffusione dei capi? Massimo e Sabrina Bonini, affermano che tra le due fasi esiste una stretta connessione in modo da condurre un progetto comune.

  1. Decidere come distribuire i prodotti: occorre sapere come posizionare il marchio sul mercato e a quale consumatore rivolgersi. Riccardo Grassi, fondatore dello showroom omonimo sostiene essere necessario avere una visione mondiale del marchio e in prospettiva. Inoltre è importante impostare bene le collezioni: in linea teorica, occorrono 4 collezioni.

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Mr. Redhttps://metropolitanmagazine.it/
Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e questo è quanto basta.
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