Lucio Fulci: visionario, “terrorista dei generi” e padre del Gore italiano

Lucio Fulci è ricordato soprattutto per i suoi deliranti film horror allucinatori e viscerali che hanno segnato la strutturazione di un tipo preciso di cinema, alla fine degli anni ’70 e dei primi anni ’80.

In questi film è stata espressa una collezione creativa di immagini sanguinose eppure seducenti. Le immagini forti hanno una peculiare forza estetica e si saldano alla pellicola unite da narrative vaghe, quasi incoerenti, che contribuiscono a rendere il tutto “quasi un sogno”. Voglio accompagnarvi nel percorso\visione della poetica di Lucio Fulci, da appassionata del suo approccio “terroristico” al cinema.

Lucio Fulci – fonte: google

Cosa fa emergere Lucio Fulci come regista?

Come regista, Fulci ha lavorato nella maggior parte dei generi. In oltre 60 film e 120 sceneggiature ha dimostrato di essere un pragmatico cinematografico, lavorando con vincoli generici e finanziari per produrre film che si sono intensificati durante determinati periodi di tempo e stile per ridefinire il genere e il piacere cinematografico.
I film di Lucio Fulci di solito sono confusi con quelli di altri professionisti dell’orrore, per via del filone estetico dell’horror anni 80 che ha una chiara matrice visiva. Ma non tutto l’horror degli anni Ottanta è di Dario Argento!

Esaminare tutti i film di Fulci ci aiuta a comprenderne la peculiarità e le differenze con tutto il panorama a lui contemporaneo. Ogni sua pellicola è un abbandono stranamente onirico e iper-violento della narrativa, che cerca di sconvolgere i valori sociali normativi, il tutto non senza una forte componente di critica sociale – forse a causa delle giovani escursioni di Fulci nel pensiero politico marxista.

Fulci lavora continuamente contro le aspettative del pubblico, sia in termini di caratterizzazione che di trama. In “E tu vivrai nel terrore… Aldilà!”, ad esempio, il fedele cane guida di una giovane donna cieca la accende senza preavviso, strappandole la gola. In “Paura nella città dei morti viventi” una giovane coppia si distingue sul sedile anteriore di un’auto quando il padre della ragazza le scopre e trascina il giovane su un trapano, che usa per spingere un enorme bullone nel cranio.

Un viaggio nella carriera di Lucio Fulci:

Nato a Roma nel 1927, l’indottrinamento di Lucio Fulci nel cinema potrebbe essere descritto come “un processo teorico”. Gli inizi di Fulci come critico d’arte (e, contemporaneamente, studente di medicina!) hanno creato i primi livelli di un gusto barocco, definito da carne sbrindellata in nuove configurazioni estetiche, le quali però colpiscono lo spettatore in modo viscerale piuttosto che concettuale.

Studiò presso il famoso Centro sperimentale di cinematografia (la Experimental Film Center, o scuola di cinema nazionale italiana) fondato da Benito Mussolini nel 1935.

Citiamo ciò disse a proposito all’attore e amico Robert Schlockoff:

Ho studiato al Experimental Film Center di Roma, con insegnanti come Antonioni e Visconti. Per inciso, quando ho sostenuto l’esame orale per essere ammesso al Centro, Visconti mi ha chiesto cosa ne pensassi del suo film Ossessione (si trattava di una versione cinematografica del romanzo di James M. Cain “Il Postino suona sempre due volte”, che fu inizialmente ritirata dalla circolazione per questioni di diritti, riemergendo infine negli anni ’80 dove fu poi considerata un capolavoro) – io, con l’incoscienza della mia giovinezza, ho sottolineato che aveva “strappato” parecchie immagini dai film di Renoir! Il resto della giuria mi guardò come se fossi un mostro, ma Visconti mi disse:
“Sei la prima persona ad avermi detto la verità, conosci i film e hai molto coraggio, che è quello che un regista deve avere!”
E così mi hanno accolto!

Insomma non fatichiamo a capire che avesse un bel caratterino. Il suo estro (per altro sulla biografia di Fulci clicca qui) è ben presente nei suoi lavori, che spaziano tra vari generi: dal giallo al western, dalla commedia all’horror. Non analizzerò ognuno dei generi affrontati (impiegherei molto tempo e non voglio annoiarvi), ma mi soffermerò su quelli che considero essere i punti più importanti delle sue tematiche.

Il surrealismo visionario di Lucio Fulci:

Si può dire che la maggior parte della reputazione di Fulci come visionario della violenza surrealista si basa principalmente alcuni dei suoi film, vista appunto l’eclettismo del suo lavoro. Parliamo di film come: Paura nella Città dei Morti Viventi (1980), E tu vivrai nel terrore… Aldilà (1981) e Quella Villa accanto al Cimitero (1982).

Ma non solo:

A questo elenco potremmo aggiungere Zombie (1979), noto anche come Zombi 2, proprio perchè Fulci era letteralmente impazzito per Dawn of the Dead di George Romero. Per questo cavalcò l’estetica del regista, estremizzando ulteriormente le immagini della “carnosità” nel carattere vorace dei non morti, indugiando nel regno della morbosità grafica. Poco dopo, tuttavia, Fulci ha diretto forse il suo film più violento e repellente: Lo squartatore di New York (1982), che era troppo esagerato anche per i fan più accaniti di Fulci. Dopo il suicidio della moglie del 1969, la morte della figlia Camilla in un incidente d’auto nei primi anni ’70 (e le sue sciagure non finirono lì!) la carriera di Fulci andò in forte calo.

Ma vorrei analizzare solo alcuni punti salienti di una carriera così variegata. I film di Lucio Fulci sembrano solo apparentemente somigliare a tutti i suoi simili del periodo, ma hanno tratti distintivi unici che li rendono capolavori. Partendo dal background eclettico: dal western al thriller, dalla commedia al gore.

Western di Lucio Fulci:

Le colt cantarono la morte e fu …. tempo di massacro” è un western, con tutti i suoi crismi. Per quanto ne conosca poco, sono molto interessata al genere e l’ho trovato un bel film. La storia si concentra su un cercatore d’oro che si trova a lottare per la giustizia quando, tornato nel proprio villaggio natale, lo trova tenuto in scacco da un prepotente mandriano i cui uomini uccidono senza ritegno gli oppositori al volere del loro padrone.
Il dialoghi hanno qualcosa di un po ‘teatrale. Il film è girato magnificamente e i frammenti di Fulci sono spesso notevoli, rendendolo uno dei film più belli del genere.

Scene memorabili:

Ha almeno due sequenze che si collocano tra le più memorabili del genere: la famigerata scena della frusta, con Castelnuovo vestito di un bianco verginale; e il tiro finale iper-violento e quasi ipnotico alla Croce ranch, con un sacco di angoli di tiro originali. Nero che sorvola i suoi avversari, facendo capriole a mezz’aria e raccogliendo una pistola mentre atterra in piedi. Si dice che John Woo ne sia stato ispirato. La sequenza è ovviamente altamente improbabile, ma Fulci preferisce chiaramente lo spettacolo alla credibilità. Quindi è meglio non lamentarsi troppo.

Lucio Fulci e la censura:

La pellicola di Lucio Fulci ebbe tagli e riedizioni per via della violenza delle scene girate – fonte: google

Oggi la violenza della pellicola non è più un problema, ma al momento del suo rilascio, lo fu sicuramente. I censori italiani ordinarono a Fulci di tagliare sia la sequenza di apertura (un uomo divorato dai cani) che la sequenza della frusta. Ma non solo, fu intimato di rimuovere un primo piano delle due ragazze assassinate. Questa versione tagliata, con una durata di 86 minuti, fu la Prima edizione. Nel 1970 le scene tagliate furono restaurate, ma non completamente: mancano ancora alcuni frammenti originariamente tagliati, ma si discute molto sul loro contenuto.

Lucio Fulci maestro dell’Horror: gli zombie movie

E tu vivrai nel terrore….Aldilà!

Penso che uno dei motivi per cui la gente che conosce Fulci ami questo film stia il fatto che è assolutamente folla per la prima metà della visione. Spesso sembra che non abbia nemmeno senso.
In realtà è così folle che anche se sappiamo che vedremo un po ‘di disgustoso gore e cattiveria gocciolare dai cadaveri….ancora non è nulla. Lo spettatore nella sua prima visione sprofonda letteralmente nel fatto che sta guardando un film di zombi fino solo quando arriviamo all’atto finale e Fulci svela tutto.

Una scena dalla pellicola di Lucio Fulci – fonte: google

Una giovane riceve in eredità un albergo maledetto, costruito sopra una delle sette porte dell’inferno, e pensa a come ristrutturarlo. Voglio menzionare la scena in cui le tarantole mangiano ad una persona bulbi oculari e labbra. Perchè? Perchè Mentre le tarantole strappano via ogni boccone, possiamo vedere chiaramente i fili di lattice e colla che lo tengono al modello della testa di un cadavere. Una vera chicca per gli amanti degli effetti speciali del periodo.
Non vi svelo altro. Ma continuamo sul filone Zombi.

Zombi 2

Il film gli valse la nomea di “poeta del macabro“. Ma non solo, ricordate il passato Marxista di Fulci? In particolare, Zombi 2 può essere analizzato da una prospettiva post-coloniale al fine di valutare il film. In particolare, si può avanzare la teoria della narrazione come un barometro delle ansie italiane verso la rinascita del passato coloniale, quali studi storici coevi e l’inizio di immigrazione in Italia riportato alla memoria.

Su un’isola tropicale si diffonde una misteriosa epidemia. Un gruppo di scienziati cerca di trovare la causa del morbo e una cura in grado di salvare i sopravvissuti. La tipologia della malattia non è ben chiara all’inizio e, contestualmente ad una serie di dinamiche umane che si intrecciano, lo spettatore viene sempre più avvicinato ad una tremenda verità.

Implicazioni politiche dei lavori di Lucio Fulci:

I primi film sugli zombi forniscono anche informazioni sulle origini di questi mostri, dimostrando che l’interesse specifico della cultura popolare (prettamente americana, ma non solo) per gli zombi potrebbe essere correlato all’occupazione coloniale di Haiti da parte degli Stati Uniti del 1915. Significativamente, l’influenza culturale africana verso gli Stati Uniti è stata spesso rappresentata attraverso metafore di malattia e contagio. Comparando il film a La lunga notte dell’orrore di John Gilling (Zombie Movie mozzafiato del 1966) si conferma ulteriormente la teoria per cui gli zombi potrebbero rappresentare il soggetto colonizzato definitivo.

L’attrice Olga Karlatos divorata dagli zombi – fonte: google

Questo appare comprensibile se si assume che siano creature incomprensibili, dotate di spinte collettive che ne rastrellano le peculiarità individuali. Oltretutto nate dalla schiavitù, dall’oppressione e dall’egemonia capitalista . Sul tema il critico cinematografico Bishop sostiene che le prime narrazioni di zombi siano “intrinsecamente razziste” e “evochino ansie imperialiste” che “terrorizzavano gli spettatori occidentali con la cosa che probabilmente temevano di più in quel momento: insurrezioni di schiavi e colonizzazione inversa”.

In conclusione:

Queste tematiche sono ben esplicitate nel film di Fulci, in maniera quasi didascalica. Questo a comprova di due cose: che non solo è un regista visivamente diverso – la sua capacità di spaziare nei generi gli conferisce una visione estetica del tutto personale; ma che ha un modo di affrontare ogni genere che lo rende unico.

Al suo apice, Fulci è stato paragonato a esperti horror come Dario Argento, Mario Bava e Jacques Tourneur. Sebbene la sua attuale reputazione ai più si basi quasi interamente sul suo status di fornitore di effetti gore, Fulci stesso ha visto i suoi film in un modo molto luce diversa.

Cito a tal proposito un’altra dichiarazione fatta a Schlockoff nel 1982:

“L’orrore non è un obiettivo in sé per me. Sono sostanzialmente interessato al fantastico. È un dato di fatto, ci sono poche scene horror in Paura nella notte dei morti Viventi; la tensione è la cosa importante in questo film. Ho rinunciato all’orrore per amore dell’orrore, invece volevo fare un film da incubo in cui l’orrore è onnipresente, visto in forme apparentemente innocue. Le mie pellicole sono, per me, una rappresentazione visiva del lato metafisico dei brutti sogni.
(…)Vorrei sottolineare che il pubblico di solito applaude una volta terminata la scena dell’orrore, non mentre l’orrore è sullo schermo. Le persone hanno torto quando accusano i miei film di horror gratuito; la censura è sbagliata sul fatto che i miei film siano un incentivo alla violenza. Lungi dal partecipare a questa violenza, lo spettatore, al contrario, se ne sbarazza, liberato dagli orrori che tiene dentro di sé, essendo il film il catalizzatore di questa liberazione.
(…)Ma umorismo e tragedia si uniscono sempre, comunque. Se sottolineano il lato tragico delle cose, può avere un effetto comico. Tutto considerato, avendo diretto così tante commedie quando ho iniziato la mia carriera cinematografica si rivela molto utile per il mio vero cinema, il cinema del fantastico. ”

Faccio tanti, tanti auguri a Lucio Fulci, maestro dell’horror! Vi raccomando di recuperarne la visione e… Vi do appuntamento a Venerdì! Dopo Calvaire e Baskin, prosegue l’appuntamento con la mia rubrica horror:

Bloody Mary, Bloody Friday!

un cinema per stomaci forti!

Seguici su Facebook.


© RIPRODUZIONE RISERVATA