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L’equazione della colpa di Arianna Lombardelli | Recensione

Oggi parliamo del nuovo romanzo di Arianna Lombardelli, L’equazione della colpa, edito da Mondadori, disponibile dal 31 agosto 2021.

L’equazione della colpa: la storia di Anna

L’equazione della colpa racconta la storia di Anna, una giovane donna nata e cresciuta in Puglia che lascia il sud per non vivere la stessa vita dei suoi genitori. Scappa da Bari, si trasferisce a Roma per iscriversi all’università e frequentare la facoltà di Matematica.  Qualche tempo dopo sposa Alessandro, un imprenditore proveniente da una delle famiglie più abbienti di Roma Nord, inguaribile mammone, completamente sottomesso alla figura paterna. Anna e Alessandro hanno due figli: Giacomo e Sole. Dopo svariati anni (apparentemente felici) passati insieme, il matrimonio però finisce. 

Anna si ritrova, praticamente da sola, a crescere due figli adolescenti, con un lavoro precario, problemi economici e tante domande alle quali si accorge di non saper rispondere. Arrivata a quasi quarant’anni, Anna si accorge di aver sempre ricoperto un ruolo che la rendeva una co-protagonista della vita di qualcun altro: figlia, sorella, moglie, madre. Per riappropriarsi della propria esistenza e per scoprire chi è davvero, decide, con non poche paure e difficoltà, di andare da uno psicologo. Comincia così il suo percorso di rinascita interiore.

L’autrice ci tiene aggrappati al romanzo raccontando le vicende della vita della protagonista in modo fluido e scorrevole, servendosi di profonde descrizioni psicologiche e dell’utilizzo della narrazione in prima persona. Il lettore si appassiona alla storia di Anna, che è in realtà un po’ la storia di tutti: a chi non è capitato, ad un certo punto del proprio percorso, di chiedersi: “Dove sto andando? Cosa desidero? Chi sono davvero io?”

L’importanza della psicoterapia in L’equazione della colpa

L’equazione della colpa è un romanzo che racconta la storia di un risveglio: il risveglio interiore di Anna che, come dopo un lungo sonno, decide di uscire dal torpore e di riprendersi in mano la vita. Anna inizia la discesa al centro di se stessa grazie all’aiuto di uno psicologo. Uno degli obiettivi principali della psicoterapia è infatti quello di aiutarci nel viaggio alla ricerca di noi stessi. 

La lettura di Equazione della colpa stimola inevitabilmente una riflessione sull’importanza della psicoterapia: iniziare un percorso di questo tipo è ancora oggi stupidamente visto come un tabù. E non c’è niente di più sbagliato: per colpa di questi sciocchi e retrogradi retaggi culturali, spesso chi scegli di cominciare le sedute di psicoterapia vive tale decisone con diffidenza e vergogna. Come un’altra occasione in cui sentirsi giudicati e fragili, rischiando di precludersi quest’esperienza per paura. 

“Non capivo a cosa mi potesse servire l’analisi. Faceva più male che bene, sentivo dolore, e non se ne andava. Quando ero in quella stanza vedevo la mia vita con un paio di occhiali bifocali. Quando li toglievo mi girava la testa. Con le mie scelte potevo stravolgere la vita di tutti quelli che mi stavano accanto. Ho dovuto fare quello che ho fatto. Non esiste, ancora oggi, un’altra frase che come questa tenga a bada il senso di colpa e versi liquido balsamico sui ricordi scomodi, cocenti.

Sono passati più di quattro anni da quei primi incontri. Lo faccio spesso, ora, di tornare indietro con la memoria al mio primo iniziatico mercoledì. Mi serve per ricordarmi la strada, perché mi capita ancora di perdermi.”

Sensi di colpa, ansie, paure, sofferenze, frustrazioni: a prescindere da quali siano i motivi che spingono qualcuno a rivolgersi ad uno psicologo, è necessario ricordare sempre che la psicoterapia aiuta a prenderci cura della nostra salute mentale. Non c’è assolutamente niente di più giusto e prezioso dell’avere cura di se stessi. E non bisogna vergognarsene, o peggio, avere paura di chiedere aiuto. Anche se fa male, anche se è difficile, anche se è faticoso. Soprattutto quando ci si sente persi, proprio come Anna.

Francesca Mazzini

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