Cultura

L’epico “Arrivedorci” degli Elii

Ieri il Tour d’Addio degli Elio e le Storie Tese ha salutato la capitale: trentotto anni di carriera condensati in tre ore intense, emozionanti e divertenti di spettacolo irripetibile.

Quando vestiti da alieni cantavano “La terra dei cachi” dal palco dell’Ariston e tutta Italia gli faceva il coro, io avevo solo otto anni e giustamente mi domandavo il perché di tutta questa bruttezza condivisa. Ieri Elio ha ricordato “la bellezza è soggettiva, la bruttezza è una virtù.” E, a proposito dei loro brani: “Li abbiamo composti volutamente brutti pensando che li avremmo eseguiti una volta sola e invece siamo ancora qua.” A distanza di ventidue anni da quella vittoria mancata a Sanremo, mi è più facile comprendere la genialità di questo gruppo che ha segnato la storia della musica italiana: l’assurda complessità esecutiva dei loro brani li rende unici e difficilmente ripetibili, eppure loro li eseguono con scioltezza e maestria regalando un viaggio eccezionale attraverso molteplici generi musicali. 

(Ph Credit: Andrea Stevoli)

Per raccontare la fine dall’inizio: l’annunciato scioglimento del gruppo non è stato preso benissimo dai fan e visto l’affetto dimostrato al concerto d’addio a Milano lo scorso Dicembre (sponsorizzato da Taffo funeral service), hanno deciso di prolungare il saluto con un tour e con la partecipazione a Sanremo, realizzando finalmente il sogno di arrivare ultimi in gara con il Bowiano e Stanlioliano brano “Arrivedorci“. Restano due concerti prima del definitivo scioglimento, si ironizza sul futuro e sugli eventuali spin off: durante l’ultimo concerto un contest per decidere a chi andrà il testimone, forse Dj Mendrisio, forse i Colors o forse Mangoni, il non membro parassita del gruppo che ha animato la serata con i suoi travestimenti e un’orrida lap-dance, promettendo / minacciando il Mangoni-Campovolo 2021.

(Ph Credit: Andrea Stevoli)

Ospiti di questa tappa romana, il numeroso Coro Pop di Salerno (capitanato da Ciro Caravano dei Neri Per Caso), che ha aperto e chiuso il concerto donando ancora più epicità al tutto. La ricca scaletta ha ripercorso, tra una gag e l’altra, i successi più significativi e il pubblico, “come al concerto della Nannini” intonava con loro: “Uè! Arrivedorci servi della gleba a testa alta, verso il triangolino che ci esalta: la visione della fica da vicino… E pensare che tutto questo lo hanno deciso i ricchioni. Un totale di due pizze e l’Italia eccola qua. Fine della prima parte. Inizio della seconda parte. Mio caro vitello dai piedi di balsa, la tua storia è falsa: piantala co sti bonghi, non siamo mica in Africa. Andate e predicate il mio vangelo (parola di Jahvé), FORZA PANINO!”

 

 

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Le tre cose che più hanno lasciato il segno in questo concertone sono state lo stemma della città di Crema, in ricordo del sempre presente Feiez; la meravigliosa canzone inedita “Il circo discutibile” featuring Federico Fellini e il pubblico danzante in trenini festosi. Dal pubblico un fan urla: “Tornate insieme!” Elio prontamente risponde: “Col Cazzo!”

Live Report : Marco Aquilanti

Photogallery: Andrea Stevoli

 

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