Cronaca

Macron: maggioranza assoluta con handicap

Il partito di Emmanuel Macron vince anche il secondo turno delle elezioni legislative francesi. Raggiunto l’obiettivo della maggioranza assoluta in Assemblea Nazionale. Ma il vero vincitore delle elezioni rischia di essere l’astensionismo.

Emmanuel Macron Photo credits: enmarche.fr

Si è concluso anche il secondo turno delle elezioni legislative francesi. Senza grandi sorprese rispetto a quanto si era prospettato dopo il primo turno e fin dalle prime proiezioni. Confermato il boom del partito En Marche! e l‘inizio di una legislatura “nel segno di Macron”.

Il partito del neo-presidente ha dunque superato con successo la sua “seconda prova”, conquistando la maggioranza assoluta in Parlamento. Grazie poi all’alleanza con i centristi del MoDem può ora contare sul 60% dei seggi all’Assemblea Nazionale.

Risultati eccellenti, se non fosse che in politica come nella comunicazione, conta moltissimo il contesto. E il contesto ci parla di cifre alte, ma non di una vittoria travolgente. Ed ecco perché.

La variabile astensionismo

Astensionisti per sesso e fascia d’età (fonte: Ipsos France)

Tanto nel primo quanto nel secondo turno delle votazioni francesi si è registrato un forte astensionismo, che è arrivato a toccare il 56%. Fenomeno che non ha risparmiato nemmeno le elezioni presidenziali. In Italia ci abbiamo fatto l’abitudine, ma in Francia capita più di rado.

Il forte calo dell’affluenza è un sintomo di cui bisogna capire la causa, perché rischia di adombrare la vittoria di Macron e del suo partito sotto il peso della delegittimazione politica.

Essere il presidente di tutti o il governo di tutti è già molto difficile, ma quando ad esprimere la loro preferenza è stato meno del 45% dei votanti, rischia di diventare impossibile.

Sappiamo, da un’indagine di Ipsos France, che a non votare sono stati soprattutto giovani (tra i 25 e i 30 anni) e operai. Ogni 10 di loro, in 7 hanno disertato le urne.

L’astensionismo in Francia (fonte: Ipsos France)

Per spiegare tanto astensionismo, si è ipotizzata la “stanchezza” di votare per la quarta volta in pochi mesi, dopo una lunga campagna presidenziale, iniziata di fatto nel 2016. Teoria sicuramente verosimile se pensiamo che l’affluenza è scesa intorno al 60% da quando, nel 2002, c’è una coincidenza con le elezioni presidenziali.

Si aggiunge poi la mancanza di spinta “ideologica”. In queste elezioni è mancata una forte contrapposizione tra destra e sinistra, elemento finora peculiare della Quinta Repubblica francese.

Il nuovo volto dell’Assemblea Nazionale: i numeri

La maggioranza assoluta per Macron è fatta di 308 seggi sui 577 dell’intera Assemblea Nazionale. Obiettivo centrato per il suo partito, République En Marche. Il suo alleato, il partito centrista MoDem, ne ottiene 32: insieme sono a quota 350, circa il 60% dei seggi.

Anche qui, nulla di nuovo per la storia politica francese e nessuna sorpresa rispetto al primo turno.

Macron ha nominato primo ministro Edouard Philippe, esponente dei repubblicani. Una mossa tattica: la destra repubblicana è il primo gruppo di opposizione. Con i loro 137 seggi, Les Républicains e i loro alleati dell’UDI possono “pesare” nelle decisioni del governo. Presto dovranno scegliere se essere un’opposizione intransigente o più dialogante e collaborativa nei confronti della maggioranza.

L’opposizione a sinistra si riduce invece sensibilmente. Pesa soprattutto la storica sconfitta del Partito Socialista, che passa dai 331 seggi, ottenuti con gli alleati nel 2012, ai soli 44 delle attuali elezioni. Il segretario socialista Cambadélis si è dimesso appena sono state rese note le primissime proiezioni, alla chiusura delle urne.

Ma c’è anche il risultato “di misura” per la sinistra radicale. La France Insoumise, il movimento di Mélenchon, insieme al PCF, raggiunge quota 27 seggi. Potranno formare un gruppo parlamentare autonomo (il minimo richiesto è di 15 seggi).

Nessun gruppo autonomo per Marine Le Pen, che per la prima volta è stata eletta in Assemblea Nazionale. Il suo Front National ha eletto solo 8 deputati: nel 2012 erano solo 2.

Federica Macchia

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