Cronaca

Olio di palma: falsi allarmismi sul discusso ingrediente vegetale?

A riaprire il dibattito sulla genuinità o i potenziali danni causati dal consumo di olio di palma è stata la Ferrero con uno spot in cui rivendica orgogliosamente l’utilizzo nei propri prodotti del tanto dibattuto olio vegetale.

La multinazionale di Alba si è opposta al fronte dei “senza olio di palma” costituito da diversi big del comparto alimentare italiano e internazionale. Alla base della disputa c’è uno studio dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) del maggio 2016 in cui viene affermato che a temperature superiori ai 200 °C l’olio di palma, ma anche altri olii vegetali, sviluppa sostanze genotossiche, ovvero capaci di mutare il patrimonio genetico delle cellule. Le conclusioni dell’EFSA, sebbene non direttamente rivolte alla composizione chimica dell’olio di palma, hanno portato ad attribuire al prodotto presunte proprietà cancerogene.

Prodotto di punta di casa Ferrero, la Nutella, è prodotta in 1 milione di vasetti al giorno. La Nutella contiene il 20% di olio di palma che, sostiene la Ferrero, oltre a permettere una maggiore resistenza all’ossidazione rispetto agli altri oli vegetali, è necessario per conferire al prodotto “la sua consistenza cremosa”. Inoltre l’olio di palma esalta il gusto degli altri ingredienti perché frutto di un processo di raffinazione a basse temperature, che costa il 20% in più rispetto a quello eseguito ad alte temperature, in grado di conferire all’ingrediente un odore e una fragranza neutri per permettersi di sposarsi bene con il caratteristico gusto delle nocciole.

Ma che cos’è l’olio di palma? È un estratto vegetale ricavato dal frutto della palma da olio (Elaeis guineensis) ed è un grasso che, a temperatura ambiente, ha una consistenza solida. Nella sua forma grezza è costituito per quasi il 100% da lipidi, soprattutto nella forma di trigliceridi.

La palma da olio, ovvero l’albero da frutto dal quale si ricava, è coltivata esclusivamente nelle zone tropicali umide. I maggiori coltivatori a livello mondiale sono Indonesia e Malesia che da sole totalizzano circa l’87% della produzione. Nel paniere della produzione di oli vegetali l’olio di palma rappresenta il 35% del totale.

L’olio di palma fa male? Nessun avviso di natura medica è stato diramato dalle maggiori autorità sanitarie mondiali circa il consumo di olio di palma nell’alimentazione quotidiana. Né le principali organizzazioni di lotta al cancro, Airc, Lilt e Fondazione Veronesi, hanno mai correlazionato il consumo dell’olio di palma e la possibilità di sviluppare un tumore. Resta valida, per tutti, la raccomandazione di mantenere l’assunzione di grassi saturi al di sotto del 10%. Secondo quanto stabilito nel febbraio 2016 in uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità nel rilevare una particolare prevalenza dei grassi saturi nell’olio di palma rispetto ad altri oli di origine vegetale, ne ha scongiurato i pericoli di natura cancerogena per la salute sostenendo che: “Attualmente non risultano disponibili studi specificamente disegnati a definire la possibile associazione tra consumo di olio di palma e insorgenza di cancro nell’uomo”.

Un approccio opposto alla Ferrero è quello utilizzato da un’altra major dell’alimentare italiano: Barilla. In una recente intervista, un rappresentante del gruppo ha dichiarato che: “l’uso dell’etichetta “senza olio di palma” è conseguenza di un impegno preso dall’azienda per migliorare il profilo nutrizionale dei suoi prodotti”. Ma la loro strategia, come testimoniano i fatti, rappresenta il tentativo di acquisire più visibilità e recuperare terreno sul mercato.

Se è assodato il fatto che Barilla stia portando avanti questa strategia solamente per ragioni di marketing restano alcune considerazioni sui suoi prodotti.

Con quali ingredienti Barilla sta rimpiazzando l’olio di palma? Olio di mais e olio di semi di girasole che non solo costano il doppio, e ne vediamo il riflesso negativo sui prezzi, ma non sembrano neanche essere opzioni più salutari. Questi due oli hanno anche un impatto ambientale peggiore quali resa per ettaro, utilizzo dell’energia e consumo del suolo.

La domanda allora da porre ai consumatori è: meglio preferire chi agisce con coerenza e seguendo appurati criteri scientifici oppure chi cambia opinione continuamente per mere tattiche pubblicitarie?

 

Patrizia Cicconi

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