Purtroppo il Covid è il grande protagonista di quest’anno, con 20 milioni di persone sicuramente contagiate al mondo e 730mila morti. Ma non è solo questo il suo impatto: ha cambiato profondamente a livello globale il nostro approccio alla vita, alla quotidianità. E’ cambiato il modo di lavorare, di fare la spesa, di uscire e di studiare. Abbiamo modificato il nostro modo di relazionarci agli altri. Cambiamenti profondi che avranno ripercussioni forti nel nostro futuro. Vediamo il punto di vista di Naomi Klein.

Naomi Klein credits: Festival de Marseille
Naomi Klein credits: Festival de Marseille

Giornalista, scrittrice e attivista canadese, Naomi Klein è guru prima del movimento No Global grazie alla pubblicazione del suo No Logo e di tantissimi e articoli e interviste che ne sono seguiti, e adesso il suo pensiero è ascoltato a livello globale. The Guardian l’ha intervistata a proposito dello scenario che immagina dopo l’impatto traumatizzante del Covid sul nostro mondo, ed alcuni passaggi sono particolarmente interessanti per noi Brave Girls.

Gli esseri umani sono rischi biologici, le macchine no

Il focus degli ultimi interventi di Naomi Klein è la critica allo Screen New Deal, il piano di trasformazione della società in modo che la tecnologia diventi parte integrante della vita umana sostituendo troppo della nostra natura, piano secondo la giornalista accelerato per la pandemia:

Silicon Valley had this pre-existing agenda before Covid that imagined replacing so many of our personal bodily experiences by inserting technology in the middle of them.

L’aumento dello smartworking, della teledidattica, delle consulenze mediche a distanza, delle consegne via robot può portare, se non mediato, a uno scenario quasi distopico. Lei propone di scegliere altre vie, per esempio sostituire gli investimenti per la teledidattica con grandi assunzioni di docenti e personale scolastico e incrementare l’edilizia, in modo da aver la possibilità di far scuola in presenza con classi numericamente inferiori.

La dottrina dello Shock Pandemico

Dobbiamo ragionare su cosa sarà il nuovo “normale” dopo il Covid. Fare in modo che non sia una società touchless, di isolamento, perché si è visto come questo crei stress e tensioni all’interno di tutte le famiglie, anche delle migliori, e di come sfoci spesso nella violenza su donne e bambini. Ne abbiamo parlato qualche settimana fa.

There are so many ways we can think about responding to this crisis that do not accept this idea that we have to return to the pre-Covid status quo, only worse, only with more surveillance, more screens and less human contact.

Una delle vie che propone la giornalista è quella del modello neozeolandese, dove la prima ministra Jacinta Ardern sta pensando ad una settimana lavorativa di 4 giorni. Dobbiamo rallentare:

How do we slow down? This is what I am thinking a lot about. It feels like every time we slam our foot on the accelerator marked “business as usual” or “back to normal”, the virus surges back and says: “Slow down.”

Qualunque cosa fosse brutta prima del disastro è diventata insopportabile

Il peggioramento delle dinamiche familiari critiche, l’impatto psicologico su adulti e bambini del Covid e tutte le altre negatività che sono aumentate in questi mesi sono dovute al fatto che un disastro globale intensifica ed ingrandisce situazioni già presenti. Naomi Klein fa l’esempio di un lavoratore che se prima si trovava in un ambiente tossico, dove era considerato usa e getta, adesso questo non gli sembra semplicemente brutto, ma insopportabile. Si sente sacrificabile. Si sente rabbioso.

Ma l’altra faccia della medaglia è che episodi come quelli della morte di George Floyd durante il Covid hanno una presenza social fortissima, proprio perché adesso ci paiono insopportabili. E questo è positivo. La protesta diventa generale, multirazziale.

Naomi Klein. credits: theguardian
Naomi Klein. credits: theguardian

Trovare la giusta misura. Proteggerci a vicenda senza entrare nello scenario negativo previsto dalla giornalista se non vi riflettiamo sopra, quello di un futuro che pretende di essere gestito dall’intelligenza artificiale, ma in realtà è tenuto insieme da decine di milioni di lavoratori anonimi nascosti in magazzini, data center, dietro a schermi per la moderazione dei contenuti, fabbriche di sfruttamento elettronico, miniere di litio, allevamenti industriali, impianti di lavorazione della carne, dove non sono protetti dalle malattie e dall’ipersfruttamento. La tecnologia, dunque, ci fornisce strumenti potenti, ma non tutte le soluzioni sono tecnologiche.

I titoli dei paragrafi sono citazioni alle opere di Naomi Klein: Gli esseri umani sono rischi biologici, le macchine no e La dottrina dello Shock Pandemico da un suo articolo e qualunque cosa fosse brutta prima del disastro è diventata insopportabile da On Fire, il suo ultimo saggio.

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