Lebron e Durant contro Trump: la prima partita della stagione si gioca fuori dal parquet.

All’indomani dell’attentato di Barcellona, i giornali spagnoli hanno deciso di non parlare di sport. Una scelta coraggiosa e giusta accompagnata dalla volontà di condannare, tutti insieme, l’odio che sta divorando il nostro mondo. 

Nel corso degli anni molti fuoriclasse di ogni sport si sono schierati apertamente al fianco di movimenti di pace. Hanno realizzato campagne dedicate alla raccolta fondi per i meno fortunati. In poche semplici parole sono stati in grado di far sentire la loro voce al mondo, anche per essere da esempio a tutti coloro che ammirano le loro giocate dentro il campo.

Gli ultimi due in ordine di tempo a scendere in campo con parole di condanna nei confronti dell’odio razziale sono stati Lebron James e Kevin Durant

I due cestisti, più forti che il pianeta conosca in questo momento, si sono scagliati nelle ultime ore contro Donald Trump. Condannando il presidente Usa per le dichiarazioni del tutto ambigue sugli avvenimenti Charlottesville

“L’odio è sempre esistito in America. Questo lo sappiamo bene, ma Donald Trump ha reso quell’odio nuovamente popolare. Le statue non c’entrano più nulla adesso”.

Una sentenza importante quella pronunciata da James contro il presidente. Parole che fanno risuonare forte il loro ego. Che Lebron fosse una voce importante anche al di là della pallacanestro lo sapevamo già, ma che avesse l’onnipotenza per scagliarsi contro l’uomo più potente del mondo, forse non avremmo mai immaginato fino a questo momento. Ma non possiamo di certo dargli torto. Trump in seguito agli avvenimenti aveva infatti dichiarato che, a suo modo di vedere, le responsabilità per ciò che è avvenuto a Charlottesville erano da rimettere ad entrambe le parti e non solo ai neonazisti che si sono macchiati dell’omicidio della ragazza trentaduenne, investendola con un’auto.

“Ci sono un sacco di tragici eventi che stanno accadendo a Charlottesville. Voglio parlarne, perché ho questa occasione e sono una persona che può far sentire la propria voce: l’unico modo per noi di migliorare come società e di migliorare come persone è attraverso l’amore. Ed è l’unico modo in cui riusciremo a conquistare qualcosa. Non c’entra quel tizio che dicono sia il presidente degli Stati Uniti, o qualcosa del genere. Non c’entra quel maestro a cui sembra non importare nulla di voi. Riguarda solo noi, tutti noi. Dobbiamo guardarci tutti allo specchio, adulti e bambini e chiederci cosa possiamo fare meglio per aiutare il cambiamento. E riuscissimo tutti a farlo, a dare tutti il 110%, non potremmo chiedere di meglio”.

 

Rincara così la dose Lebron James dal palco di un evento promosso dalla sua associazione che si occupa del futuro di giovani ragazzi che provengono da situazioni di grande difficoltà. King James però non è stato l’unico a schierarsi contro la politica e la demagogia nociva di Trump.

Anche Kevin Durant ha infatti espresso la sua disapprovazione nei confronti della mancata condanna da parte di Donald Trump nei confronti degli atti razzisti della Virginia. 

“Volevo dire qualcosa subito, ma ho preferito aspettare di essere dalla mia gente, di essere la voce della mia città e di persone che hanno dovuto fare i conti con l’oppressione. Non sono d’accordo con quello in cui crede Trump, quindi farò sentire la mia voce non andando alla Casa Bianca. Penso che stia contribuendo a quello che sta succedendo. Da quando è diventato presidente, anzi da quando si è candidato, il nostro paese è sempre più diviso. E non credo proprio che si tratti di una coincidenza. Durante la presidenza di Barack Obama c’era speranza, soprattutto in comunità come quella in cui io sono cresciuto. Ora le cose sono decisamente peggiorate, e parte tutto da chi ci comanda. Perché se come presidente abbiamo qualcuno a cui non importa nulla delle persone, non possiamo andare da nessuna parte come paese. Penso che non riusciremo a fare alcun tipo di progresso finché non ci sbarazzeremo di lui”

Anche queste non sono state parole dolci da mandare giù per il presidente degli Stati Uniti, che in poco meno di una settimana è riuscito ad inimicarsi due dei personaggi più importanti del panorama statunitense. 

KD ha inoltre aggiunto di aver deciso di boicottare la tradizionale cerimonia che si tiene alla Casa Bianca, con il presidente, per i campioni in carica della NBA.  Una scelta che al momento pare essere esclusivamente personale, con i Warriors che ancora non hanno rilasciato dichiarazioni in merito. Ma le ultime parole di Durant, rilasciate ad ESPN, lasciano presagire qualcosa di più grande.

“… se conosco i miei ragazzi, so che saranno tutti d’accordo con me.”

Riaprendo gli interrogativi sulle voci che già erano circolate il giorno seguente alla vittoria dell’anello, che volevano i campioni in carica lontani da Washington. 

Quale sarà l’epilogo della vicenda lo si scoprirà a breve, ciò che però sappiamo è che la voce proveniente dal mondo dello sport è forte e può far male anche a chi pensa di essere intoccabile. 

Marco Martino

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