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Milano: sequestrati 42 milioni alla “Lattonedil”

A Milano, la “Lattonedil“, dei fratelli Bettio, su decisione del gip, Giusi Barbara è stata sottoposta ad un sequestro preventivo del valore di 42 milioni. Indagati per corruzione internazionale.

Milano, sequestrati 42 milioni alla Lattonedil dei fratelli Bettio

La Procura di Milano ha ottenuto dal Gip, il sequestro preventivo di 42 milioni di euro di profitto a carico della Lattonedil Spa dei fratelli, Giulio e Sergio Bettio.

La Polizia di Stato, al termine delle indagini coordinate dai pm di Milano, Paolo Storari e Francesco Ciardi, ha eseguito il provvedimento firmato dal gip, Giusi Barbara.

La Lattonedil è gruppo brianzolo specializzato nella produzione e commercializzazione di pannelli stratificati in acciaio per l’edilizia. Ha un fatturato annuo pari a 220 milioni, grazie ad una decina di stabilimenti distribuiti tra l’Italia e l’Europa (Germania, Spagna, Francia e Bosnia).

Ecco perché è avvenuto il sequestro

I due fratelli, sono formalmente indagati in concorso con Fabio Merli, di frode fiscale (contestata una presunta evasione di oltre 8 milioni di euro tra il 2014 e il 2015) e di corruzione internazionale.

Tra il 2013 e il 2014 la Lattonedil era riuscita ad ottenere, senza alcun bando di gara, due distinte commesse per la fornitura di oltre 13mila pannelli isolanti per il governo venezuelano, un appalto da 71 milioni di euro.

Stando a quanto ricostruito dai poliziotti della squadra mobile di Milano, quell’appalto sarebbe stato ottenuto dalla società dei fratelli Bettio pagando non meno di una ventina di milioni in tangenti, agli allora presidente e direttore generale di PDVSA-Petroleos de Venezuela Industrial Sa, persone “vicine al governo venezuelano e alle gerarchie militari ” del paese.

Questo sarebbe avvenuto nei mesi a cavallo della morte dell’ex presidente, Hugo Chavez e della successione dell’attuale numero uno del Paese sudamericano, Nicola Maduro.

Nel registro degli indagati della Procura di Milano, compaiono i nomi di altre quattro persone, cittadini spagnoli e messicani, che avrebbero fatto da trait d’union tra la “Lattonedil” ed il governo venezuelano.

Intermediari che avrebbero ideato un complicatissimo sistema di pagamenti internazionali “in grado di veicolare oltre 22 milioni di euro nelle casse di otto società fantasma messicane”, soldi poi trasferiti a soggetti non ancora identificati.

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