Cronaca

PD in crisi, sempre più vicina la scissione

Da quando quasi dieci anni fa il Partito Democratico ha visto la luce molta acqua ne è passata e molti problemi sono stati felicemente risolti, ma ora sembra proprio che si sia giunti al punto di non ritorno, con il Segretario Matteo Renzi che non accenna a fare alcun passo indietro e gli “scissionisti” che si trovano in una posizione a dir poco indefinita, chi già è pronto a fondare un nuovo partito e chi sembra che sia cercando di fare di tutto pur di tenere unito l’asse democratico della Sinistra italiana.

È stato un weekend di fuoco, infatti, quello appena passato e che ha visto svolgersi all’Hotel Parco dei Principi, a Roma, l’Assemblea del Partito, convocata proprio per cercare di discutere insieme del terremoto che sta tenendo col fiato sospeso non solo l’Italia geofisica ma anche quella degli elettori del PD, sempre più spiazzati dagli indecifrabili giochi di potere intestini.

Probabilmente si sperava in una riappacificazione tra i vertici di questa battaglia, Renzi da una parte, Bersani, Emiliano, Rossi, Speranza (ed altri) dall’altra, ma ciò non è avvenuto, infatti il Segretario Generale del partito tira diritto per la sua strada rendendo inevitabile la scissione, rimanendo immobile sulla sua posizione: “Mettetevi in gioco – dice – non potete chiedere a chi si dimette di non candidarsi perché così si evita la scissione. Perchè questa non è una regola del gioco democratico”, comunicando successivamente le sue dimissioni e aprendo la strada al futuro Congresso per il quale correrà democraticamente.

Da parte degli scissionisti le posizioni sono diverse: la più decisa è sicuramente quella di Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana, il quale è ormai deciso a formare un nuovo partito (del quale girano già alcuni volantini con il nome di “Centro Sinistra-Diritti e Lavoro”) e che commenta la posizione del leader piddino con forti parole di critica: “È stato alzato un muro sia nel metodo che nella forma. Per noi la strada è un’altra. Sono maturi i tempi per formare una nuova area”.

 

PierLuigi Bersani, figura centrale in questa fase di crisi del Partito Democratico

Non così estrema è invece la linea dei bersaniani che ancora non hanno deciso per la scissione o meno ma che avrebbero voluto delle risposte concrete, anche sul piano politico, proprio dall’Assemblea e che invece non hanno ricevuto altro che affermazioni piene di sé da parte dell’ex premier quali: “Se siete capaci, sconfiggetemi al congresso”, pur confermando che l’eventuale scissione non è voluta da lui ma da una piccola minoranza del partito che però è inaccettabile che blocchi il lavoro di tutti. Afferma infatti Renzi in apertura del suo intervento: “Cominciamo la riunione di oggi proponendo la parola chiave. Io propongo la parola rispetto, una delle parole più belle, che attiene al guardarsi dentro, intorno e negli occhi. Avere rispetto è una delle prime cose che i nostri genitori ci insegnano e un partito deve scegliere di rispettarsi sempre. Fuori di qui ci stanno prendendo per matti. La scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosce – ha spiegato – adesso basta, si discuta oggi ma poi ci si rimetta in cammino. Io spero che si possa camminare insieme, ma non possiamo continuare come in questi due mesi a stare fermi e a discutere al nostro interno”.

Matteo Renzi, Segretario Nazionale del PD, ex Presidente del Consiglio: dipendono da lui le prossime ore del partito

Figura centrale durante l’Assemblea è stata quella di Emiliano, Governatore della Regione Puglia, che si troverebbe costretto ad aderire alla corrente scissionista se non si addivenisse ad una riappacificazione, per la quale tutti sono chiamati a fare un passo indietro, cercando per una buona mezz’ora del suo discorso di mediare tra Matteo Renzi e gli scissionisti più accaniti: “Siamo a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l’orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno. Stasera non posso che dire al segretario che ho fiducia in lui”, il quale poi si dice aperto a soluzioni di intesa fino a martedì.

Al termine dell’Assemblea nessuna intesa sembra essersi delineata, con Renzi fermo sulla sua posizione e gli scissionisti pronti a dar battaglia fondando una nuova realtà politica; proprio Emiliano, Rossi e Speranza commentano con rammarico l’esito della giornata, affermando che: “Anche oggi nei nostri interventi in assemblea c’è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un’assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da
noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima
”.

Molto probabilmente si andrà quindi al Congresso, al più presto, per delineare i nuovi assetti del Partito Democratico e dove Matteo Renzi si candiderà nuovamente, probabilmente con un seguito decimato, ma la convocazione dell’organo è essenziale, perché come lui stesso afferma: “Se non si fa il congresso diventiamo come gli altri. Il Pd si basa sui voti e non sui veti, il congresso è l’alternativa al modello Casaleggio o al modello Arcore”.

Intanto Walter Veltroni, uno che di problemi nei partiti di cui ha fatto parte ne ha visti e risolti veramente molti, lancia un monito ai responsabili di questa situazione, chiamati ad evitare in tutti i modi una scissione, non solo per l’unità del partito ma per l’unità del Paese.

Insomma, per ora non si è arrivati a nessuna intesa, né sui temi politici, ne sui tesi rapporti interni al partito (anche a causa delle contese tra Renzi, D’Alema e altri, riguardo al patrimonio lasciato dal Pci, che si aggira attorno a circa 1 miliardo di Euro, diviso tra immobili ed opere d’arte, sul quale ognuno ha cominciato ad avanzare pretese), ma probabilmente non si può parlare di scissione già avvenuta come molti sostengono, come afferma Bersani: “A me non convince. Siamo a un punto certamente delicato, non è vero che abbiamo già scelto. Una parte pensa che si va a sbattere, e con il Pd anche l’Italia. Non diciamo abbiamo ragione per forza, vogliamo mandare a casa Renzi per forza, diciamo che vogliamo poter discutere di una urgente correzione di rotta. Il segretario ha alzato un muro, ha detto si va avanti cosi, vuol dire fare un congresso cotto e mangiato in tre mesi dove non sarà possibile aprire discussione. Ma c’è ancora la replica da sentire e poi si prenderà una decisione”.

 

Lorenzo Maria Lucarelli

https://wordpress.com/post/metropolitandotblog.wordpress.com/12116

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