FFP2, FFP3, chirurgiche, con valvola, riutilizzabili, comunitarie e via via dicendo. A un anno dalla diffusione del virus SARS-CoV-2, siamo tutti diventati più o meno esperti sulle mascherine disponibili in commercio.

Tra le tante differenze però ce n’è una forse meno conosciuta e che suddivide questi dispositivi di protezione in egoisti e altruisti. Prima di scoprire di cosa si tratta, andremo a fare una panoramica su ogni mascherina evidenziando caratteristiche tecniche, pregi e difetti.

Ovviamente, le mascherine rappresentano un dispositivo di prevenzione del contagio ma non bisogna dimenticare le regole d’igiene personale indicate anche dal Governo per la lotta alla diffusione del virus come:

  • Detergere in maniera frequente le mani con acqua e sapone
  • Fare attenzione al contatto con occhi, naso e bocca
  • Riparare bocca e naso quando si starnutisce o tossisce
  • Evitare di uscire in caso di sintomi
  • Non frequentare luoghi affollati

Le mascherine chirurgiche

Sono dispositivi medici monouso prodotte dalla sovrapposizione di tre strati che hanno una funzione traspirante, filtrante e ipoallergenica. Dotate di auricolari di cotone bianco per una praticità d’utilizzo, sono disponibili in commercio in più colori (verde mare, azzurro, rosa ecc.) e offrono protezione dalla diffusione di virus e batteri.

A seconda della loro resistenza al filtraggio le mascherine chirurgiche vengono suddivise in:

  • Tipo I: minore o poca capacità di filtraggio
  • Tipo II: maggiore filtrazione ma nessuna resistenza agli spruzzi
  • Tipo IIR: filtraggio massimo e resistenza agli spruzzi

Per essere certificate, questo tipo di mascherine devono rispettare la normativa generale in tema di dispositivi medici (Dir. 93/42/CEE) e le norme tecniche UNI EN 14683:2019 che si basano su requisiti che ne evidenziano alcuni fattori come traspirabilità, efficienza di filtrazione, caratteristiche ecc.

Le mascherine FFP2

Tra le più utilizzate sia in ambito medico che nei luoghi di lavoro ci sono le mascherine di tipo FFP2. Dotate di un alto potere filtrante in uscita e verso chi le indossa (oltre il 90%) offrono una protezione per circa 8-10 ore di uso continuativo e maggiore sicurezza rispetto a un dispositivo medico di tipo chirurgico.

Le FFP2 (così come le FFP3) rientrano tra i dispositivi di protezione individuale e l’unica differenza prevede la presenza o meno della valvola di espirazione. In realtà tra le due mascherine non ci sono differenze sostanziali, l’unico vantaggio è nel maggiore comfort quando la si indossa per molto tempo.

In questo caso, per poter commercializzare questo tipo di mascherina è necessario un certificato di conformità ottenuto da un ente riconosciuto dalla commissione europea. La norma tecnica per la produzione delle FFP2 e FFP3 è la UNI EN 149:2009 che individua requisiti di traspirabilità e stabilità attraverso specifici test tecnici.

Le mascherine FFP3

Anche le mascherine di tipo FFP3 rientrano tra i dispositivi di protezione e si differenziano dalle FFP2 solamente per la capacità filtrante. Il loro uso principale è nei settori minerali, farmaceutici o nel trattamento dei rifiuti ma sono molto utilizzate in ambito medico perché offrono la maggiore protezione possibile sia in entrata che in uscita.

Come le FFP2 possono essere prodotte con o senza valvola di respirazione, hanno una durabilità che va dalle 8 alle 10 ore continuative ma offrono una capacità filtrante che si attesta intorno al 98%.

Mascherine egoiste e altruiste: la spiegazione

Torniamo ora al punto di partenza e alle differenze che esistono tra mascherine egoiste e altruiste. Rientrano nella prima categoria i dispositivi di protezione individuale FFP2 e le FFP3 con valvola perché, se da un lato impediscono a chi le indossa di essere infettato, dall’altro rilasciano germi e microbi che possono venire espulsi dal foro presente su di esse.

Rientrano, invece, tra le mascherine altruiste, i dispositivi medici chirurgici perché in grado di proteggere chi sta intorno ma non chi li indossa. Questo tipo di mascherine impedisce alle goccioline con carica batterica (definite droplets in gergo tecnico) di fuoriuscire e disperdersi nell’ambiente circostante ma hanno una capacità filtrante (per chi le indossa) che si attesta intorno al 20%.

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