Recensione

Nuove tecnologie per nuove abitudini: dal fumo al vaporizzatore per tutte le erbe

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Alcune abitudini sono ben più di un vezzo individuale: possono essere, infatti, un’utile occasione di scambio e di socialità, perché legate a una moda ben precisa, più o meno passeggera. È questo, ad esempio, il caso della sigaretta, o del consumo di tabacco e di erba.

Si tratta di abitudini che possono essere modificate dall’avvento di nuove tecnologie, che vanno a cambiare non soltanto il tipo di prodotto da utilizzare e consumare, ma che sono in grado di intaccare anche altri aspetti, quali la gestualità cui si era abituati, fino a introdurre dei veri e propri rituali giornalieri, cadenzati e ben definiti, da rispettare da soli o in compagnia.

A tal proposito, ultimamente si è andati incontro al boom di una nuova moda, tra i consumatori di erba: quella della vaporizzazione, ossia dell’atto di scaldare tramite vaporizzatore erba e aspirare i vapori sprigionati. Qui già si colloca la prima differenza tra l’atto di fumare e quello di vaporizzare: poiché il fumo richiede la combustione del tabacco, questo risulta essere probabilmente più dannoso rispetto all’utilizzo del vaporizzatore; il vaporizzatore per erbe non richiede né tabacco né combustione, ma si basa – come si evince – sull’inalazione del vapore liberato dal riscaldamento dell’erba.

Il vaporizzatore: quali modelli esistono?

Se dunque la classica sigaretta si lega al consumo indiretto di sostanze cancerogene e nocive, quali catrame e monossido di carbonio, il vaporizzatore ha, invece, tutto un altro principio di utilizzo. A voler essere precisi, i vaporizzatori per erba – ormai diventati di largo utilizzo – possono contare due metodi di funzionamento: a conduzione (che pone l’elemento riscaldante a diretto contatto con l’erba) e a convezione (in cui il passaggio di calore avviene in maniera indiretta, passando da una camera all’altra dello strumento, dal basso verso l’alto).

Tendenzialmente, si potrebbe dire che i vaporizzatori a conduzione siano più rapidi, nel processo di riscaldamento e dunque di vaporizzazione: di solito, sono anche più economici, ma si avvicinano maggiormente al livello di combustione dell’erba, con il conseguente rischio di perdere parte dei benefici legati alla principale differenza tra fumo e vaporizzazione.

Al contrario, i modelli a convezione hanno un tempo di riscaldamento più lungo: fattore, questo, che rende più gradevole l’esperienza di vaporizzazione, e piacevolmente meno forti il sapore e l’odore dell’erba utilizzata. L’odore, infatti, essendo meno intenso e pregnante, permette al vaporizzatore di essere utilizzato anche in ambienti chiusi (sebbene sia sempre percepibile e distinguibile). Il sapore, d’altro canto, può essere meglio assaporato, proprio perché a stuzzicare il gusto del consumatore sono i terpeni contenuti nell’erba: questi, tuttavia, perdono efficacia una volta avvenuta la combustione, mentre possono essere più facilmente gustati se portati a ebollizione tramite un vaporizzatore.

Un vaporizzatore a convezione, tuttavia, non è di solito presente in modelli portatili (è dunque meno pratico) e non è di facile o immediato utilizzo; inoltre, a compensare i suoi vantaggi, è leggermente più costoso rispetto ai modelli a conduzione.

Il vaporizzatore: come è fatto?

Date le differenze tra vaporizzatori a combustione e a convezione, è bene precisare che entrambi i modelli (così come le varianti ibride, che si muovo a metà strada tra l’una e l’altra) hanno comunque una camera per l’erba e un bocchino. La camera è un contenitore dalle dimensioni variabili, all’interno della quale va posto il prodotto da vaporizzare; il braciere è coperto dal bocchino, la cui funzione è propriamente quella di permettere l’inspirazione dei vapori.

L’elemento principale è, ovviamente, quello che avvia il riscaldamento dell’erba: la batteria, che può essere rimovibile (dunque ricaricabile dopo essere stata rimossa dall’intero apparecchio) o fissa (i vaporizzatori questo modello risultano più comodi e dal design tendenzialmente più vario).

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