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I Mammuth e la Tifoseria. Un legame consolidato nel tempo

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Dagli spalti vuoti alla tifoseria organizzata. Negli anni il Palamunicipio si è animato  ed il sabato è diventato un appuntamento fisso.

“Io non ragiono con l’ottica del tifoso. Il tifoso è chi conta i punti. Io mi emoziono. Io cerco l’Emozione nell’Atto.”

In un’intervista datata 1996 il regista drammaturgo Carmelo Bene riassunse in queste poche parole cosa fosse il tifo e che sensazioni suscitasse in lui. Tifare non è una cosa semplice, ci sono vari tipi di tifosi ed ognuno è caratterizzato da qualcosa di particolare. C’è colui a cui piace assistere ad uno spettacolo, quello che è affezionato o simpatizzante della squadra, ed infine quello che ne è legato con un filo conduttore particolare che gli fa provare un attrazione inspiegabile.

Squadra e Tifosi, una cosa sola

Per i Mammuth, in una città grande come Roma, non è stato facile riuscire ad avvicinare un pubblico fisso alle proprie gare, abituarlo ad appuntamenti fissi, muovere le persone convincendole che all’Eur il sabato sera oltre agli aperitivi ed alle cene ci fosse altro da fare. Ma dopo anni di silenzio il Palamunicipio si è pian piano popolato, prima di amici e parenti che venivano ad assistere alle gare, per gentilezza ma anche per piacere, poi con qualche curioso che è divenuto sempre più assiduo. Negli anni i giocatori della prima squadra erano abituati al classico rumore delle ruote che frenano, oppure all’impatto del disco contro le balaustre, ma con il passare delle partite e delle stagioni tutti quei rumori si sono attenuati, soffocati sempre più prima dal vociare e poi dai canti.

I Mammuth ora sono una delle pochissime società che può vantare un seguito di tifosi che aspettano con ansia le gare interne della propria squadra, ormai affezionati a questo sport, a questi colori ed a questa squadra. Gli spalti, come nei migliori stadi, si dividono per accogliere un tifo eterogeneo con frange di tifosi che vivono l’appuntamento in modo diverso, chi più contenuto anche se coinvolto e chi invece si fa trasportare dall’emozione intensa che va al di là del risultato.

CUMR durate una gara al Palamunicipio

I CUMR, la schiera di tifosi più caldi ne sono la prova: non importa quale squadra sia l’avversaria dei Mammuth, loro non tengono in considerazione la posizione in classifica o il tabellone dove è impresso il risultato. Loro vivono quei 50 minuti con passione e trasporto, urlando e tifando con la stessa intensità di un giocatore che scatta in contropiede o lotta per recuperare un disco perso. Cercano di spingere la loro squadra alla vittoria, soffrono e trepidano, ma in caso di sconfitta si vede comunque nei loro occhi sofferenti la soddisfazione se sanno che ogni singolo giocatore ha dato tutto per quella maglia e per loro. Un gruppo che ha preso vita grazie alla passione di due ragazzi (Andrea e Lorenzo), capaci di coinvolgere sempre più tifosi: ora sono un gruppo organizzato che riempie la zona in fondo alla pista colorandola con striscioni e bandiere.

Una delegazione dei CUMR in partenza per la trasferta di Milano

Stessa passione e attaccamento ai Mammuth si vede nella zona centrale della tribuna dove da anni siamo piacevolmente abituati a vedere facce conosciute e rassicuranti di, come detto in precedenza, amici, genitori, parenti, ragazze o mogli. Alcuni di essi continuano a presenziare il Palamunicipio nonostante il figlio o l’amico non giochino più nei Mammuth. Questo è sinonimo di affetto e la squadra lo percepisce già solo dalla presenza anche se silenziosa. I loro volti sanno trasmettere emozioni enormi, sono capaci di farti gioire di quei sorrisi conseguenti una vittoria, ti sanno consolare con uno sguardo o una parola dolce di chi tiene a te.

Dal momento in cui gli spalti non sono più vuoti i giocatori sano che non si allenano e giocano solo per se stessi, entrano in gioco altre “responsabilità” e preoccupazioni. Si scende in pista per se stessi, per la squadra e per i tifosi che hanno messo tutto in secondo piano per essere presenti alla gara. I Mammuth ormai lo sanno, aspettano il sabato anche per questo, e sanno che giocare senza quel tifo è come ballare senza musica, non avrebbe senso, non ci sarebbero emozione e trasporto.

Ad oggi stiamo aspettando che esca il comunicato ufficiale che determini l’avvio dell’attività agonistica ed a chiedercelo con insistenza sono anche coloro che non indosseranno i pattini, ma cercheranno di emozionarsi nell’atto della gara.

E’ quella M con le zanne che portiamo sul petto che fa la differenza sia dentro che fuori la pista.

Le foto inserite nell’articolo sono estratte dalla pagina Facebook dei CUMR

 

 

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