John Dall, Farley Granger  e James Stewart in una scena di Nodo alla gola - Photo Credits: simbasible.com
John Dall, Farley Granger e James Stewart in una scena di Nodo alla gola – Photo Credits: simbasible.com

Può essere un omicidio talmente perfetto da diventare quasi un’opera d’arte? Quando un gesto così efferato può essere giustificabile? Queste sono le controverse questioni che pervadono il film Nodo alla gola. Uscito nel 1948, è il 18° lavoro del cosiddetto periodo americano del maestro del brivido Alfred Hitchcock (1899-1980). Si tratta della prima pellicola in Technicolor del regista britannico e prende le fila dall’omonima opera teatrale di Patrick Hamilton (1904-1962), che ha debuttato nei teatri nel 1929.

Nodo alla gola: la storia

Due giovani uomini, Brandon Shaw (John Dall) e Phillip Morgan (Farley Granger), decidono di mettere in scena il delitto perfetto. Scelgono come vittima un loro ex copagno di università, David Kentley (Dick Hogan). Il piano è semplice. Lo inviteranno nell’appartamento di Brandon per bere qualcosa. Lì, al riparo da qualunque testimone, lo strangoleranno. I due riescono a portare a termine senza intoppi il crimine. Nascondono, poi, il corpo su una cassapanca nel salotto dell’abitazione. Avendo ucciso l’uomo in pieno giorno, decidono, infatti, di sbarazzarsi del corpo con il buio per non farsi vedere. Per deviare i sospetti, inoltre, danno una festa. Tra gli invitati viene fatto figurare anche lo stesso David.

Soprattutto per Brandon, il party sembra essere un modo per rendere le cose più interessanti. Infatti, le persone vengono invitate proprio in casa sua e rimangono molto tempo nella stanza dove è nascosto il corpo. Per lo stesso motivo, il giovane tra gli invitatati include anche Rupert Cadell (James Stewart), un suo ex professore ai tempi della prep school. Si tratta di un uomo estremamente intelligente e perspicace. E’ l’unico che potrebbe smascherarli. E’ anche, però, la sola persona che potrebbe in qualche modo comprendere il loro gesto, dato le sue particolari posizioni su questioni di etica e moralità. La festa inizialmente sembra andare bene. Tuttavia, mano a mano che la serata prosegue l’assenza di David inizia a destare sospetti. Sospetti, che vengono presi molto seriamente proprio da Rupert

Il delitto perfetto come forma d’arte

Nodo alla gola tratta include tematiche eticamente molto controverse. Brandon e Phillip uccidono una persona. Lo fanno, tuttavia, senza una vera e propria motivazione. Il loro scopo è, infatti, quello di compiere l’omicidio perfetto. Un crimine per cui non potrebbero mai essere scoperti. Un’azione0 talmente impeccabile ed eccezionale da risultare quasi una vera opera d’arte. Ciò, sempre secondo la loro linea di pensiero, servirebbe per provare di essere individui intellettualmente superiori. Sia i due giovani che Rupert, hanno una teoria su quando un atto del genere possa essere giustificato.

l momento dell'omicidio - Photo Credits: youtube.it
l momento dell’omicidio – Photo Credits: youtube.it

Questo viene espresso chiaramente proprio in un discorso pronunciato dall’ex insegnante stesso:

“After all, murder is or should be an art. Not one of the seven Lively, perhaps, but an art nevertheless. And as such, the privilege of committing it should be reserved for those few who are really superior individuals.”

“Dopotutto, l’omicidio è o dovrebbe essere un’arte. Non una delle sette Arti Maggiori, forse, ma un’arte tuttavia. E, in quanto tale, il privilegio di commetterlo dovrebbe essere riservato ai pochi che sono veramente individui superiori.”

Inoltre, Brandon completa il tutto aggiungendo questo all’affermazione dell’amico:

“And the victims, inferiors being whose lives are unimportant anyway.”

“E le vittime, esseri inferiori le cui vite non sono comunque importanti.”

Quando le teorie diventano realtà

Queste loro convinzioni oscillano, però, lungo il corso della pellicola. Il primo a capitolare è Phillip. Molto presto, infatti, inizia a pentirsi delle sue azioni e accorgersi della gravità di quello che ha fatto. Diventa così agitato e ansioso che ha quasi una vera e propria crisi isterica. Anche, Rupert, quando scopre che i due giovani hanno realmente ucciso il loro amico, si trova di fronte a quanto siano abominevoli e terribili le sue teorie. E’ sconvolto da quello che vede e afferma che non avrebbe mai osato mettere in pratica le sue tesi. L’unico che rimane fermo nelle sue idee, è Brandon. Questo personaggio è forse il più inquietante del film. E’ sempre freddo e calcolatore e non sembra avere un minimo di rimorso per l’atto compiuto. Presto, inoltre, si capisce che è lui la vera anima e mente del misfatto.

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Giorgia Silvestri

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